

Sicurezza dei prodotti nel commercio online: rafforzare l’applicazione della legge, senza introdurre un Swiss Finish
28.09.2026
A colpo d'occhio
- economiesuisse sostiene l’obiettivo di migliorare l’applicazione delle norme sulla sicurezza dei prodotti nel commercio online transfrontaliero.
- Ma il progetto, in parte, si spinge oltre il diritto europeo e, per quanto riguarda le nuove sanzioni previste, non soddisfa i requisiti dello Stato di diritto.
- economiesuisse può sostenere il contributo di vigilanza proposto, a condizione che sia semplice, limitato alla copertura dei costi e rigorosamente vincolato alla propria finalità.
Il 28 settembre si conclude la procedura di consultazione relativa alla revisione parziale della Legge sulla sicurezza dei prodotti (LSPro). All’origine della revisione vi sono le nuove norme dell’UE, ma soprattutto una trasformazione strutturale dei modelli di distribuzione. Sempre più prodotti raggiungono direttamente i consumatori svizzeri attraverso marketplace online e ordinazioni dirette dall’estero. Si pone quindi con crescente urgenza la questione di come garantire che gli standard di sicurezza vigenti in Svizzera possano essere effettivamente applicati anche a tali prodotti. Si tratta di trovare un equilibrio delicato. La Svizzera dipende da mercati aperti e dal commercio transfrontaliero e non dovrebbe proteggere i consumatori da offerte estere attraverso inutili misure di chiusura del mercato. Al tempo stesso, un mercato funzionante presuppone responsabilità individuale, sia da parte dei fornitori che degli acquirenti. Ma quando i prodotti vengono sistematicamente introdotti in Svizzera tramite nuovi canali di distribuzione senza che gli operatori responsabili siano soggetti agli obblighi di sicurezza svizzeri o possano essere perseguiti efficacemente, si crea uno squilibrio normativo. Le imprese che rispettano la normativa svizzera non devono essere penalizzate rispetto agli operatori che la aggirano attraverso la vendita diretta dall’estero. Il progetto di revisione mira a colmare questa lacuna. L’obiettivo è corretto. È però fondamentale evitare sia la creazione di nuovi ostacoli al commercio sia l’introduzione di regole speciali che vadano oltre quanto effettivamente necessario per far rispettare gli standard di sicurezza esistenti.
No a un Swiss Finish
La revisione intende allineare il diritto svizzero a quello dell’Unione europea. Per quanto riguarda i marketplace online, tuttavia, il progetto si spinge oltre: i gestori delle piattaforme dovrebbero essere qualificati in modo generalizzato come operatori economici, mentre l’UE attribuisce loro obblighi specificamente adattati al loro ruolo. Questa “soluzione speciale svizzera” non è giustificata. È inoltre problematico che in futuro possano essere inclusi anche prodotti digitali come i software, senza che ciò sia disciplinato chiaramente nella legge. In questo modo, persino un software aziendale potrebbe rientrare nel campo di applicazione della LSPro, con conseguenti interrogativi in materia di obblighi del produttore, conformità, richiami di prodotto e sorveglianza del mercato in caso di errori software o aggiornamenti. Un’estensione della LSPro di tale portata deve essere chiaramente respinta.
Garanzia dello Stato di diritto
Le violazioni dovrebbero poter essere sanzionate con multe fino al 10% del fatturato realizzato in Svizzera, anche in assenza di colpevolezza. Il fatto che non siano previste chiare garanzie procedurali per sanzioni di tale entità solleva problemi sotto il profilo dello Stato di diritto. Inoltre, rimane indefinito chi debba essere considerato un operatore economico, poiché il Consiglio federale potrebbe ampliare tale categoria mediante ordinanza. Chi è esposto a un rischio sanzionatorio così elevato deve essere identificato chiaramente già nella legge stessa. Inoltre, la sanzione dovrebbe essere subordinata all’esistenza di una colpa.
Contributo di vigilanza: semplice e vincolato allo scopo
Per finanziare i controlli supplementari, il Consiglio federale dovrebbe poter riscuotere un contributo fino a cinque franchi per ogni prodotto consegnato direttamente dall’estero ai consumatori finali in Svizzera tramite il commercio online. In linea di principio, questo approccio è corretto: chi genera costi aggiuntivi dovrebbe sostenerli. Ma il progetto prevede di classificare i prodotti in diverse categorie, ciascuna con una tariffa distinta. Si tratta di una soluzione inutilmente complessa che genera oneri per tutte le parti coinvolte: le imprese dovrebbero effettuare dichiarazioni, le autorità dovrebbero eseguire controlli e vi sarebbe il rischio di difficili questioni di delimitazione. L’economia chiede pertanto un contributo unico per spedizione, quale strumento semplice ed efficiente. Inoltre, il contributo non deve superare i costi effettivi dei controlli e il relativo gettito deve essere destinato integralmente alla sorveglianza del mercato, senza sostituire i mezzi finanziari già stanziati dalla Confederazione. Nel complesso, economiesuisse sostiene l’obiettivo della revisione. Gli standard di sicurezza svizzeri devono poter essere applicati efficacemente anche nell’ambito dei nuovi modelli di distribuzione digitali. La risposta a questa sfida non può però consistere né in una chiusura del mercato svizzero né in uno Swiss Finish normativo. Sono invece necessarie regole che si applichino in modo uniforme a prodotti comparabili, indipendentemente dal canale di distribuzione, che rispettino i principi dello Stato di diritto e possano essere attuate con il minor onere amministrativo possibile.
Le richieste complete e le relative motivazioni sono contenute nella presa di posizione di economiesuisse.
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