

La competitività richiede entrambe le cose: Bilaterali III e riforme interne
13.03.2026
A colpo d'occhio
- Recenti studi condotti da Ecoplan e BAK dimostrano l’effetto positivo degli Accordi bilaterali I sulla performance economica e sul benessere.
- L’immigrazione non va solo a vantaggio degli immigrati, ma anche della popolazione residente.
- Le riforme interne sono importanti e devono essere affrontate. Ma non rappresentano un’alternativa ai Bilaterali.
I benefici economici degli Accordi bilaterali sono stati ripetutamente confermati da diversi studi. Anche i risultati più recenti di Ecoplan e BAK sottolineano l’impatto positivo dei Bilaterali I. Grazie a questo fondamento, la performance economica della Svizzera registrerà nei prossimi anni una crescita nettamente superiore rispetto a quella che si avrebbe senza tali accordi. Anche in termini pro capite l’effetto è positivo. Gli Accordi bilaterali favoriscono la creazione di benessere a lungo termine. Ma non tutti vogliono ancora ammetterlo. Una nuova analisi descrive le conseguenze di un'eventuale abolizione dei Bilaterali I per la popolazione residente in Svizzera come «praticamente trascurabili». I modelli di calcolo sopravvaluterebbero nettamente l'effetto positivo dei Bilaterali I per la popolazione locale. Questa critica non tiene conto di tutti gli aspetti.
Anche la popolazione locale trae vantaggio dall‘immigrazione
I benefici degli Accordi bilaterali sono evidenti. È chiaro che l’immigrazione di manodopera qualificata nell’ambito della libera circolazione delle persone (ALC) contribuisce in modo significativo a questo risultato. Chi però sostiene che solo gli immigrati ne traggono vantaggio, mentre la popolazione residente ne esce svantaggiata, trascura alcuni punti fondamentali:
- I modelli di calcolo mostrano un effetto positivo sul prodotto interno lordo pro capite. Si tiene già conto del fatto che la popolazione cresce, tra l’altro a causa dell’immigrazione.
- L’immigrazione nell’ambito della ALC è soprattutto complementare. La manodopera straniera non sostituisce i lavoratori svizzeri, ma li integra. Questo è confermato da diversi rapporti dell’Osservatorio sull’accordo di libera circolazione tra la Svizzera e l’UE.
- La popolazione attiva locale sta diminuendo. Allo stesso tempo, il numero dei pensionati aumenta in modo significativo. Gli immigrati finanziano una parte delle spese aggiuntive che ne derivano. In un'analisi accurata degli effetti di distribuzione, occorre tenere conto del fatto che, in caso di minore immigrazione, gli indigeni sarebbero sottoposti a un carico maggiore.
Indipendentemente da questi punti, è comunque insufficiente valutare il beneficio di un lavoratore solo in base al suo reddito. Quando un panettiere vende un pane, genera reddito. Allo stesso tempo, l'acquirente trae un beneficio dal pane, perché altrimenti non lo avrebbe comprato. Gli immigrati che lavorano in un ospedale generano reddito. Il paziente beneficia del servizio medico che altrimenti forse non riceverebbe. Il beneficio ricade quindi anche sulla popolazione locale.
Le riforme interne non sostituiscono gli Accordi bilaterali
Verso la fine dell’analisi, gli autori elencano misure alternative per «rafforzare la competitività in modo autonomo». L'effetto economico degli Accordi bilaterali potrebbe essere compensato o addirittura superato da riforme interne orientate alla crescita. In effetti, ci sarebbero molte buone proposte di riforma a livello nazionale che potrebbero aumentare il PIL pro capite. economiesuisse sostiene da anni tali richieste. Per rafforzare la nostra competitività sono necessari alleggerimenti normativi e una riduzione della burocrazia, adeguamenti strutturali nei sistemi previdenziali come l’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS) e un limite alla crescita della spesa pubblica. Purtroppo finora è mancata la volontà politica di affrontare queste riforme urgenti. La politica crea continuamente nuove regolamentazioni, decide nuove spese e, come si è visto di recente, snellisce un pacchetto contro la crescita della spesa fino a ridurlo all’osso. Anche per quanto riguarda l’AVS, la disponibilità politica a adeguamenti strutturali è attualmente, a dir poco, limitata.
Tutte queste riforme necessarie non sono però alternative agli Accordi bilaterali. Le riforme di politica interna non possono sostituire gli Accordi bilaterali. La Svizzera ha bisogno di entrambe le cose: dobbiamo garantire la via bilaterale e allo stesso tempo affrontare i compiti interni. Le due opzioni non sono quindi un «o l’una o l’altra», ma un «sia l’una che l’altra». Solo così rafforzeremo la competitività della nostra piazza economica.
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