

Legge sui cartelli: il Consiglio federale si limita a modifiche di facciata
21.05.2026
A colpo d'occhio
- Il Consiglio federale ha approvato ieri il messaggio sulla riforma delle autorità garanti della concorrenza, ignorando le numerose critiche emerse durante la consultazione e lasciando in gran parte irrisolte le principali carenze strutturali della procedura in materia di cartelli.
- Spetta ora al Parlamento rinviare il progetto al Consiglio federale affinché venga rielaborato.
Il Consiglio federale ha approvato il messaggio sulla riforma delle autorità garanti della concorrenza. In questo ignora le numerose prese di posizione critiche emerse dalla consultazione e parla piuttosto di un «ampio consenso». Uno sguardo alle prese di posizione disegna però un quadro nettamente più sfumato: proprio i punti critici centrali sollevati dall’economia rimangono in gran parte ignorati.
Le ampie critiche emerse nell’ambito della consultazione vengono ignorate
Delle 58 prese di posizione pervenute, 16 partecipanti hanno espressamente respinto il progetto, tra cui economiesuisse, SwissHoldings, l’Unione svizzera delle arti e mestieri, Swissmem, Bauenschweiz, Società Svizzera degli Impresari-Costruttori, Centre Patronal, FER, Promarca e Swico. Anche la Commissione federale del consumo ha espresso un parere critico. In questo contesto, sembra quantomeno riduttivo parlare di un «ampio consenso».
Accelerazione dei procedimenti nel posto sbagliato
Particolarmente sconcertante è il fatto che il Consiglio federale respinge le principali richieste di riforma relative allo Stato di diritto con il pretesto di una presunta accelerazione dei procedimenti. In questo modo, continua a rinunciare a una separazione istituzionale tra indagine e decisione, nonché all’introduzione di un Hearing Officer indipendente. Proprio queste proposte miravano a rafforzare l’equità procedurale e l’indipendenza istituzionale.
Eppure, il vero collo di bottiglia dei procedimenti in materia di cartelli non risiede presso la COMCO, bensì a livello di istanza di ricorso: i procedimenti dinanzi al Tribunale amministrativo federale durano in media poco meno di cinque anni – e quindi, in molti casi, più a lungo dell’indagine stessa. Una parte considerevole della durata complessiva del procedimento è rappresentata dal periodo che intercorre tra la conclusione dello scambio di scritti e la pronuncia della sentenza. Ciononostante, il Consiglio federale rinuncia a un tribunale specializzato in materia di concorrenza o almeno a una propria camera di concorrenza presso il Tribunale amministrativo federale. Il vero potenziale di accelerazione rimane così inutilizzato.
I problemi istituzionali restano
Non vengono inoltre prese in considerazione altre questioni centrali della riforma: alla COMCO non vengono messi a disposizione segretari personali, né viene attuata una separazione coerente tra segreteria e organo decisionale. A ciò si aggiunge il fatto che il Consiglio federale mantiene la riduzione delle dimensioni della COMCO, sebbene proprio questo rischi di accentuare ulteriormente la dipendenza della Commissione dalla segreteria.
Il Parlamento deve spingere il Consiglio federale a correggere il progetto
Nella sua forma attuale, il progetto non sarà in grado di risolvere i problemi strutturali dei procedimenti in materia di cartelli. È indispensabile migliorare lo Stato di diritto in questi procedimenti. Il Parlamento dovrebbe esigere dal Consiglio federale che affronti in modo sostanziale le questioni istituzionali e di Stato di diritto ancora aperte, invece di accontentarsi di adeguamenti puntuali o puramente di facciata.
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