# 9 / 2016
30.09.2016

Riforma III dell’imposizione delle imprese – Gli strumenti per i Cantoni

Quanto costa la riforma?

Costo della riforma per la Confederazione

La RI Imprese III dovrebbe comportare delle perdite di entrate fiscali dirette dell’ordine di 1,3 miliardi di franchi per la Confederazione, di cui la maggior parte (1,1 miliardi) sotto forma di un sostegno finanziario ai cantoni. Considerato come la Confederazione benefici ampiamente dell’attrattività fiscale svizzera (cf. grafico 3), è normale che essa fornisca un contributo alla riforma e partecipi al suo finanziamento. La RI imprese III è già stata integrata nel piano finanziario 2018-2020.

L’unica misura di politica fiscale che viene introdotta a livello federale è l’imposta sull’utile con deduzione degli interessi. In una visione statica, le misure dovrebbero comportare entrate minori di 220 milioni di franchi per la Confederazione. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che senza questa disposizione, la perdita derivante dalla fuga di attività di finanziamento all’estero potrebbe essere pari a 236 milioni di franchi. Considerando gli effetti dinamici positivi indotti da questa misura (l’insediamento di nuove attività e un maggiore stimolo agli investimenti) il Consiglio federale è dunque convinto che essa avrà un’incidenza favorevole sul piano finanziario. (Analisi di impatto della regolamentazione, in tedesco: Regulierungsfolgenabschätzung der Unternehmenssteuerreform III, capoverso 6.3.3)

Costo della riforma per i cantoni e i comuni

Visto che le attuali regole speciali saranno sostituite da nuove, la riforma non dovrebbe comportare entrate minori per i cantoni e i comuni. Si verificheranno delle perdite in termini di gettito fiscale laddove le PMI che finora hanno avuto un regime fiscale ordinario inizieranno a beneficiare di regole speciali e della riduzione dell’imposta sull’utile. Tale effetto è tuttavia voluto. Le imprese straniere e svizzere, i grandi gruppi industriali e le PMI devono beneficiare di un sistema fiscale identico. In futuro non dovranno più esserci privilegi per gli uni o per gli altri.

In base alla propria situazione di partenza, ogni cantone elaborerà strategie fiscali individuali. Ad esempio, cantoni come il canton Lucerna (grafico 2 in basso a sinistra) esercitano già una forte attrattiva grazie ad un’aliquota dell’imposta sull’utile bassa, pertanto non dovranno adottare ulteriori misure. Il canton Vaud (grafico 2 in basso a destra) ha già deciso di ridurre l’imposta sull’utile, il che ha provocato momentaneamente entrate minori per 392 milioni di franchi (le PMI ottengono uno sgravio di 442 milioni, e le società straniere pagano 50 milioni in più di imposte).

Stando alle stime del Consiglio federale, le perdite per i cantoni e i comuni dovrebbero ammontare complessivamente a circa 2 miliardi di franchi. Grazie al contributo della Confederazione, pari a circa 1 miliardo, tale onere sarà distribuito in modo equilibrato tra Confederazione, cantoni e comuni.

Quali modifiche ha apportato il Parlamento?

Il Parlamento ha aggiunto alla RI imprese III solo l’imposta sull’utile con deduzione degli interessi. La misura sarà introdotta dalla Confederazione e – su una base volontaria – dai cantoni. Il Consiglio federale aveva già proposto questa misura nell’ambito della consultazione, suggerendo che era «parte integrante di un concetto globale e coerente, per rafforzare l’attrattività della piazza economica svizzera». Per determinati cantoni tale misura è fondamentale (vedi sopra). Qualora un cantone voglia introdurre l’imposta sull’utile con deduzione degli interessi, deve garantire che i dividendi siano assoggettati in misura non inferiore al 60%. Si tratta di una forma di integrazione e controfinanziamento inserita dal Parlamento. Inoltre, il contributo della Confederazione ai cantoni è aumentato di circa 150 milioni.

Le Camere hanno inoltre rimosso dal progetto di legge l’abolizione della tassa di emissione sul capitale proprio. Tale modifica comporta in ultima analisi che i costi per la Confederazione rimangano invariati a 1,3 miliardi di franchi. I cantoni hanno la facoltà (ma non l’obbligo) di introdurre l’imposta sull’utile con deduzione degli interessi se ritengono questa misura adatta alla loro situazione.

Quale sarebbe l’alternativa?

Il DFF ha realizzato un’analisi dettagliata delle conseguenze finanziarie della RI Imprese III, e sottolinea che un fallimento della riforma provocherebbe importanti perdite fiscali. (Tabella sinottica delle ripercussioni finanziarie della Riforma III dell’imposizione delle imprese Ripercussioni statiche e dinamiche)

Un rifiuto della riforma diminuirebbe fortemente l’attrattività della piazza economica svizzera e genererebbe notevoli danni economici e finanziari. Quasi 5,3 miliardi di franchi di entrate provenienti dall’imposta sull’utile sarebbero così in pericolo. Come mostra uno studio recente, si prevedono ulteriori perdite miliardarie legate alle imposte sul reddito e ad altre imposte come l’IVA (KPMG Swiss tax Report 2016).

In caso di fallimento della riforma i cantoni sarebbero costretti ad intervenire, poiché le pratiche fiscali che non sono più accettate a livello internazionale dovrebbero comunque essere abolite. Se del caso, i cantoni non disporrebbero più degli strumenti di politica fiscale adeguati né dei mezzi finanziari necessari per farlo.

In mancanza di alternative, i cantoni sarebbero costretti a giocarsi tutto sulla carta della riduzione dell’imposta sull’utile, e la competizione tra loro sul piano fiscale diventerebbe fortissima. Alcuni di essi sarebbero tentati di aggirare la legge sull’armonizzazione fiscale e introdurre in modo autonomo delle regole speciali. La perequazione finanziaria minaccerebbe fortemente la coesione nazionale, suscitando immancabilmente numerose tensioni e querele.

In caso di fallimento della RI Imprese III, sarebbe necessario lavorare rapidamente a una nuova riforma. Gli elementi fondamentali di una nuova riforma sarebbero identici a quelli della RI imprese III.

  • La soppressione del regime d’imposizione speciale dovrebbe essere accompagnata da un adattamento urgente della NPC alfine di evitare gravi squilibri.
  • Per trattenere sul loro territorio contribuenti e imprenditori di grande rilevanza, i cantoni dovrebbero ricorrere a misure fiscali, e per ottenere il consenso internazionale si potrebbero prendere in considerazione solo le misure straordinarie o la riduzione dell’imposta sull’utile previste dalla RI imprese III.
  • I cantoni dovrebbero richiedere nuovamente un contributo finanziario alla Confederazione.

In ultima analisi un’eventuale nuova riforma non sarebbe sostanzialmente diversa dal progetto di legge attuale, ma fino alla sua accettazione creerebbe un fortissimo clima di incertezza. Per diversi anni verrebbero a mancare la certezza giuridica e la prevedibilità economica, a scapito dell’attrattività della piazza economica svizzera. Gli unici a beneficiare di una situazione di questo genere sarebbero i paesi concorrenti della Svizzera, mentre le casse della Confederazione, dei cantoni e dei comuni, come pure i lavoratori di questo paese, sarebbero perdenti.