

Riforma AVS 2030: risolvere il problema invece di procrastrinarlo
15.09.2026
A colpo d'occhio
- Aumenti delle imposte e dei contributi per colmare i deficit strutturali dell’AVS non sono accettabili né per le imprese né per la popolazione.
- È necessaria una soluzione sostenibile al problema: alla luce della situazione demografica, è indispensabile discutere dell’età pensionabile.
- Le misure strutturali devono far parte di un meccanismo di intervento volto a garantire la stabilità finanziaria dell’AVS.
L’aumento dell’aspettativa di vita e l’imminente passaggio alla pensione delle generazioni del baby boom pongono l’AVS di fronte a sfide finanziarie. Queste difficoltà saranno aggravate dall’erogazione della 13esima rendita AVS a partire dal 2026. Tale rendita sarà finanziata solo in parte grazie al finanziamento supplementare tramite l’imposta sul valore aggiunto, che sarà sottoposto a votazione popolare a novembre. Di conseguenza, le aspettative nei confronti della riforma AVS 2030, sottoposta a consultazione dal Consiglio federale nel maggio 2026, sono ancora più grandi.
Misure strutturali anziché maggiori oneri per le imprese e la popolazione
La stabilizzazione finanziaria dell’AVS per le generazioni attuali e future deve essere al centro della riforma 2030. economiesuisse respinge fermamente gli aumenti dell’IVA o dei contributi salariali proposti dal Consiglio federale. Non è accettabile gravare sempre più sulla popolazione e sull’economia. Sono invece necessari adeguamenti strutturali. Il Consiglio federale dovrebbe quindi inserire nel progetto misure per l’innalzamento graduale dell’età pensionabile (età di riferimento).
Meccanismo di intervento con innalzamento dell’età pensionabile
Il Consiglio federale propone inoltre un meccanismo di intervento «finanziario» (“freno al debito AVS”), nel caso in cui il fondo AVS scendesse al di sotto del 90% della spesa annuale entro tre anni. Il Consiglio federale dovrebbe allora presentare al Parlamento misure di risanamento entro un anno. Tuttavia, poiché si parla di un meccanismo di intervento «finanziario», secondo le intenzioni del Consiglio federale si tratterebbe probabilmente, ancora una volta, di entrate supplementari.
economiesuisse ritiene che un meccanismo di intervento, a integrazione delle misure strutturali, sia in linea di principio opportuno. Il meccanismo non deve però concentrarsi unilateralmente su entrate supplementari, ma deve contenere in misura significativa un elemento di compensazione strutturale; concretamente, un aumento graduale dell’età di riferimento. Una combinazione con contributi salariali più elevati viene respinta.
Si respinge anche l’obbligo di contribuzione parziale sui dividendi: nessuna imposta nascosta per le PMI
Nel documento di consultazione, il Consiglio federale propone inoltre di assoggettare parzialmente i dividendi all’obbligo contributivo AVS a determinate condizioni. Sarebbero interessati i dividendi di persone che sono dipendenti di una società di capitali e che, al contempo, detengono una partecipazione di almeno il 10% in tale società. La misura è motivata dall’affermazione secondo cui le imprese versano dividendi anziché salari per eludere l’obbligo contributivo. Secondo un recente rapporto del Consiglio federale, però, non è possibile constatare una diffusa conversione dei salari in dividendi. Inoltre, esistono già strumenti correttivi efficaci per i singoli casi di evidenti sproporzioni tra salario e dividendo. economiesuisse respinge quindi chiaramente tale obbligo contributivo parziale. La base giuridica è chiara: il reddito da lavoro è soggetto ai contributi sociali, mentre il reddito da capitale non lo è. Un dividendo rappresenta chiaramente un reddito da capitale. In definitiva, la misura proposta costituirebbe una nuova tassa per le PMI. L’assoggettamento all’obbligo AVS deve quindi essere escluso.
La risposta alla consultazione è disponibile qui. A integrazione di quanto sopra, per quanto riguarda le questioni di politica sociale, rimandiamo alla presa di posizione dell’Unione svizzera degli imprenditori.
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