Drapeau américain et paire de gants de boxe suspendus devant

News-Ticker: dazi americani su acciaio e alluminio

Dal 23 marzo 2018, i dazi statunitensi sull'acciaio e sull'alluminio sono divenuti realtà. Ciò potrebbe avere conseguenze anche per le esportazioni, le imprese e gli investimenti diretti della Svizzera. In che modo? Ve lo mostriamo qui. Informiamo regolarmente sugli sviluppi in corso e sulle loro conseguenze economiche per la Svizzera.

Aggiornamento 14 agosto: gli Stati Uniti raddoppiano i dazi applicati alla Turchia

Mentre crescono le tensioni politiche tra gli Stati Uniti e la Turchia, il presidente americano Donald Trump ha annunciato, venerdì 10 agosto, che i dazi sui prodotti in acciaio e alluminio turchi sarebbero stati raddoppiati e che sarebbero passati rispettivamente al 20% e al 50%. La Turchia è attualmente l’ottavo produttore mondiale di acciaio. La decisione è giunta poco tempo dopo un comunicato del ministero americano del Commercio in merito all’esame dello statuto della Turchia quale paese in via di sviluppo – associato a dazi doganali inferiori per il commercio internazionale (Generalized system of preferences). Questa decisione va vista anche alla luce della detenzione da parte della Turchia di un pastore americano con l'accusa di spionaggio.
 In reazione ai recenti sviluppi, la lira turca ha continuato a perdere valore nei confronti del dollaro USA (-40% dall’inizio dell’anno). Durante questo lasso di tempo, il franco svizzero è nuovamente molto ricercato quale valore rifugio ed è apprezzato rispetto all’euro (+1,7% dopo il 7 agosto). Resta da vedere quanto siano sostenibili gli ultimi sviluppi in materia di prezzi. Essi chiariscono tuttavia che le controversie commerciali internazionali rappresentano un onere diretto e indiretto per la Svizzera. 

 

Comunicato United States Trade Representative (USTR)

 

Aggiornamento 8 agosto: nuovi dazi americani nei confronti della Cina

Il Ministero americano del commercio ha annunciato per il 23 agosto nuovi dazi doganali del 25% sulle esportazioni cinesi. Tra i 279 prodotti in questione figurano dei semi-conduttori, dei prodotti chimici, elettronici e materiali plastici, nonché dei beni per le ferrovie e l’aeronautica. La lista era già stata comunicata il 15 giugno. Con i dazi doganali introdotti il 6 luglio, il volume commerciale annuale in oggetto si avvicina ai 50 miliardi di dollari. La Cina non tarderà a realizzare la sua minaccia introducendo i dazi annunciati sui prodotti americani. Il conflitto commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti non sembra dunque attenuarsi. Nel contempo, ogni nuova misura adottata aumenta i rischi per l’industria d’esportazione del nostro paese, poiché le imprese svizzere che forniscono alle compagnie americane e cinesi sono fortemente legate alle catene di valore internazionali. 

Comunicato del Ministero americano del commercio

Aggiornamento 6 agosto: la Cina torna alla carica e prevede nuovi dazi

La Cina minaccia di allungare considerevolmente la lista dei prodotti americani sottoposti a dazi. Quasi il 40% degli acquisti provenienti dagli Stati Uniti sarebbero sottoposti a dazi che possono raggiungere il 25%. Le relative importazioni rappresentano un valore di 60 miliardi di dollari americani. Esse ricoprono una vasta gamma di prodotti agricoli ed energetici, ma anche altri beni quali elicotteri, caffè torrefatto o preservativi. Il paese reagisce così alle recenti dichiarazioni degli Stati Uniti (cf. aggiornamento 2 agosto), secondo le quali i dazi già previsti sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari passerebbero dal 10 al 25%. In totale, la Cina ha così introdotto o minacciato di introdurre dei dazi sui prodotti importati per un valore di 110 miliardi di dollari. Per le imprese svizzere che producono negli Stati Uniti o in Cina, ciò aumenta il rischio di un aumento dei costi nel commercio transfrontaliero.

Aggiornamento 2 agosto: segnali contraddittori degli Stati Uniti

Dopo alcuni segnali di allentamento della tensione nella disputa commerciale tra UE e USA, il presidente americano Donald Trump ha incaricato Robert Lighthizer, il suo rappresentante del Commercio, di verificare le possibili conseguenze di un innalzamento dei dazi sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari americani, ovvero dal 10% al 25%. Attualmente i prodotti cinesi esportati verso gli Stati Uniti, che sono soggetti ai dazi americani, rappresentano attualmente un valore di 34 miliardi di dollari americani. La lista di questi prodotti potrebbe allungarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Proprio quando entrambe le parti si sono accordate a riprendere le trattative, gli Stati Uniti mandano nuovamente segnali contraddittori.
Nel frattempo sono sempre di più gli attori dell’economia statunitense convinti che un innalzamento dei dazi minacci le imprese e i consumatori americani. Viene inoltre richiesto che l’abolizione dei dazi sui prodotti industriali non avvenga solo con l’UE, ma che venga estesa anche ad altri partner commerciali, tra i quali il Canada, il Messico e la Gran Bretagna. La Svizzera, settimo investitore diretto negli Stati Uniti, non è finora stata menzionata. Per le nostre imprese, un accordo bilaterale tra gli Stati Uniti e la Svizzera sarebbe una notizia positiva.

Aggiornamento 27 luglio: Donald Trump e Jean-Claude Juncker trovano un accordo

Il conflitto commerciale tra l’Unione europea e gli Stati Uniti si è attenuato almeno in parte: il presidente americano Donald Trump e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno annunciato, mercoledì 26 luglio a Washington, di aver stabilito un accordo. Essi avrebbero deciso di abolire i dazi sugli scambi di prodotti industriali. Donald Trump ha inoltre chiesto la soppressione di ostacoli al commercio non tariffari e di sovvenzioni, mentre Juncker si è focalizzato sui dazi doganali sui prodotti industriali. La questione dei dazi americani sulle importazioni di automobili europee è momentaneamente regolata, ciò che è pure nell’interesse della Svizzera, dal momento che essa fornisce numerosi componenti all’industria automobilistica. Il volume delle esportazioni svizzere a destinazione dell’UE raggiunge attualmente i 2,8 miliardi di franchi. Attraverso le sue esportazioni di automobili, l’UE esporta verso gli Stati Uniti componenti automobilistici svizzeri per un valore di circa 200 milioni di franchi.

Se, come annunciato, gli Stati Uniti e l’UE concordassero riduzioni tariffarie di vasta portata per i prodotti industriali, si tratterebbe di un importante passo avanti verso la liberalizzazione dei due principali partner commerciali della Svizzera. Tuttavia, come per il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) originariamente previsto, occorre tener conto anche del potenziale di discriminazione delle imprese svizzere esportatrici. Un accordo bilaterale di libero scambio con gli Stati Uniti potrebbe prevedere condizioni concorrenziali identiche.

 

Dichiarazione congiunta di Jean-Claude Juncker e Donald Trump

dossierpolitica sul TTIP

Aggiornamento 24 luglio: il ministro americano delle Finanze vuole concludere un accordo di libero scambio con l'UE

Mentre il presidente americano Donald Trump settimana scorsa gettava benzina sul fuoco, per quanto concerne il conflitto commerciale che oppone gli Stati Uniti all’UE e alla Cina, annunciando l’introduzione di dazi sulle automobili, il suo ministro delle Finanze si è mostrato più conciliante in Argentina. Steven Mnuchin, che ha incontrato i suoi omologhi del G-20 a Buenos Aires, ha proposto all’UE di concludere un accordo che abolisca i dazi doganali, gli ostacoli al commercio e le sovvenzioni. Egli ha inoltre sottolineato che questi tre elementi dovrebbero figurare in un accordo. Steven Mnuchin ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero felici di ricevere un’offerta dell’UE relativa alla conclusione di un accordo commerciale. Donald Trump e Jean-Claude Juncker si incontreranno a Washington mercoledì 25 luglio. Il presidente della Commissione europea ha già annunciato che si recherà negli Stati Uniti senza tale offerta. Per quanto riguarda la Cina, Steven Mnuchin ha confermato le minacce del suo capo per quanto concerne l’applicazione di dazi doganali a tutti i prodotti importati se la Cina non dovesse aprire le frontiere e non dovesse introdurre condizioni eque. Nel 2016, la Cina ha esportato verso gli Stati Uniti merci per oltre 462,6 miliardi di dollari USA.

Le conseguenze del conflitto commerciale sono avvertite perfino dagli Stati Uniti – in particolare dall’industria della carne. Quest’ultima produce attualmente quantità record che non possono essere consumate dai soli Americani. Siccome le esportazioni verso il Messico o la Cina sono diventate più difficili a seguito dei dazi elevati, le braciole di maiale rimangono nei depositi frigoriferi negli Stati Uniti. La presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, pure a Buenos Aires, ha evocato altre conseguenze del conflitto commerciale. Essa ha presentato uno studio, in virtù del quale la congiuntura mondiale registrerà una crescita inferiore, di un mezzo punto, nel 2020, se gli Stati Uniti, l’UE e la Cina dovessero applicare effettivamente i dazi annunciati.

 

1o aggiornamento 19 luglio: l'UE prepara delle misure di indennizzo

Dopo che il presidente americano Donald Trump ha minacciato di prelevare dei dazi sulle automobili importate dall’Unione europea, quest’ultima ha deciso di reagire: essa sta attualmente esaminando la possibilità di introdurre delle misure di ritorsione. Queste ultime potrebbero interessare il carbone, ma anche i prodotti chimici e farmaceutici, secondo il giornale tedesco Wirtschaftswoche. Simili misure causerebbero dei danni anche all’economia svizzera. Molte società farmaceutiche e chimiche svizzere hanno investito degli importi considerevoli negli Stati Uniti. Questi due settori rappresentano il 14% del totale degli investimenti diretti svizzeri.

 In precedenza, l’UE aveva risposto ai dazi americani sull’alluminio e l’acciaio introducendo dei dazi doganali supplementari su prodotti come il whiskey, i jeans o i succhi d’arancia. Se guardiamo gli sviluppi, è molto probabile che il conflitto commerciale mondiale si intensificherà ulteriormente – un’evoluzione che non è per niente nell’interesse dell’economia svizzera. La commissaria europea al Commercio Cecilia Malmström e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si recheranno a Washington, la prossima settimana, per incontrare Donald Trump mercoledì 25 luglio. Il loro obiettivo è di allentare la situazione.

2o aggiornamento 19 luglio: l'UE introduce delle misure di salvaguardia provvisorie sulle importazioni di acciaio

In reazione ai dazi americani sulle importazioni di acciaio e alluminio, l’UE limita, da subito e per 200 giorni, le importazioni di taluni prodotti in acciaio. Queste misure di salvaguardia provvisorie prendono la forma di contingenti doganali globali – che si applicano indipendentemente dal paese d’origine. Un dazio del 25% sarà prelevato dopo che le importazioni dell’UE superano un certo volume. Questi contingenti che saranno attribuiti per ordine d’arrivo non dovrebbero indebolire i flussi commerciali tradizionali, secondo la Commissione europea. Nonostante vari interventi, la Svizzera non ha per il momento ottenuto esenzioni. L’UE si pronuncerà probabilmente a fine anno in merito a misure di salvaguardia definitive. economiesuisse condanna le misure adottate dalla Commissione europea nei confronti degli esportatori svizzere di acciaio. Esse nuoceranno ai fornitori di prodotti in acciaio svizzeri nonché ai loro clienti all’interno dell’UE.

Aggiornamento 17 luglio: gli Stati Uniti inoltrano ricorso presso l'OMC

Gli Stati Uniti non accettano le misure di ritorsione introdotte dalla Cina, dall’UE, dal Canada, dal Messico e dalla Turchia in reazione ai dazi americani sull’alluminio e l’acciaio. Hanno inoltrato ricorso presso l’OMC. Contrariamente ai dazi americani, giustificati dalla protezione della sicurezza nazionale, gli USA ritengono che le misure di ritorsione non siano giustificate. In precedenza, vari Stati – tra cui la Svizzera – che contestavano i dazi americani sull’alluminio e l’acciaio, avevano fatto lo stesso. Anche la Cina ha fatto ricorso presso l’OMC – ancor prima dell’annuncio degli Stati Uniti – in relazione ai dazi che gli Stati Uniti hanno deciso di voler percepire sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari.

Aggiornamento 11 luglio: gli Stati Uniti annunciano nuovi dazi

Il ministro americano del Commercio Robert Lighthizer ha pubblicato, martedì 10 luglio, una lista di 200 pagine di prodotti cinesi che potrebbero essere sottoposti a dazi doganali del 10% a partire da settembre. Questo concerne le esportazioni cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari USA, tra cui dei prodotti chimici, tessili, apparecchi domestici, frutta, verdura nonché pneumatici. In questo modo, il presidente americano Donald Trump reagisce alle misure di ritorsione cinesi come annunciato in precedenza. Gli Stati Uniti giustificano le loro misure dichiarando che le pratiche commerciali cinesi sarebbero sleali, ciò che minaccia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Questi nuovi dazi doganali suscitano negli Stati Uniti notevoli critiche – in particolare nell’ambito degli ambienti economici. La portavoce della Camera di commercio americana è stata diretta: “I dazi doganali sono puramente e semplicemente delle imposte”. Il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann ha indicato in un’intervista apparsa nella Tagesanzeiger che la Svizzera non avrebbe introdotto dazi doganali.


Aggiornamento 10 luglio: la Svizzera partecipa a una procedura per la composizione delle controversie con gli Stati Uniti 

La Svizzera partecipa a una procedura per la composizione delle controversie con gli Stati Uniti, nell’ambito dell’OMC, per difendere gli interessi della sua economia. Essa ha lanciato questa procedura con altri Stati, quali il Messico, il Canada, la Norvegia e l’UE, pure toccati dai dazi doganali americani sull’alluminio e l’acciaio. Secondo gli USA, questi dazi doganali sono importanti per la loro sicurezza nazionale, ma il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann e il suo Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) li ritiene ingiustificati. Questi dazi doganali supplementari pesano sulle imprese svizzere che esportano merci per un valore di 87 milioni di franchi all’anno. La procedura per la composizione delle controversie ha avvio con una domanda di consultazione con gli Stati Uniti. Se le parti non dovessero trovare un accordo, una controversia potrebbe essere inoltrata ad un’istanza arbitrale (panel). Questa non sarebbe una prima per la Svizzera: nel 2002 essa aveva avviato una procedura OMC nei confronti degli Stati Uniti per dei dazi applicati all’alluminio e all’acciaio. La Svizzera e gli altri querelanti avevano vinto la causa e il presidente americano in carica aveva dovuto abolire nel 2003 i dazi doganali.


Aggiornamento 6 luglio: gli Stati Uniti continuano a stringere le viti del conflitto commerciale

Il 6 luglio gli Stati Uniti mettono in vigore dei dazi sulle importazioni provenienti dalla Cina. Un dazio del 25% viene percepito sui prodotti utilizzati nel settore automobilistico, dell’elettronica e dell’aviazione. Non meno di 818 categorie di prodotti sono toccate, con un peso annuale di 34 miliardi di dollari USA. È probabile che la Cina, che ha annunciato delle misure di ritorsione di diverse settimane, non tarderà a reagire. Si può supporre che essa aumenterà i suoi dazi sulla soja e la carne di maiale. I dazi introdotti dagli USA penalizzeranno potenzialmente le imprese svizzere presenti sul territorio cinese che fabbricano prodotti per il mercato americano.


Aggiornamento 21 giugno: l'UE introduce dei dazi sui prodotti importati dagli Stati Uniti

La Commissione europea ha annunciato l’introduzione, a partire dal 22 giugno, di dazi doganali del 25% sui prodotti importati negli Stati Uniti. È questa la risposta ai dazi americani sui prodotti in acciaio e alluminio. La lista dei prodotti stilata dall’UE contiene dei prodotti in acciaio e alluminio, ma anche dei prodotti agricoli e altri (yacht, jeans, bourbon) pari ad un volume d’esportazione di 28 miliardi di euro. Con queste misure di compensazione conformi all’OMC – secondo l’UE -, l’UE prosegue sulla via del confronto con il suo principale partner commerciale. Questo allontana la prospettiva di una diminuzione del conflitto commerciale tra questi due importanti partner commerciali dell’economia svizzera, tanto più che gli Stati Uniti hanno annunciato un altro dazio doganale sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari USA. Questa misura costituisce anche una reazione alle contromisure prese dalla Cina in risposta ai dazi americani sui prodotti in acciaio e alluminio.

Lista di prodotti dell’UE

Lista di prodotti della Cina

 


Aggiornamento 18 giugno: nuova escalation dei dazi americani

Il governo americano ha pubblicato, venerdì 15 giugno, una lista di 1102 prodotti cinesi che saranno sottoposti a dazi del 25%. Questi prodotti rappresentano un volume commerciale di circa 50 miliardi di dollari USA e appartengono ai settori delle telecomunicazioni, dell’aeronautica, dei veicoli, dei robot e delle macchine. Questa misura potrebbe anche interessare alcuni prodotti di imprese svizzere fabbricati in Cina e destinati al mercato americano. La Cina ha annunciato delle contromisure immediate. Il volume degli scambi toccati dai nuovi dazi americani è molto più importante di quello dei prodotti contenenti acciaio.


Aggiornamento 11 giugno: ulteriore escalation dopo l'insuccesso del G7

Da sabato scorso, la probabilità di una nuova escalation nel conflitto commerciale tra gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali si è accentuato. Donald Trump, il presidente americano, ha ritirato il suo sostegno alla dichiarazione comune del vertice del G7 in Canada. Questa è una prima dopo la creazione del G7 nel 1975. Donald Trump ha minacciato di lanciare una guerra commerciale se altre nazioni avessero introdotto delle contromisure in relazione ai dazi doganali degli Stati Uniti. Nel frattempo, il Canada e la Germania hanno confermato le contromisure annunciate al 1° luglio nel caso in cui gli Stati Uniti non avessero rinunciato ai loro dazi sull’acciaio e l’alluminio. Gli Stati Uniti hanno da parte loro annunciato che farebbero delle ritorsioni con dei dazi sulle automobili e le forniture per il settore automobilistico. Le incertezze commerciali per gli esportatori dei settori interessati sono cresciute in queste ultime 48 ore.


Aggiornamento 8 giugno: l'UE risponde con dei dazi, gli USA prendono di mira il settore automobilistico

Le contromisure dell’UE ai dazi americani sull’acciaio e l’alluminio si concretizzano: oltre alla querela inoltrata presso l’OMC, Bruxelles ha deciso di introdurre dei dazi su tutta una serie di prodotti d’esportazione americani che raggiungono un volume di 2,4 miliardi di euro. Il Ministero americano del commercio ha attizzato il conflitto commerciale aprendo una consultazione relativa a dei dazi doganali sui veicoli e gli accessori per auto. Considerati i recenti avvenimenti, i potenziali danni che possono subire le imprese esportatrici in Svizzera sono aumentati. Le esportazioni svizzere destinate all’industria automobilistica americana raggiungono da sole un volume di circa 300 milioni di franchi.

Consultazione del Ministero americano del commercio

Lista dei prodotti colpiti dai dazi doganali dell’UE


Aggiornamento 1. giugno: intensificazione del conflitto commerciale attorno ad acciaio e alluminio 

Immediatamente dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di applicare dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio provenienti dall’UE, dal Canada e dal Messico, i paesi interessati hanno annunciato delle contromisure. Il conflitto commerciale si è quindi intensificato. In funzione dell’evoluzione dei prossimi giorni, può succedere che altri prodotti siano oggetto di contromisure. Secondo gli ambienti economici svizzeri, questa evoluzione è negativa, poiché essi sono integrati in numerose catene di valore. Inoltre, bisogna attendersi un rallentamento della congiuntura mondiale, se il protezionismo non dovesse arrestarsi.


Aggiornamento 30 maggio: conflitto commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, nonostante i negoziati in corso

Mentre gli Stati Uniti e la Cina annunciavano delle soluzioni ancora dieci giorni fa, la situazione è cambiata: dopo le dichiarazioni dei rappresentanti del governo americano, gli Stati Uniti hanno pianificato delle misure doganali sui prodotti cinesi. Il volume degli scambi potenzialmente toccati ammonta a circa 50 miliardi di dollari. Si tratta anche di una restrizione degli investimenti nelle tecnologie critiche. La reazione della Cina non si fa attendere. Se gli Stati Uniti dovessero mettere in atto le loro minacce, la Cina sarebbe in grado e avrebbe la necessaria esperienza per rispondere attraverso delle contromisure. Inizia un nuovo round nel conflitto commerciale tra le principali potenze economiche del mondo e il rischio di un’intensificazione resta attuale.

 


Aggiornamento 25 maggio: i dazi americani sull'acciaio e l'alluminio concernono anche il commercio intraeuropeo

Il governo americano non ha ancora reagito alla richiesta svizzera in vista di un’eccezione ai dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio. Alcune imprese americane hanno inoltre chiesto un’eccezione per i loro fornitori svizzeri. Sapendo che le imprese americane hanno inoltrato oltre 800 richieste di questo tipo, bisogna attendersi una procedura lunga nonostante l’aumento degli effettivi. Per quanto riguarda Donald Trump, egli ha recentemente incaricato il Ministero del commercio di esaminare un aumento dei dazi doganali sull’importazione di automobili fino al 25%.

Per quanto concerne l’acciaio, l’UE prevede a sua volta di introdurre dei dazi protezionistici o dei contingenti. Essa ha già introdotto delle misure atte a sorvegliare le importazioni di acciaio e alluminio che toccano direttamente le esportazioni svizzere. Questo comporta oneri amministrativi supplementari per le imprese – tra l’altro poiché ogni paese ha le proprie procedure: se è possibile effettuare le formalità tedesche e italiane per via elettronica, in Francia vige sempre il formato cartaceo. Le nuove procedure non sono prive di conseguenze. Le imprese dell'UE e quelle svizzere denotano ritardi nelle forniture o anche un’interruzione di queste ultime.

Considerato il coinvolgimento delle catene logistiche internazionali, la Svizzera e le autorità dell’UE si sforzano di migliorare la situazione. Gli ambienti economici non restano fermi a braccia incrociate. Perfino delle organizzazioni economiche tedesche si impegnano a favore della Svizzera in relazione alle misure previste o introdotte dall’UE.

 


Aggiornamento 2 maggio: l'UE sfugge ai dazi fino al mese di giugno - la Svizzera attende ancora una risposta

 

L’UE rimane esentata dai dazi sulle esportazioni di acciaio e alluminio fino al mese di giugno 2018. La Svizzera non può dire altrettanto: la sua domanda di esenzione non ha apparentemente ancora ricevuto una risposta. In altre parole, le esportazioni di acciaio e alluminio svizzere a destinazione degli Stati Uniti restano soggette a dazi di rispettivamente il 10% e il 25%. Considerato il debole volume delle esportazioni svizzere, 87 milioni di franchi nel 2017, questi dazi non hanno un senso. Le esportazioni svizzere non costituiscono una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti né per il futuro dei produttori americani di acciaio e alluminio. I clienti dei produttori svizzeri di prodotti in acciaio e alluminio saranno per contro penalizzati.Aggiornamento 30 aprile: nuovi dazi pr la Svizzera a partire dal 1. maggio

​​​​​La Svizzera ha fatto di tutto per ottenere un’eccezione ai dazi americani sulle importazioni svizzere di acciaio e alluminio. Ha tentato perfino di negoziare a livello ministeriale nonché attraverso tutti i canali della diplomazia economica. Apparentemente, Washington non ha finora fornito nessuna risposta ufficiale. In simili condizioni, occorre partire dal principio che gli Stati Uniti applicheranno nuovamente i dazi doganali a partire dal 1° maggio. Questo non mancherà di suscitare conseguenze per l’economia svizzera.

 


Aggiornamento 5 aprile: la Cina reagisce prontamente e altrettanto fermamente come gli USA

La Cina ha annunciato il 4 aprile l’introduzione di dazi doganali sui prodotti d’esportazione che rivestono grande importanza per gli Stati Uniti. Questi comprendono la soja, la carne di manzo, le automobili, i prodotti dell’industria chimica e quelli dell’industria aeronautica. Nel complesso, i prodotti interessati rappresentano degli scambi per un volume di 50 miliardi di dollari USA. I dazi doganali del 25% corrispondono a quelli annunciati la vigilia dagli Stati Uniti.

Benché i dazi concernano dei prodotti americani e cinesi, si possono temere conseguenze anche per la Svizzera. Di fatto, le imprese svizzere sono fortemente integrate nelle catene di valore internazionali e sono pure presenti negli Stati Uniti e in Cina. Le imprese svizzere potrebbero anche essere colpite da eventuali misure dell’UE in reazione ai dazi americani e cinesi. Non si osserva nessun segnale di allentamento della guerra commerciale tra le due potenze economiche, anche se i due partner sembrano aperti a dei negoziati.

Lista dei prodotti interessati


Aggiornamento 21 marzo: le autorità americane pubblicano la procedura per chiedere una deroga

I dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio avranno probabilmente un’incidenza sulle imprese svizzere. Essi concernono tuttavia dei volumi piuttosto scarsi di prodotti specifici. Le imprese interessate possono chiedere una deroga. Le autorità americane hanno presentato questa settimana la procedura ad hoc.

Comunicato stampa dell’U.S. Department of Commerce sull’acciaio

Comunicato stampa dell’U.S. Department of Commerce sull’alluminio

Ulteriori informazioni della SECO


 

Persone di contatto:

Martin Naville, Swiss Amcham

Nicolas Stephan, Swissmem