Mann in blauer Arbeitskleidung prüft einen Lastwagen mit langem Werkzeug.
Zelten

Il pacchetto Bilaterali III alla prova dei fatti

31.07.2026

A colpo d'occhio

Per la Svizzera, la via bilaterale con l’UE si è rivelata una soluzione su misura. Il terzo pacchetto di Accordi bilaterali (Bilaterali III) offre l’opportunità di consolidare e proseguire questo approccio di successo. Il dibattito sulla politica europea della Svizzera è spesso condotto in modo emotivo. Con «Il pacchetto Bilaterali III alla prova dei fatti» illustriamo i fatti più importanti, forniamo dati oggettivi, rispondiamo a domande attuali e contribuiamo così a rendere la discussione più oggettiva.

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Di seguito è riportata una panoramica aggiornata che illustra il contesto e i fatti più rilevanti sui Bilaterali III e risponde alle domande attuali sull’argomento.

Una valutazione di economiesuisse sul terzo pacchetto di Accordi bilaterali e sui suoi vari elementi è disponibile nel dossierpolitica del novembre 2025 «Accordi bilaterali III: I vantaggi prevalgono chiaramente», nonché nel dossierpolitica del febbraio 2025 «Accordi bilaterali III: proseguire sulla via svizzera». Tutte le informazioni pubblicate dalla Confederazione relative al pacchetto di accordi, compresi i testi degli accordi, le schede informative, i video esplicativi e gli studi, sono disponibili sul sito del DFAE.

1. L’UE è e rimane di gran lunga il partner commerciale più importante della Svizzera

Domanda: la Svizzera non dovrebbe concentrarsi maggiormente sui mercati extraeuropei?

Il credo è: fare una cosa e non lasciar perdere un'altra! Naturalmente la Svizzera ha bisogno delle migliori relazioni possibili e di accordi di libero scambio con i Paesi asiatici, gli Stati Uniti o i Paesi del Mercosur. Ma chi sostiene che la Svizzera potrebbe compensare la perdita degli accordi bilaterali con l'UE migliorando le relazioni commerciali con questi paesi non tiene conto della realtà. In virtù della nostra posizione geografica, siamo circondati da Stati dell'UE e quindi abbiamo un grande interesse a cooperare strettamente con l'UE nei settori che ci interessano.

L’UE è di gran lunga il nostro partner commerciale più importante: assorbe il 51% delle esportazioni svizzere e produce il 72% delle nostre importazioni.

In termini assoluti, dal 2018 le esportazioni di merci verso l’UE sono cresciute di circa 35 miliardi di franchi, mentre quelle verso gli Stati Uniti di 17 miliardi e quelle verso la Cina di 3 miliardi. Considerati gli attuali tassi di crescita, è lecito supporre che anche nel 2050 l’UE rimarrà il principale partner commerciale della Svizzera.

L'economia svizzera è profondamente integrata nelle catene di produzione e di valore europee, in particolare con le regioni di confine della Germania, della Francia, dell'Italia e dell'Austria. Di conseguenza, queste ultime rivestono un ruolo di primo piano nel nostro commercio estero. Se si considera il nostro volume commerciale, il Baden-Württemberg e la Baviera sono importanti quasi quanto la Cina, le regioni di confine francesi sono più importanti del Giappone e quelle italiane più importanti dell’India. Ogni giorno lavorativo, tra la Svizzera e l’UE vengono scambiate merci per un valore superiore a 1 miliardo di franchi, l’equivalente degli scambi commerciali con l’Indonesia in un intero anno.

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2. In tempi di sconvolgimenti globali, la Svizzera ha bisogno di relazioni solide con l’UE

Domanda: l’UE stessa non dipende da buoni rapporti con la Svizzera?

Proprio mentre il contesto per l’economia svizzera d’esportazione diventa ogni giorno più difficile, relazioni stabili con l’UE sono fondamentali. Le tensioni geopolitiche, i conflitti commerciali, l’aumento dei prezzi dell’energia, il franco forte e la recrudescenza del protezionismo aumentano la pressione sulle piccole e grandi imprese e, di conseguenza, sulla piazza economica svizzera nel suo insieme.    

Inoltre, il deterioramento della situazione di sicurezza in Europa e l’incertezza sul futuro dell’alleanza transatlantica richiedono una maggiore collaborazione con i nostri vicini europei. Rapporti affidabili con l’UE, il nostro principale partner commerciale e di sicurezza, non sono qualcosa di «nice-to-have», ma una vera necessità strategica.  

Non dobbiamo sopravvalutare la nostra importanza per l’UE. Un accesso il più possibile privo di ostacoli al mercato interno dell’UE, con i suoi 450 milioni di consumatori e oltre 32 milioni di imprese, è indispensabile per la Svizzera e per le nostre imprese. D’altra parte, il mercato svizzero non è certo irrilevante per l’UE, ma è comunque relativamente piccolo. Ciò emerge anche dai seguenti dati: mentre con le nostre esportazioni di beni verso l’UE guadagniamo circa 16'000 franchi pro capite, l’UE guadagna appena 350 franchi pro capite con le sue esportazioni verso la Svizzera.

3. Non esistono alternative equivalenti alla via bilaterale

Domanda: lo status quo con gli attuali Accordi bilaterali I e II o un accordo di libero scambio non sono sufficienti?

Il proseguimento della via bilaterale con gli Accordi bilaterali III è chiaramente la migliore di tutte le opzioni per la Svizzera. Lo status quo non è un’opzione, poiché l’UE non intende mantenerlo.

Almeno a partire dalla Brexit, ad eccezione della Svizzera l’UE offre a tutti i Paesi terzi con cui è strettamente legata dal punto di vista geografico ed economico solo le opzioni dell’adesione, della partecipazione allo Spazio economico europeo (SEE) e degli accordi di libero scambio (sulla base dell’accordo di commercio e cooperazione con il Regno Unito).

Nella tabella seguente sono illustrate le alternative teoriche all’ulteriore sviluppo della via bilaterale con gli Accordi bilaterali III e i relativi svantaggi:

Alternativa

Svantaggi rispetto agli Accordi bilaterali III

Accordo di associazione 
(modello San Marino e Andorra – UE)

  • Non è un'opzione praticabile per la Svizzera a causa delle sue dimensioni e della sua capacità economica.

Unione doganale 
(modello Turchia – UE)

  • Nessun accesso paritario al mercato interno dell’UE (ostacoli tecnici al commercio)
  • La Svizzera non potrebbe più definire autonomamente la propria politica commerciale e dovrebbe adeguare in larga misura i propri accordi di libero scambio a quelli dell’UE.

Modernizzazione dell’accordo di libero scambio del 1972
(modello Regno Unito – UE)

  • Nessun accesso paritario al mercato interno dell’UE (ostacoli tecnici al commercio).
  • Nei negoziati verrebbero probabilmente messi in discussione gli elevati dazi agricoli e le sovvenzioni agricole svizzere, nonché il meccanismo di compensazione dei prezzi per i prodotti agricoli trasformati concordato con l’UE.
  • A differenza degli Accordi bilaterali III, l’accordo Regno Unito-UE contiene un capitolo istituzionale sul rispetto delle stesse norme di concorrenza in materia di standard sociali e ambientali.

Adesione allo SEE
(modello Norvegia, Islanda e Liechtenstein – UE) 

  • La Svizzera dovrebbe recepire l’intera legislazione del mercato interno dell’UE senza alcuna eccezione.
  • Attualmente non è possibile ottenere la maggioranza a livello di politica interna (cfr. anche il «no» allo SEE nella votazione del 1992).

Adesione all’UE
(modello dei 27 Stati membri dell’UE)

  • Non compatibile con il nostro sistema politico e il nostro modello statale.
  • La Svizzera perderebbe la propria autonomia in materia di politica commerciale e agricola.
  • La Svizzera dovrebbe recepire integralmente, senza alcuna eccezione, le normative dell'UE relative al mercato interno.

Inazione
(= erosione / stallo)

  • L’opzione di «non agire affatto» non è nell’interesse della Svizzera.
  • Porterebbe a una graduale erosione degli Accordi bilaterali, limiterebbe sempre di più l’accesso al mercato interno dell’UE e renderebbe più difficile o impedirebbe la conclusione di nuovi accordi e cooperazioni nell’interesse della Svizzera (cfr. anche il fatto n. 12 relativo al MRA).

La via bilaterale va ben oltre un accordo di libero scambio. Regola la cooperazione con l’UE in ambiti fondamentali per la Svizzera quali il commercio, la ricerca, la libera circolazione delle persone, i trasporti, la giustizia e polizia, la sicurezza, l’agricoltura e molti altri ancora.

Gli Accordi bilaterali si sono rivelati per la Svizzera una soluzione su misura, migliore rispetto all’adesione all’UE, all’ingresso nello SEE e all’isolamento. Consentono al nostro Paese di concludere con l’UE accordi settoriali sul mercato interno in ambiti selezionati.

Negli ambiti in cui auspichiamo un migliore accesso al mercato o a una maggiore cooperazione, vengono stipulati accordi con regole comuni. Laddove ciò non sia auspicabile, vi si rinuncia.

In questo modo la Svizzera può preservare la sua autonomia, la democrazia diretta e il federalismo, beneficiando comunque dei vantaggi economici dell’accesso al mercato unico europeo. Tuttavia, per proseguire sulla via bilaterale, sono necessari gli Accordi bilaterali III.

Dal 2010 l’UE ha ripetutamente chiarito di non essere disposta ad aggiornare gli accordi esistenti né a concludere nuovi accordi e collaborazioni con la Svizzera fintantoché le questioni istituzionali non saranno chiarite.

Senza un accordo sul meccanismo di risoluzione delle controversie e sul recepimento dinamico del diritto comunitario, gli Accordi bilaterali perdono gradualmente attualità e valore, con una progressiva erosione. La Svizzera verrebbe di fatto trattata come uno Stato terzo. Gli Accordi bilaterali III sono quindi indispensabili per garantire e sviluppare ulteriormente la via bilaterale.

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4. Ampio sostegno a favore degli Accordi bilaterali III

Domanda: il nuovo pacchetto di accordi ha davvero una possibilità di essere approvato dal popolo?

Secondo l’ultimo sondaggio rappresentativo condotto da gfs.bern su incarico di Interpharma nel maggio 2026, il 59% degli aventi diritto di voto intervistati vede principalmente vantaggi negli Accordi bilaterali. Gli Accordi bilaterali III tra la Svizzera e l’UE sono sostenuti da una netta maggioranza (62%).

In generale, la via bilaterale, che viene consolidata e sviluppata ulteriormente con gli Accordi bilaterali III, gode di una forte legittimazione democratica. Infatti, dal 2000 l’elettorato svizzero ha ripetutamente confermato in undici votazioni popolari gli Accordi bilaterali con l’UE (cfr. anche la cronistoria delle votazioni del DFAE).

​I risultati della procedura di consultazione sul nuovo pacchetto di accordi evidenziano un ampio sostegno da parte della politica, dell’economia, del mondo accademico e della società civile svizzera: nel complesso, una netta maggioranza di tutte le 318 prese di posizione pervenute è positiva. Ad eccezione dell’UDC, gli Accordi bilaterali III sono sostenuti da tutti i principali partiti politici. È particolarmente incoraggiante che anche una netta maggioranza dei Cantoni sostenga il nuovo pacchetto di accordi. Questo ampio consenso sottolinea l’importanza degli Accordi bilaterali III per la Svizzera e dimostra che esiste una solida base per l’ulteriore sviluppo della cooperazione bilaterale con l’UE.

5. In futuro, il recepimento dinamico del diritto si applicherà solo a otto dei 140 Accordi bilaterali

Domanda: con gli Accordi bilaterali III la Svizzera dovrà presto recepire tutti i regolamenti e le leggi approvate dall’UE?

No. Complessivamente, la Svizzera e l’UE hanno concluso circa 140 accordi bilaterali. L’applicabilità del recepimento dinamico nell’ambito degli Accordi bilaterali III è fortemente limitata. Non avviene in modo generalizzato, ma si limita a sei accordi bilaterali attraverso i quali la Svizzera partecipa al mercato unico europeo. Tra questi figurano i quattro accordi esistenti sul mercato interno (libera circolazione delle persone, trasporto aereo, trasporti terrestri, ostacoli tecnici al commercio) e i due nuovi accordi sul mercato interno sull’elettricità e sulla sicurezza alimentare.

Inoltre, nell'ambito dell'accordo di cooperazione nel settore della sanità è prevista una ripresa dinamica del diritto fortemente limitata (che serve esclusivamente alla partecipazione ai meccanismi europei di gestione delle crisi). L’attuale accordo di accesso al mercato interno sull’agricoltura è completamente escluso dal recepimento dinamico del diritto. Per quanto riguarda gli attuali accordi di Schengen/Dublino (Bilaterali II), l’obbligo di recepimento dinamico è in vigore già dalla loro entrata in vigore nel 2008. Le esperienze in merito sono state decisamente positive (cfr. a questo proposito il punto 3 del fatto n. 6). 

Perciò, nell’ambito degli Accordi bilaterali III, la Svizzera recepisce 94 atti legislativi dell’UE (61 dei quali riguardano la sicurezza alimentare). Questi sono elencati in modo chiaro ed esaustivo negli accordi (cfr. anche la panoramica degli atti legislativi dell’UE del DFAE). La Svizzera recepisce così meno dell’1% del diritto relativo al mercato interno dell’UE, mentre gli Stati dello SEE (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) devono recepire tutti i 14'000 atti legislativi del mercato interno dell’UE.

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Accordi bilaterali: regole comuni laddove apportano vantaggi

In ambiti chiaramente definiti, le imprese svizzere beneficiano di norme equivalenti a quelle dell’UE. È proprio su questo che si basa la via bilaterale: laddove la Svizzera auspica un migliore accesso al mercato o a una più stretta collaborazione con l’UE, conclude accordi settoriali con norme comuni.

Nell’ambito degli accordi bilaterali esistenti, la Svizzera ha ripetutamente recepito in modo selettivo il diritto dell’UE, ad esempio per quanto riguarda le norme tecniche relative ai tachigrafi nei camion (Accordo sui trasporti terrestri), le norme di manutenzione degli aeromobili (Accordo sul trasporto aereo) o lo scambio di informazioni sugli individui sospettati di un crimine (Schengen).

Il recepimento dinamico previsto nel pacchetto Bilaterali III garantisce che gli accordi sul mercato interno rimangano aggiornati anche in futuro e che i vantaggi che ne derivano per la Svizzera siano preservati a lungo termine, anziché erodersi gradualmente (si veda a questo proposito anche il fatto n. 12 sul MRA).

6. Il recepimento dinamico del diritto è compatibile con la democrazia diretta della Svizzera

Domanda: con il recepimento «automatico» del diritto, la Svizzera perde la sua autodeterminazione e la democrazia diretta?

No. La Svizzera rimarrà sovrana e autonoma anche in futuro.

  1. La democrazia diretta rimane intatta: i diritti popolari della democrazia diretta, come il diritto di iniziativa e di referendum, saranno ovviamente mantenuti. Non vi è inoltre alcun automatismo nel recepimento del diritto: l’ordinamento costituzionale della Svizzera viene in ogni caso rispettato. La Svizzera potrà decidere autonomamente in merito a ogni singola adozione del diritto dell’UE, nell’ambito di applicazione dei sei accordi sul mercato interno. È quindi possibile respingere norme che, in linea di principio, dovremmo adottare in base agli accordi.
  2. Il Parlamento ha l’ultima parola: prima che possa avvenire l’adozione di una normativa, da parte svizzera è necessaria l’approvazione dell’organo competente a livello nazionale. In linea di principio, l’approvazione spetta al Parlamento. Tuttavia, come in altri ambiti del diritto svizzero, quest’ultimo può delegare al Consiglio federale o all’amministrazione le competenze relative a questioni tecniche di dettaglio. Non appena l’adozione di una normativa richiede una modifica a livello legislativo, la decisione spetta comunque al Parlamento. Il Parlamento può discuterla, modificarla o respingerla. Contro le decisioni a livello di legge è inoltre possibile ricorrere al referendum.
  3. Esperienze positive con Schengen/Dublino: per quanto riguarda gli accordi di Schengen e di Dublino (Accordi bilaterali II), l’obbligo di recepimento dinamico è in vigore già dalla loro entrata in vigore nel 2008. Dal 2004 si sono registrati circa 460 sviluppi nell’ambito di Schengen, di cui ben 50 sono stati approvati dal Parlamento svizzero e tre dal popolo (passaporti biometrici, diritto sulle armi, protezione delle frontiere). Questo esempio dimostra che in Svizzera il recepimento dinamico del diritto funziona, il Parlamento adempie ai propri compiti di legislatore e il popolo può indire un referendum contro le decisioni del Parlamento.
  4. La capacità di azione aumenta rispetto a oggi: con gli Accordi bilaterali III la Svizzera acquisisce nuovi strumenti di cui oggi non dispone (meccanismo di risoluzione delle controversie, «decision shaping», clausola di salvaguardia e principio di proporzionalità nelle misure di compensazione). Ciò migliora il margine di manovra della Svizzera rispetto alla situazione attuale e, di conseguenza, anche la libertà sostanziale di voto. 
  5. Partecipiamo volontariamente al mercato unico europeo: con il suo consenso agli Accordi bilaterali I, il popolo svizzero ha deciso autonomamente di concludere accordi bilaterali sul mercato interno con l’UE. Nessuno ce l’ha imposto: abbiamo scelto consapevolmente di farlo perché volevamo beneficiare dei vantaggi derivanti dall’accesso al mercato. Al contempo, in caso di impreviste difficoltà politiche insormontabili, la Svizzera avrebbe anche in futuro la possibilità di resiliare gli Accordi bilaterali.

7. Un tribunale arbitrale paritario giudica le controversie tra la Svizzera e l’UE

Domanda: in futuro la Svizzera sarà governata da «giudici stranieri»?

No. Con gli Accordi bilaterali III, in caso di controversie in futuro l’ultima parola spetterà a un tribunale arbitrale neutrale e paritario. In linea di principio, si distinguono tre tipi di controversie:

  1. Se la controversia insorge in Svizzera, la competenza spetta a un tribunale svizzero.
  2. Se la controversia insorge in un paese dell’UE, ad esempio in Germania, la competenza spetta a un tribunale tedesco ed eventualmente alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).
  3. In caso di divergenze tra la Commissione europea e il Consiglio federale sull’interpretazione delle norme, ad esempio nel settore dei trasporti terrestri o della libera circolazione delle persone, entra in gioco un tribunale arbitrale paritario. 

Il tribunale arbitrale paritario (composto ad esempio da un giudice svizzero e uno dell’UE, oltre a una presidenza indipendente) deciderà in futuro quale diritto applicare in caso di controversia: il diritto svizzero, il diritto contrattuale o il diritto del mercato interno dell’UE.

Se la Svizzera ha recepito contrattualmente il diritto del mercato interno dell’UE, ad esempio le norme tecniche nel settore delle tecnologie mediche, la CGUE si pronuncia esclusivamente sulla questione dell’interpretazione di tale diritto. Se la Svizzera e l’UE hanno concordato norme specifiche, ad esempio norme speciali in materia di agricoltura o eccezioni come le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone (FlaM), si applicano tali norme (diritto contrattuale).

Ruolo della CGUE:

La CGUE si limita a interpretare il diritto del mercato interno dell’UE. Non si pronuncia né sulle eccezioni, né sull’ambito di applicazione degli accordi, né sulla valutazione della proporzionalità delle misure di compensazione. Non sussiste una competenza automatica o generale della CGUE, che, inoltre, non può intervenire d’ufficio in una controversia. Il ricorso alla CGUE da parte del tribunale arbitrale avviene solo se l’interpretazione del diritto del mercato interno dell’UE da parte della CGUE è rilevante e necessaria nell’ambito della controversia. Il tribunale arbitrale deve sì tenere conto dell’interpretazione della CGUE, ma decide in modo autonomo e definitivo sulla controversia concreta.

Il meccanismo di arbitrato è conforme ai principi consolidati del diritto internazionale: la Svizzera ha previsto procedure di arbitrato paritarie in molti dei suoi accordi, come ad esempio nell’accordo di libero scambio con l’India.

Rispetto alla situazione attuale, il meccanismo di risoluzione delle controversie previsto dagli Accordi bilaterali III migliora la posizione negoziale della Svizzera in caso di controversia. La Svizzera dispone così di un nuovo strumento per far valere efficacemente i suoi interessi nei confronti dell’UE per vie legali. Attualmente la Svizzera non può difendersi dinanzi a un tribunale arbitrale paritario da misure arbitrarie dell’UE, come ad esempio il mancato aggiornamento dell’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio (MRA).

Misure di compensazione:

Se il tribunale arbitrale paritario constata una violazione di un accordo, è possibile adottare misure di compensazione proporzionate solo nell’ambito dell’accordo in questione o di un altro accordo relativo al mercato interno (ad eccezione dell’accordo sull’agricoltura). Ciò limita fortemente le possibilità dell’UE. Le misure di compensazione servono semplicemente a ristabilire l’equilibrio tra le parti contraenti qualora una di esse non rispetti un accordo. Tuttavia, una sospensione di interi accordi da parte dell’UE difficilmente potrebbe essere considerata proporzionata, qualora la Svizzera dovesse rifiutare singoli sviluppi giuridici. Il tribunale arbitrale paritario decide in modo indipendente e definitivo se le misure di compensazione sono proporzionate. Anche il concetto di misure di compensazione non è nuovo. È diffuso soprattutto nel diritto commerciale, ad esempio nel diritto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) o negli accordi di investimento. Inoltre, la Svizzera ha concluso accordi di libero scambio con partner quali il Canada, l’Indonesia, la Cina e la Turchia, che prevedono anch’essi misure compensative.

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8. Una politica autonoma per la piazza economica sarà possibile anche in futuro

Domanda: l’UE può decidere unilateralmente che nuove normative, come la Direttiva sui doveri di diligenza in materia di sostenibilità aziendale, sono rilevanti per il mercato interno e obbligare la Svizzera ad adottarle?

No. Il 99% delle normative dell’UE non ha nulla a che vedere con gli Accordi bilaterali (III). Poiché la Svizzera partecipa al mercato unico unicamente in alcuni ambiti selezionati, il fatto che una nuova normativa dell'UE sia rilevante per il mercato unico in generale non ha alcuna importanza ai fini del recepimento dinamico del diritto. Ciò che conta, invece, è determinare se rientri nell’ambito di applicazione di un accordo sul mercato interno. Il diritto applicabile è indicato in modo chiaro ed esaustivo in ciascuno di essi.

Contrariamente a quanto affermano gli oppositori dei Bilaterali lII, numerose normative europee, come la Direttiva sui doveri di diligenza in materia di sostenibilità aziendale (CS3D), la Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD), il Regolamento sulla deforestazione (EUDR), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), il Regolamento sull'Intelligenza Artificiale (Al Act) o la direttiva sulla plastica monouso (SUPD) non saranno recepite.

Semplicemente non esistono accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE in questi settori. Non vi è quindi alcun motivo né alcun obbligo di allinearsi all'UE in materia fiscale, ad esempio, o di riprendere integralmente la normativa dell'UE in materia di sostenibilità. Una politica economica autonoma rimane quindi possibile, il che è importante e positivo.

9. Il pacchetto Bilaterali III non è una nuova edizione dell’Accordo quadro

Domanda: i Bilaterali III non sono semplicemente vino vecchio in botti nuove?

No. Dal punto di vista svizzero, i Bilaterali III rappresentano una soluzione diversa e nettamente migliore rispetto all’Accordo quadro istituzionale (InstA) negoziato tra la Svizzera e l’UE fino al 2021.

Con l'approccio a pacchetto dei Bilaterali III, le questioni istituzionali (recepimento dinamico del diritto, risoluzione delle controversie) sono state risolte singolarmente in ciascun accordo sul mercato interno (approccio verticale e settoriale). Si tratta di una differenza sostanziale rispetto all'accordo istituzionale, in cui si discuteva un accordo quadro per tutti gli accordi sul mercato interno (approccio orizzontale).

Ora disponiamo di un pacchetto con nuovi accordi e collaborazioni. Soprattutto, sono state chiarite tutte le questioni sensibili e sono state ottenute numerose eccezioni per la Svizzera, a tutela dei nostri interessi. I miglioramenti sono evidenti, tra l'altro, nei seguenti punti:

  • La super clausola ghigliottina (collegamento globale tra accordi vecchi e nuovi) è stata eliminata;
  • Le misure di accompagnamento sono state garantite. Per quanto riguarda la protezione dei salari, è stata negoziata una clausola di non regressione (qualora in futuro l’UE dovesse ridurre la protezione dei salari nel regolamento sui lavoratori distaccati, la Svizzera non sarebbe tenuta a adottare tali norme);
  • Gli aiuti di Stato riguardano solo agli accordi sull'elettricità, sul trasporto aereo e sul trasporto terrestre;
  • La direttiva sulla cittadinanza dell'UE prevede delle eccezioni per evitare l’ingresso nel sistema di aiuti sociali in Svizzera. L'immigrazione nell’ambito della libera circolazione delle persone rimarrà orientata al mercato del lavoro anche in futuro;
  • La clausola di salvaguardia nell'ambito della libera circolazione delle persone è stata concretizzata. La Svizzera può attivarla in modo autonomo e determinare le condizioni di attivazione e le eventuali misure di protezione nell'ambito della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrl).
  • A ciò si aggiungono numerose eccezioni e garanzie, ad esempio negli accordi sull’agricoltura, sui trasporti terrestri e sull’elettricità. Tutte le eccezioni sono escluse dal recepimento dinamico del diritto.
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10. Il benessere e i salari sono chiaramente cresciuti dalla firma degli Accordi bilaterali

Domanda: da quando sono stati conclusi gli Accordi bilaterali, la Svizzera è cresciuta solo in termini quantitativi o è aumentato anche il benessere pro capite?

La produttività, il benessere e il tempo libero pro capite in Svizzera sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni (vedi anche il dossierpolitica del marzo 2023). Questo sviluppo positivo è stato favorito dagli Accordi bilaterali e dalla libera circolazione delle persone. Dalla firma degli Accordi bilaterali I nel 1999, il prodotto interno lordo (PIL) reale pro capite in Svizzera è cresciuto del 28%.

Anche nel confronto internazionale e tenendo conto dei diversi livelli dei prezzi, la Svizzera si colloca molto bene per quanto riguarda lo sviluppo del benessere. L’incremento medio di benessere dal 1999 è stato, in termini assoluti, di 17'108 dollari internazionali. Di conseguenza, il benessere in Svizzera, che già inizialmente si attestava su un livello nettamente superiore, è cresciuto ulteriormente in misura maggiore rispetto a Germania, Regno Unito, Francia o Italia. Solo gli Stati Uniti, che a loro volta hanno registrato una crescita economica molto forte negli ultimi 15 anni, sono riusciti a recuperare leggermente terreno rispetto alla Svizzera in termini di potere d’acquisto.

Dall’introduzione degli Accordi bilaterali I, anche i salari hanno registrato uno sviluppo positivo: secondo il 19° Rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone della SECO, tra il 2002 e il 2022 il salario reale medio in Svizzera è cresciuto in media dello 0,5% all’anno. Nei dieci anni precedenti l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali I, la crescita annuale dei salari reali si era invece attestata soltanto allo 0,2%. Inoltre, anche al netto del potere d’acquisto, i salari medi svizzeri occupano da anni la testa delle classifiche in Europa (cfr. anche l’analisi dell’Unione svizzera degli imprenditori). Nel confronto internazionale, anche i lavoratori a basso reddito beneficiano di salari nettamente più elevati.

11. I benefici economici degli Accordi bilaterali sono chiaramente positivi

Domanda: il beneficio economico degli Accordi bilaterali per la Svizzera è dimostrato? 

Sì. Nel 2025 sono stati pubblicati i calcoli aggiornati di Ecoplan e BAK Economics. Entrambe le analisi mostrano un effetto chiaramente positivo degli Accordi bilaterali I sullo sviluppo economico.

Entrambi gli studi confermano così i risultati emersi da precedenti modelli di calcolo. Lo studio di Ecoplan, commissionato nuovamente dalla SECO, stima che nel 2045 il PIL sarebbe inferiore del 4,9% qualora gli Accordi bilaterali I venissero resiliati. BAK Economics giunge alla conclusione che, in caso di cessazione degli Accordi bilaterali I, nel 2045 il PIL sarebbe inferiore del 7,1% rispetto allo scenario con il pacchetto di accordi.

In termini di PIL pro capite, nel 2045 si registrerebbe una riduzione dell’1,7% e, rispettivamente, del 4,7%. Ciò significa che, sulla base dello studio aggiornato di BAK Economics, il valore medio degli Accordi bilaterali I nel 2045 ammonterebbe a circa 5'200 franchi pro capite. Ciò corrisponde all’incirca ai premi medi di cassa malati per un intero anno.

Cumulando i dati fino al 2045, risulta un beneficio di circa 45'700 franchi pro capite. Si tratta di una stima prudente. Il beneficio economico del pacchetto di accordi potrebbe essere di gran lunga superiore.

Maggiori informazioni al riguardo sono disponibili nel dossierpolitica sul beneficio economico degli Accordi bilaterali del 6 marzo 2026.

12. Le imprese svizzere dipendono dall’eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio

Domanda: la Svizzera non può fare a meno dell’accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio (MRA)?

No, l'MRA comprende 20 settori di prodotti (tra cui macchinari, dispositivi medici, apparecchi elettrici, prodotti per la costruzione, ascensori, prodotti farmaceutici) e quindi il 73% di tutti i prodotti industriali svizzeri esportati nell'UE.

Esso definisce norme uniformi per i prodotti e stabilisce che la valutazione della conformità (la prova che un prodotto è conforme alle norme) deve essere effettuata una sola volta, in Svizzera o nell'UE. Ad esempio, grazie al regolare aggiornamento dell’accordo è possibile vendere in Svizzera e nell’UE una protesi d’anca, una funivia o un macchinario fabbricato in Svizzera senza costi aggiuntivi.

Poiché le norme sui prodotti sono in continua evoluzione, l’MRA deve essere aggiornato regolarmente. Senza un suo aggiornamento, a medio termine fino al 60% delle imprese esportatrici svizzere perderebbe l’accesso senza ostacoli al mercato interno dell’UE. Dopo il settore medtech, seguiranno l’industria meccanica, l’edilizia e la farmaceutica.

Data la grande importanza di questi settori per la piazza industriale svizzera, i costi di adeguamento per le imprese potrebbero superare la soglia del miliardo (cfr. anche l’analisi di Avenir Suisse). Si tratta di denaro che verrà a mancare per gli investimenti in prodotti innovativi e nella piazza economica svizzera.

Esperienze negative del settore medtech:

Dall’abrogazione dell’MRA nel maggio 2021, il settore medtech si trova a dover affrontare direttamente le conseguenze dell’erosione degli Accordi bilaterali. Secondo un sondaggio settoriale condotto da gfs Bern per conto di Swiss Medtech, la maggioranza delle imprese del settore (il 60%, ovvero 193 imprese, la maggior parte delle quali PMI) segnala un onere operativo aggiuntivo piuttosto elevato o molto elevato, sia in termini finanziari che di personale e organizzativi.

Le imprese medtech svizzere sono molto flessibili e innovative. Tuttavia, a causa dell’attuale stallo nell’aggiornamento dell’MRA, negli ultimi anni sono state costrette a prendere decisioni negative per la piazza economica svizzera.

L'impresa di tecnologie medicali Ypsomed, ad esempio, ha dovuto far ricertificare 400 prodotti in Germania, il che è costato oltre 20 milioni di franchi e ha richiesto l'impegno di quasi 40 collaboratori durante due anni. Per le PMI le difficoltà sono ancora più grandi: se una piccola impresa di tecnologie medicali svizzera (ad esempio Bürki lnnomed) deve designare un rappresentante legale nell'UE, molto spesso ottimizzerà i costi complessivi trasferendo anche altre attività, come lo sviluppo dei prodotti, all'interno dell'UE. Di conseguenza, l’innovazione viene delocalizzata all’estero e in Svizzera e si perdono posti di lavoro, il che indebolisce la piazza economica. A lungo termine ciò compromette la crescita economica e quindi il benessere della Svizzera.

13. Gli Accordi bilaterali III sono particolarmente importanti per le PMI

Domanda: non sono soprattutto i grandi gruppi orientati all’esportazione a trarre vantaggio dagli Accordi bilaterali III?

No. Le piccole e medie imprese (PMI) dipendono in modo particolare da relazioni stabili e affidabili con l’UE e traggono quindi grande vantaggio dagli Accordi bilaterali III.

Secondo l’ultimo studio sulle attività economiche (NOGA) della Confederazione, il 90% di tutte le imprese esportatrici in Svizzera è costituito da PMI. Al contempo, nel 2024 le PMI hanno generato circa il 28% del volume totale delle esportazioni svizzere. Per molte di queste imprese, l’UE è di gran lunga il mercato di riferimento più importante. Gli Accordi bilaterali non sono quindi affatto rilevanti solo per le grandi imprese, ma costituiscono una base fondamentale per gran parte dell’economia svizzera.

Inoltre, molte PMI svizzere e imprese artigianali locali traggono vantaggio in qualità di fornitori, prestatori di servizi o partner di imprese orientate all’esportazione (ad esempio, imprese di trasporto, fornitori di servizi IT, imprese di lavorazione dei metalli, società di logistica o studi di ingegneria). Se l’accesso al mercato di riferimento di gran lunga più importante delle imprese svizzere esportatrici dovesse peggiorare, i settori e le imprese orientati al mercato interno ne risentirebbero direttamente.

Gli Accordi bilaterali III garantiscono alle PMI svizzere vantaggi competitivi fondamentali. Tra questi figurano in particolare l’aggiornamento continuo dell’accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, l’accesso a manodopera qualificata grazie alla libera circolazione delle persone, la partecipazione ai programmi quadro di ricerca europei e una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento energetico grazie al nuovo accordo sull’elettricità.

Ciò è particolarmente importante proprio per le PMI. A differenza delle grandi imprese, esse sono meno mobili, più legate a una singola località e di norma non dispongono di proprie filiali all’estero. L’accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio (MRA), fondamentale per le imprese orientate all’esportazione, alleggerisce il carico delle PMI in misura superiore alla media. Un aumento della burocrazia, doppie certificazioni e nuove barriere commerciali in caso di mancato aggiornamento dell’MRA colpirebbero proprio le PMI in maniera più che proporzionale rispetto alle grandi imprese operanti a livello internazionale (si vedano a questo proposito anche il fatto n. 12 sull’MRA e il fatto n. 14 sulla Brexit).

14. La Svizzera deve trarre i giusti insegnamenti dalla Brexit

Domanda: dopo la Brexit, la Gran Bretagna non sta forse meglio di prima? La Svizzera non dovrebbe prendere esempio dal Regno Unito nell’organizzare le proprie relazioni con l’UE?

No. La Brexit ha comportato per il Regno Unito un aumento dell’immigrazione e svantaggi economici. Non sorprende che, secondo i sondaggi, la maggioranza dei cittadini britannici    consideri l’uscita dall’UE un fallimento.

Secondo un rapporto dell’Università di Aston, la Brexit ha fortemente indebolito il commercio britannico con l’UE. Tra il 2021 e il 2023 – ovvero subito dopo l’uscita dall’unione doganale e dal mercato unico europeo – le esportazioni britanniche di merci verso l’UE sono diminuite del 27% e le importazioni dall’UE del 32%.

Uno studio del Centre of Economic Performance London School of Economics (LSE) mostra che, delle 120'000 PMI britanniche che prima del 2020 esportavano nell’UE, circa 20'000 hanno cessato di esportare dopo la Brexit, citando i costi più elevati provocati dai nuovi oneri come il motivo per cui non valeva più la pena esportare.

Un altro studio della Fondazione Schweizer Perspektiven in Europa giunge alla conclusione che la Brexit abbia pesato in modo significativo sull’economia britannica. Gli autori stimano che la perdita di crescita a lungo termine sia compresa tra il 6 e l’8% del PIL rispetto a uno scenario di permanenza nell’UE. Inoltre, gli investimenti diretti sono diminuiti dal 12 al 18%. I nuovi accordi di libero scambio stipulati non sono riusciti a compensare la perdita dell’accesso illimitato al mercato interno.

Nonostante la promessa di ridurre l’immigrazione, dopo la Brexit il Regno Unito ha registrato arrivi record. Molti nuovi immigrati provengono da Stati terzi come l’India, la Nigeria e la Cina.

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15. Tutti noi beneficiamo di un accordo sull’elettricità

Domanda: un accordo sull’elettricità con l’UE è davvero necessario per garantire l’approvvigionamento energetico della Svizzera

Naturalmente anche la produzione interna di energia elettrica invernale va potenziata, ma allo stesso tempo traiamo vantaggio dal commercio di energia elettrica con i nostri vicini. L’autosufficienza energetica è un’utopia che non ha nulla a che vedere con la realtà.

L’accordo sull’elettricità rafforza la sicurezza dell’approvvigionamento, migliora la stabilità della rete e consente un impiego ottimale della flessibilità dell’energia idroelettrica svizzera. Quanto più la Svizzera è integrata nel mercato europeo dell’energia elettrica, tanto più il suo approvvigionamento elettrico risulta resiliente, sicuro e conveniente. Si tratta di un fattore importante per l’attrattività della piazza economica, in particolare per l’industria.  L’integrazione comporta vantaggi anche per i consumatori e le economie domestiche.

Con un accordo sull’elettricità, i rischi di un approvvigionamento insufficiente di energia elettrica diminuiscono notevolmente in Svizzera, soprattutto in inverno. Questi rischi aumentano, tra l’altro, a causa delle nuove normative dell’UE che prevedono che, a partire dal 2026, il 70% delle capacità di rete debba essere destinato al commercio di energia elettrica nel mercato interno dell’UE.

Secondo uno studio dell’ETH commissionato da economiesuisse, un accordo sull’elettricità consentirebbe alla Svizzera di risparmiare circa 50 miliardi di franchi entro il 2050, ovvero circa 2 miliardi di franchi all’anno. Il potenziale di risparmio è così consistente perché, grazie all’integrazione nella rete europea, non dovremo realizzare molti sistemi due volte. Maggiori informazioni sono disponibili in questo articolo.

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L’accordo sull’energia elettrica rafforza i consumatori:

il servizio pubblico non viene messo a rischio. Oggi (a differenza di un contratto di telefonia mobile o di un'assicurazione malattia) siamo vincolati ad un fornitore di energia elettrica e non abbiamo alcuna libertà di scelta. Con l’accordo sull'elettricità, in Svizzera viene introdotto un nuovo modello di scelta. Con questo modello, economie domestiche le piccole imprese con un consumo massimo di 50 MWh all'anno potranno scegliere se rimanere nel sistema di fornitura di base (con prezzi regolamentati) oppure se acquistare l'elettricità sul mercato libero. In futuro potremo quindi scegliere autonomamente se passare a un fornitore di energia elettrica più conveniente o rimanere con il fornitore regionale di base. Inoltre, sarebbe anche possibile tornare alla fornitura di base con prezzi regolamentati (tenendo conto delle scadenze e delle eventuali tasse dovute in caso di cambiamento nel corso dell'anno).

16. La partecipazione a Horizon Europe rafforza la capacità innovativa della Svizzera

Domanda: la partecipazione della Svizzera a «Horizon Europe» è davvero necessaria? 

Sì. Nel campo della ricerca di base e dell’innovazione non esiste al mondo un programma di ricerca paragonabile a «Horizon Europe».

Gli istituti di ricerca svizzeri vogliono partecipare a «Horizon Europe» perché l’associazione garantisce l’accesso alle migliori reti di ricerca a livello mondiale, ai finanziamenti - come le sovvenzioni dell’European Research Council (ERC) - e a infrastrutture d’eccellenza. Ciò è fondamentale per preservare la competitività internazionale della Svizzera come polo di ricerca, promuovere l’innovazione e sviluppare insieme soluzioni alle complesse sfide globali.

Da settembre 2023 anche il Regno Unito fa nuovamente parte di Horizon Europe. Nonostante la Brexit, i britannici puntano quindi ancora una volta sui vantaggi del più grande programma di ricerca al mondo. Ciò testimonia la sua qualità e importanza. Senza una partecipazione completa a Horizon Europe, la Svizzera rischia di perdere attrattività come polo scientifico.

Alternative unilaterali sono costose: senza la partecipazione a «Horizon Europe» sarebbero nuovamente necessarie misure sostitutive a livello nazionale. Queste costerebbero alla Confederazione circa 650 milioni di franchi all’ anno, ma sarebbero meno efficaci. La cooperazione a livello europeo, infatti, crea valore aggiunto grazie a sinergie ed effetti di collaborazione che non possono essere ottenuti nella stessa misura con programmi puramente nazionali. I costi della partecipazione devono quindi essere valutati in relazione ai benefici che ne derivano: gli investimenti rafforzano non solo la ricerca svizzera, ma anche la competitività e la capacità innovativa dell’economia svizzera.

La piena associazione a «Horizon Europe» è garantita solo se l’elettorato svizzero approverà gli Accordi bilaterali III. Senza, la possibilità di una partecipazione a pieno titolo duratura della Svizzera è a rischio. Ciò comporterebbe la perdita di un importante e prestigioso strumento di finanziamento. Oltre alle università svizzere, gli svantaggi colpirebbero anche numerose scuole universitarie professionali e molte PMI. Di conseguenza, la Svizzera perderebbe notevolmente la sua attrattività per giovani talenti e ricercatori di punta, danneggiando la sua capacità innovativa.

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17. Più collegamenti ferroviari internazionali senza compromettere il servizio pubblico

Domanda: l’accordo sui trasporti terrestri mette a rischio il servizio pubblico in Svizzera?

No. Il servizio pubblico in Svizzera rimane intatto. L’accordo sui trasporti terrestri con l’UE è una storia di successo da oltre 25 anni. Garantisce condizioni regolamentate nel traffico transfrontaliero, consente un trasporto merci efficiente, sostiene il trasferimento del traffico pesante sulla ferrovia e contribuisce al finanziamento dell’infrastruttura ferroviaria. Questi elementi rimangono pienamente preservati con gli Accordi bilaterali III. 

L’aggiornamento dell’accordo riguarda esclusivamente il trasporto ferroviario internazionale di passeggeri. Non è prevista alcuna liberalizzazione del traffico ferroviario nazionale. In futuro, le imprese ferroviarie estere potranno offrire ulteriori collegamenti internazionali verso la Svizzera. Al contempo, anche le imprese ferroviarie svizzere avranno maggiori possibilità di offrire collegamenti transfrontalieri verso i Paesi europei. 

Sul territorio nazionale svizzero continuerà a valere il diritto svizzero: i operatori esteri dovranno attenersi all'orario cadenzato svizzero, rispettare l'integrazione tariffaria con gli abbonamenti metà-prezzo e AG, osservare le disposizioni in materia di parità di trattamento delle persone con disabilità e rispettare le condizioni di lavoro svizzere sulle tratte situate in Svizzera

Per i clienti ciò significa più collegamenti internazionali, maggiore concorrenza e un’offerta più attrattiva, senza che venga messo in discussione il servizio pubblico in Svizzera.

18. La libera circolazione delle persone con l’UE rimane orientata al mercato del lavoro

Domanda: l’adozione della direttiva sulla cittadinanza dell’UE comporta il rischio di un afflusso di immigrati nei sistemi di sicurezza sociale svizzeri?

No. Nel corso dei negoziati, il Consiglio federale è riuscito a ridurre al minimo i rischi per il sistema di aiuto sociale svizzero.

La direttiva sulla cittadinanza dell’UE viene recepita secondo una versione su misura adattata alla Svizzera ed è accompagnata da un efficace dispositivo di protezione che comprende eccezioni e misure di salvaguardia. La libera circolazione continua ad applicarsi solo al mercato del lavoro e alle persone che dispongono di mezzi sufficienti per il proprio sostentamento.

Per quanto riguarda il diritto di soggiorno dei cittadini dell’UE e il diritto alle prestazioni sociali fino a cinque anni, la situazione giuridica nell’UE e in Svizzera è già oggi comparabile: entrambi sono legati a un contratto di lavoro in essere.

Inoltre, l’UE concede alla Svizzera diverse eccezioni che la tutelano da future modifiche del diritto dell’UE:

  1. Il diritto di soggiorno permanente previsto dalla direttiva sulla cittadinanza dell'UE, concesso ai cittadini dell'UE dopo un soggiorno di cinque anni, spetta in Svizzera solo alle persone che svolgono un'attività lucrativa e ai loro familiari (a differenza di quanto avviene negli Stati dell’UE e dell’AELS). Questo diritto deve essere inoltre essere richiesto, poiché non viene concesso automaticamente.  
  2. Continuano ad applicarsi gli altri criteri di integrazione supplementari applicabili per ottenere un permesso di domicilio C (come la conoscenza di una lingua nazionale, il rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza, l’assenza di dipendenza dall’aiuto sociale, eccetera). Il permesso di domicilio C rimane, come in passato, il presupposto per la naturalizzazione e quindi per l’ottenimento della cittadinanza svizzera.
  3. La Svizzera può interrompere il soggiorno delle persone senza attività lucrativa se queste non si adoperano per la loro integrazione professionale e non collaborano con gli Uffici regionali di collocamento (URC) per trovare un impiego.

Già oggi i cittadini di 14 Stati dell’UE (Belgio, Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Svezia e Spagna) nonché dei tre Stati dell’AELS (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) hanno diritto a un permesso di domicilio C dopo un soggiorno ininterrotto di cinque anni in Svizzera e il soddisfacimento dei criteri di integrazione. Pertanto, già oggi l’88% di tutti i cittadini dell’UE e dell’AELS presenti in Svizzera è in possesso di un permesso di domicilio C o ne ha diritto dopo cinque anni di soggiorno (purché soddisfi i criteri di integrazione).

Il permesso di domicilio C continuerà a coesistere con il nuovo diritto di soggiorno permanente previsto dalla direttiva sulla cittadinanza dell’UE anche dopo l’introduzione di quest’ultimo. I cittadini degli Stati sopra elencati potranno quindi scegliere in futuro tra il permesso di domicilio C e il nuovo diritto di soggiorno permanente ai sensi della direttiva, purché soddisfino i rispettivi requisiti. Con l’adozione parziale della direttiva sulla cittadinza, l’accesso al nuovo diritto di soggiorno permanente viene inoltre esteso ai cittadini degli altri Stati membri dell’UE.

L’importanza pratica di tale estensione dovrebbe essere limitata, poiché proprio per gli Stati dell’UE con il maggior numero di stranieri in Svizzera esiste già oggi il diritto al permesso di domicilio C. Per molti cittadini di questi Paesi, il nuovo diritto di soggiorno di lunga durata non comporta alcun vantaggio aggiuntivo significativo.

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L’adozione parziale della direttiva sulla cittadinanza dell’UE comporta solo adeguamenti puntuali

Gli effetti pratici dell’adozione parziale della direttiva sulla cittadinanza dell’UE dovrebbero rimanere limitati. Il grande cambiamento di sistema è avvenuto nel 2002: le attuali modifiche sono irrilevanti dal punto di vista sostanziale rispetto all’introduzione della libera circolazione delle persone.

Spesso vengono criticate le norme esistenti. Rispetto all’accordo sulla libera circolazione già in vigore, cambiano solo pochi elementi:

  • Ricongiungimento familiare: l’unica novità è il diritto al ricongiungimento familiare per i partner registrati. Ciò riguarda un gruppo di persone molto ristretto. Per tutti gli altri continua a valere la situazione giuridica precedente. Già oggi, nella pratica, l’unione registrata è equiparata al matrimonio, in base al diritto vigente e al divieto di discriminazione.
  • I familiari non autosufficienti non ottengono un diritto di soggiorno automatico, ma la decisione rimane a discrezione delle autorità, che valutano ogni singolo caso, come fatto finora.
  • Diritto di soggiorno di lunga durata ai sensi della direttiva sulla cittadinanza: questo diritto riguarda le persone che già risiedono legalmente in Svizzera. Non crea alcun diritto supplementare all’ingresso nel Paese o all’esercizio di un’attività lucrativa e non comporta quindi un aumento dell’immigrazione.
  • I cittadini dell’UE che hanno commesso reati potranno continuare ad essere espulsi anche in futuro. Alla Svizzera è stata concessa un’eccezione: la maggiore protezione prevista dalla direttiva sulla cittadinanza dell’UE contro l’espulsione di coloro che hanno commesso un reato non viene applicata. La Svizzera può quindi mantenere la sua attuale prassi in materia di espulsione.

19. La clausola di salvaguardia è un nuovo strumento nell’interesse della Svizzera

Domanda: la clausola di salvaguardia non è forse solo un «contentino» per la popolazione?

No. La concretizzazione della clausola di salvaguardia rappresenta un successo negoziale per la Svizzera. Si tratta di un netto miglioramento rispetto alla situazione attuale.

La nuova clausola di salvaguardia ridefinita può essere attivata autonomamente dalla Svizzera. È la Svizzera stessa a stabilire, nella legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrl), quando la clausola di salvaguardia entra in vigore (indicatori e soglie) e quali misure di protezione devono essere applicate.

Anche in assenza di un accordo politico con l’UE o qualora il tribunale arbitrale paritario ritenga che i presupposti non siano soddisfatti, la Svizzera può comunque introdurre misure di protezione. In tal caso, l’UE può adottare solo misure di compensazione proporzionate nell’ambito degli accordi sul mercato interno. La valutazione definitiva della proporzionalità spetta nuovamente al tribunale arbitrale (senza il coinvolgimento della Corte di giustizia dell’Unione europea).

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20. La politica agricola svizzera rimane indipendente

Domanda: in futuro l’UE potrà decidere in merito alla politica agricola svizzera?

No. La Svizzera rimane autonoma nella definizione della sua politica agricola. La protezione con dazi e contingenti, così come i pagamenti diretti agli agricoltori, rimangono invariati. L’accordo agricolo non riguarda la politica ambientale, climatica, paesaggistica o alimentare della Svizzera, né comprende la tassazione dei prodotti agricoli.

Gli Accordi bilaterali III rappresentano un risultato molto vantaggioso per gli agricoltori svizzeri. L’accordo agricolo è infatti escluso dal principio del recepimento dinamico e le misure di compensazione in ambito agricolo sono possibili solo in caso di violazione dell’accordo agricolo o di quello sulla sicurezza alimentare. Inoltre, durante i negoziati si è riusciti a garantire, tramite eccezioni, gli standard vigenti in Svizzera in materia di produzione alimentare e protezione degli animali.

Qualsiasi alternativa agli Accordi bilaterali III comporta rischi considerevoli per gli agricoltori svizzeri (modernizzazione dell’accordo di libero scambio Svizzera-UE del 1972, sulla base dell’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra UE e Regno Unito): i dazi agricoli e le sovvenzioni agricole svizzeri, relativamente elevati, il meccanismo di compensazione dei prezzi per i prodotti agricoli trasformati e l’accordo sulle agevolazioni doganali e sulla sicurezza doganale sarebbero messi a repentaglio. Tutti questi elementi sarebbero oggetto di negoziazione o nuovamente messi in discussione in caso di negoziati per la modernizzazione dell'accordo di libero scambio del 1972.

21. Il contributo di coesione è anche nell’interesse della Svizzera

Domanda: perché la Svizzera dovrebbe versare un contributo di coesione all’UE?

Il mantenimento e l’aumento del contributo di coesione sono giustificati considerato l’elevato valore degli Accordi bilaterali per la Svizzera. Sulla base dei dati dello studio Ecoplan aggiornato nel gennaio 2025, il beneficio economico degli Accordi bilaterali I nel 2035 ammonterà a circa 31 miliardi di franchi. Il contributo di coesione fissato rappresenta poco più dell’1% di tale somma.

Rispetto alla Norvegia, membro dello SEE, che presto verserà un contributo di coesione di 450 milioni di franchi all’anno per la piena partecipazione al mercato interno dell’UE, l’importo del futuro contributo della Svizzera, pari a 350 milioni di franchi, è equo.

Inoltre, è anche nell’interesse della Svizzera ridurre le disparità economiche all’interno del mercato interno europeo, affinché gli Stati partecipanti possano diventare mercati di riferimento attrattivi con un maggiore potere d’acquisto (come ad esempio la Polonia). Un meccanismo simile esiste anche all’interno della Svizzera con la perequazione finanziaria intercantonale.

Già oggi la Svizzera versa un contributo di coesione di circa 130 milioni di franchi all’anno. Tale importo viene destinato a progetti e programmi selezionati nei Paesi partner e non viene versato direttamente nei loro bilanci o in quello dell’UE. Con le priorità tematiche del secondo contributo svizzero, ovvero la formazione professionale e la migrazione, la Svizzera contribuisce attualmente ad affrontare sfide in Europa che la riguardano direttamente. La Svizzera può coinvolgere i propri partner nell’attuazione dei progetti di coesione. Inoltre, gli appalti pubblici nell’ambito di questi progetti sono aperti anche alle imprese svizzere. Ciò crea opportunità economiche per la Svizzera.

22. La protezione dei salari in Svizzera non viene messa a rischio

Domanda: la protezione dei salari in Svizzera verrà indebolita con gli Accordi bilaterali III?

No. La protezione dei salari è garantita. Tutte le questioni importanti relative alla protezione salariale dei lavoratori distaccati sono state risolte in modo soddisfacente nell'ambito dei negoziati di politica estera o tramite misure di politica interna.

Con l'aggiornamento dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, l'Unione europea riconosce ufficialmente per la prima volta la necessità di una protezione salariale in Svizzera e di misure di accompagnamento (FlaM). L'UE accetta quindi il sistema di controllo duale esistente, compresi i poteri di monitoraggio e sanzione delle commissioni paritetiche (sindacati e datori di lavoro) e dei Cantoni.

L'UE ha concesso alla Svizzera, tra le altre cose, le seguenti eccezioni alla legge sui lavoratori distaccati:

  • Una clausola di non regressione (se l'UE dovesse ridurre la protezione dei salari nella legge sui lavoratori distaccati, la Svizzera non sarebbe tenuta a riprendere queste regole in modo dinamico),
  • Un termine di notifica (per le imprese straniere che desiderano fornire servizi in Svizzera) di quattro giorni lavorativi, basato su un'analisi dei rischi oggettiva e specifica per il settore,
  • Un obbligo di cauzione per le imprese che non hanno rispettato i loro obblighi finanziari in passato, e
  • Un obbligo di documentazione per i prestatori indipendenti di servizi come misura per contrastare il lavoro autonomo fittizio.

A tal proposito sono importanti anche i seguenti punti:

  • La densità dei controlli continuerà a essere definita autonomamente dalla Svizzera.
  • Il mancato pagamento della cauzione può comportare una sanzione, compreso il divieto di fornire servizi.
  • L'attuale obbligo di notifica sarà esteso ai lavoratori indipendenti.
  • Durante i negoziati, la Svizzera ha potuto garantire il suo ruolo di
    osservatrice presso l'Autorità europea del lavoro (ELA).
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