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Il blocco dello Stretto di Hormuz aumenta i costi dell’approvvigionamento energetico europeo

07.08.2026

A colpo d'occhio

  • L’Europa ha ridotto la propria dipendenza dal gas russo trasportato tramite gasdotto e oggi fa maggiore affidamento sul mercato globale del GNL.
  • Il blocco dello Stretto di Hormuz incide in particolare sulle esportazioni di GNL del Qatar, riducendo così l’offerta mondiale.
  • L’inasprirsi della concorrenza fa salire i prezzi del gas e dell’elettricità anche in Svizzera.

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Prima della guerra in Ucraina, la Russia rappresentava la principale fonte di dipendenza energetica dell’Europa. Circa il 40 per cento delle importazioni europee di gas arrivava in Europa tramite gasdotti dalla Russia. Il gas naturale liquefatto (GNL) aveva già un certo peso, ma era solo un complemento e non la spina dorsale dell’approvvigionamento. Dopo l’attacco russo all’Ucraina, l’Europa ha radicalmente riorganizzato le proprie fonti di approvvigionamento. Mentre la Norvegia ha potuto rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di importante fornitore, il GNL proveniente soprattutto dagli Stati Uniti ha acquisito grande importanza. L’Europa ha così ridotto la propria dipendenza da singoli fornitori, aumentando però al contempo la propria interconnessione con il mercato globale del GNL.

Il blocco in Medio Oriente riguarda anche il gas naturale liquefatto

Una conseguenza di questo sviluppo è che oggi le tensioni geopolitiche in Medio Oriente si ripercuotono più rapidamente sui mercati energetici europei. Il persistente blocco dello Stretto di Hormuz si fa quindi sentire non solo con l’aumento dei prezzi della benzina, ma sempre più anche su quelli del gas. Il Qatar svolge in questo contesto un ruolo chiave. Sebbene i maggiori volumi di GNL destinati all’Europa provengano dagli Stati Uniti, il Qatar è uno dei principali produttori a livello mondiale ed è indispensabile per l’equilibrio del mercato globale del GNL. Poiché praticamente tutte le esportazioni di GNL del Paese devono transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, qualsiasi interruzione di questa rotta ha un impatto immediato sull’offerta globale.

L’Europa deve riempire i propri depositi a prezzi elevati

Il blocco colpisce l’Europa in un momento particolarmente sfavorevole. I depositi di gas europei sono insolitamente poco pieni per questa stagione e devono essere notevolmente riforniti prima del prossimo inverno. Di conseguenza, la domanda di forniture aggiuntive di GNL da parte dei fornitori energetici europei è molto elevata. L’Europa conserva ancora ricordi dolorosi dell’inverno 2022/2023. All’epoca, l’UE aveva imposto un livello minimo di riempimento dei depositi di gas, segnalando così al mercato la propria disponibilità ad accettare fluttuazioni dei prezzi. Attualmente, l’UE sta cercando di evitare che si ripeta questo scenario. Allo stesso tempo, numerosi paesi asiatici sono alla ricerca di alternative alle forniture dal Qatar che non vengono più erogate. Europa e Asia si contendono quindi gli stessi volumi provenienti da Stati Uniti, Australia e Africa. La conseguenza è una concorrenza sempre più agguerrita per un’offerta che si sta riducendo. Per l’andamento dei prezzi è meno determinante il fatto che l’Europa acquisti direttamente grandi quantità dal Qatar. È invece fondamentale che sul mercato mondiale manchino notevoli quantità di GNL. Se l’offerta globale diminuisce, i prezzi aumentano per tutti gli acquirenti. Gli effetti sono quindi chiaramente percepibili anche in Europa.

L'aumento dei prezzi del gas accentua la pressione sul mercato dell'energia elettrica

Le conseguenze non si limitano al mercato del gas. In molti paesi europei, le centrali a gas determinano il prezzo dell’energia elettrica sulle borse dell’energia, soprattutto in inverno. Anche se la quota del gas nella produzione di energia elettrica è limitata, le centrali più costose ancora necessarie spesso determinano il prezzo di mercato per tutti i fornitori. Le energie rinnovabili e le centrali nucleari francesi non sono attualmente in grado di coprire in modo sufficiente il fabbisogno energetico paneuropeo durante l’inverno. L’aumento dei prezzi del gas fa quindi spesso salire i prezzi dell’elettricità in modo diretto e sproporzionato. Quanto più a lungo persiste il blocco e quanto più difficile diventa il riempimento dei depositi, tanto maggiore è il rischio di ulteriori aumenti dei prezzi dell’elettricità nel prossimo inverno.

Essendo parte dello spazio energetico europeo, inevitabilmente, anche la Svizzera ne risentirebbe. Anche nell’ambito dell’approvvigionamento di base regolamentato, circa due terzi dell’energia elettrica consumata viene acquistata sul mercato. Il basso livello di riempimento dei bacini di accumulo nazionali aggrava il problema. L’aumento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica rende più costanti la produzione, il trasporto e numerosi fattori produttivi. Il conflitto con l’Iran ci dimostra così ancora una volta quanto i conflitti geopolitici possano influire sull’Europa e sulla Svizzera attraverso i mercati energetici.

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