
Un limite rigido alla popolazione: l’irragionevole richiesta dell'iniziativa del caos
A colpo d'occhio
L'iniziativa del caos chiede di limitare la popolazione residente in Svizzera a dieci milioni di abitanti entro il 2050. Intende quindi introdurre un tetto rigido alla popolazione e resiliare, tra gli altri accordi, anche quello sulla libera circolazione delle persone. L'iniziativa mette così deliberatamente a rischio la via bilaterale con l'UE e ignora lo sviluppo demografico in Svizzera. Il nostro Paese continuerà a necessitare dell'immigrazione di manodopera anche in futuro. L'iniziativa del caos non risolve alcun problema, ma ne crea molti altri. Mette a rischio la sicurezza e il benessere della Svizzera.
Il presente dossier è stato pubblicato in collaborazione con l'Unione svizzera degli imprenditori.
Posizione economiesuisse
L'iniziativa dell'UDC deve essere respinta per diversi motivi:
- L'iniziativa mette deliberatamente a repentaglio la via bilaterale con l'UE. Gli Accordi bilaterali sono un fattore centrale per il benessere della Svizzera.
- Già oggi il numero di lavoratori che vanno in pensione è superiore a quello dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. Quest’evoluzione demografica continua ad aggravarsi: senza la manodopera proveniente dall'UE/AELS di cui c'è urgente bisogno, si rischia un trasferimento delle imprese, la perdita di gettito fiscale, una minore innovazione, un peggioramento dell'offerta e un calo del livello dei servizi. Ciò comporta una perdita di benessere e una diminuzione della qualità della vita per tutti.
- Senza l'immigrazione di manodopera, l'AVS si troverà più rapidamente in difficoltà. Inoltre, la manodopera estera contribuisce al nostro sistema pensionistico anche a lungo termine.
- Le preoccupazioni della popolazione in materia di immigrazione devono essere prese sul serio. Sono necessarie misure adeguate per aumentare la produttività, garantire un migliore sfruttamento del potenziale di manodopera indigena e misure mirate nella politica dell’asilo, degli alloggi e delle infrastrutture.

Un tetto rigido alla popolazione non è uno strumento efficace
Il 3 aprile 2024 l'UDC ha depositato presso la Cancelleria federale le firme per l'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)». L'iniziativa è stata formalmente accolta il 10 maggio 2024.
Ecco cosa chiedono i promotori dell'iniziativa
Con l'articolo 73a capoverso 1, l'iniziativa intende inserire nella Costituzione federale il principio secondo cui la popolazione residente permanente in Svizzera non deve superare i 10 milioni di abitanti prima del 2050 (cfr. testo dell'iniziativa). Se tale limite viene superato, il Consiglio federale e il Parlamento devono adottare tutte le misure a loro disposizione per rispettarlo. Gli accordi internazionali, quali ad esempio il Patto ONU sulla migrazione, esplicitamente menzionato, dovrebbero essere resiliati. Due anni dopo il primo superamento del limite, dovrà essere inoltre resiliato l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea (UE), a meno che la popolazione non sia stata riportata entro il limite di 10 milioni. Già a partire dalla soglia di 9,5 milioni di abitanti, il Consiglio federale e il Parlamento dovranno adottare misure nell'ambito delle loro competenze, in particolare nel settore dell'asilo e del ricongiungimento familiare.
L'obiettivo dell'iniziativa è seminare il caos nella via bilaterale
Sebbene l'UDC definisca ufficialmente la sua iniziativa «Iniziativa per la sostenibilità», la sostenibilità è solo un termine fuorviante utilizzato per mascherare le sue reali intenzioni. Il vero obiettivo dei promotori dell'iniziativa è la resiliazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) con l'UE. Come già avvenuto con la votazione sull'iniziativa per la limitazione nel 2020, l'UDC mira a seminare il caos nelle relazioni bilaterali con l'UE anche con la nuova iniziativa. In virtù della clausola ghigliottina, in caso di resiliazione della LCP, tutti gli Accordi bilaterali I terminerebbero. Lo stesso vale per gli accordi di Schengen/Dublino (parte degli Accordi bilaterali II), poiché durante i negoziati sulla partecipazione della Svizzera allo spazio Schengen, l'UE aveva posto come condizione la libera circolazione delle persone.
L'iniziativa chiede un tetto massimo alla popolazione, non un sistema di contingenti
Ciononostante, l'UDC intende resiliare la libera circolazione delle persone e sostituirla con un controllo statale dell'immigrazione. In questo contesto si fa spesso riferimento a un sistema di contingenti. Il passato ha tuttavia dimostrato che un sistema di questo tipo è molto burocratico e poco flessibile. Al contempo, è importante sottolineare che l'iniziativa non prevede l'introduzione di un sistema di questo tipo. La richiesta nel testo dell'iniziativa è chiara: la Svizzera dovrebbe introdurre un rigido limite massimo di 10 milioni di abitanti.
La Svizzera quando raggiungerà questa soglia?
Su incarico del Consiglio federale, l'Ufficio federale di statistica (UST) elabora periodicamente scenari sull'evoluzione demografica in Svizzera. Gli scenari aggiornati sono stati pubblicati nell'aprile 2025. L'UST calcola tre scenari di base, in cui vengono formulate ipotesi diverse relative al tasso di natalità, all'aspettativa di vita e all'immigrazione netta:
- Lo scenario di riferimento riprende l'andamento degli ultimi anni per i tre fattori determinanti.
- Lo scenario alto si basa su ipotesi che comportano una crescita demografica più forte.
- Lo scenario basso si basa su ipotesi che comportano una crescita demografica più debole.
A seconda dello scenario, la Svizzera raggiungerà i 10 milioni di abitanti nel 2042 (scenario di riferimento) o già nel 2034 (scenario alto). Solo nello scenario basso la Svizzera rimarrà al di sotto del tetto demografico anche a lungo termine. A questo punto è opportuno sottolineare che i promotori dell'iniziativa criticano le previsioni demografiche dell'UST perché ritenute troppo basse (cfr. comunicato stampa dell'UDC). Condividiamo questa critica e ci concentriamo quindi sullo scenario di riferimento e su quello alto.
Scenario alto: quanta immigrazione netta sarebbe ancora possibile?
L'assurdità di un tetto demografico rigido è particolarmente evidente nello scenario alto. In questo caso, la Svizzera raggiungerà la soglia nel 2034 e, secondo il testo dell'iniziativa, dovrà adottare tutte le misure disponibili per rispettare il limite dei 10 milioni. In questo contesto, i promotori sottolineano soprattutto le restrizioni all'immigrazione. Per semplicità, supponiamo che l'immigrazione netta venga ridotta a zero una volta raggiunto il limite massimo. A partire dal 2034, lo sviluppo demografico verrebbe ridotto in misura corrispondente all'immigrazione netta cumulativa. Un tetto rigido alla popolazione significa quindi, nello scenario alto, rinunciare completamente a qualsiasi persona proveniente dall'estero, a meno che non sia compensata da una persona che emigra. Non si tratta quindi solo dell'economia e del suo fabbisogno di manodopera: immaginate una società in cui uno svizzero può convivere con la sua partner straniera in Svizzera solo quando un'altra persona lascia il Paese.
Quanta immigrazione netta sarebbe consentita nello scenario di riferimento?
Facciamo ora la stessa considerazione basandoci sullo scenario di riferimento, in cui la popolazione raggiungerà la soglia massima nel 2042. Se si ipotizza nuovamente un'immigrazione netta pari a zero, la popolazione diminuirà leggermente negli anni successivi. Questo scenario consentirebbe quindi un saldo migratorio positivo. Per non superare il limite entro il 2050, come previsto dall'iniziativa, l'immigrazione netta dovrebbe tuttavia ammontare unicamente a 12’691 persone all'anno.
Un tetto massimo alla crescita della popolazione rappresenta il blocco dell'immigrazione per la manodopera dall’estero
Con un tetto massimo rigido alla popolazione, una volta raggiunti i 10 milioni di abitanti non sarebbe più possibile far entrare in Svizzera nemmeno un solo lavoratore dall’estero in più. A seconda dello scenario, l'immigrazione netta consentita sarà pari a zero o ammonterà ancora a 12’691 persone. Non si tratta però di un contingente per la migrazione legata al mercato del lavoro, bensì per l'immigrazione netta totale consentita. La conseguenza di un tetto rigido alla popolazione sarebbe un blocco dell'immigrazione di manodopera aggiuntiva dall'estero. L'iniziativa non intende quindi introdurre un controllo statale dell'immigrazione, ma limitare la popolazione della Svizzera e quindi impedire completamente la migrazione di manodopera.

Ripercussioni sul mercato del lavoro, sull'approvvigionamento e sulle istituzioni sociali
Un tetto massimo rigido alla popolazione è una richiesta radicale. Tuttavia, appare del tutto assurda se si considera lo sviluppo demografico in Svizzera. Dal punto di vista del mercato del lavoro, ma anche in relazione all'approvvigionamento e al finanziamento delle assicurazioni sociali, il numero di abitanti da solo non è determinante. Occorre piuttosto considerare l'andamento della popolazione attiva di età compresa tra i 20 e i 64 anni. In fin dei conti, sono queste le persone disponibili sul mercato del lavoro. Occorre inoltre considerare come cambia nel tempo il rapporto tra la popolazione attiva e il resto dei residenti. Ciò è particolarmente rilevante nel caso dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), poiché in questo caso la popolazione attiva finanzia direttamente i pensionati attraverso il sistema di ripartizione. A causa dell’evoluzione demografica, la Svizzera si trova ad affrontare i seguenti sviluppi:
- La popolazione attiva indigena è in calo
- L'indice di dipendenza degli anziani aumenta
La popolazione attiva interna si riduce notevolmente
La differenza tra le persone di 20 e quelle di 65 anni mostra in modo chiaro l’evoluzione della popolazione attiva in Svizzera. Permette di stimare, ad esempio, quanti giovani entrano ogni anno nel mercato del lavoro e quanti lavoratori vanno in pensione. In Svizzera, già da alcuni anni il quadro è chiaro: ogni anno il numero di persone che escono dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età è superiore a quello dei giovani che vi entrano. Si tratta di una tendenza che proseguirà anche in futuro. La conseguenza è una contrazione della popolazione attiva indigena. La differenza sarà particolarmente marcata nel 2029, quando la riduzione della popolazione attiva sarà superiore di 30’000 unità rispetto alla sua crescita. Come si può notare nella figura 4, la differenza si riduce in seguito, ma rimane negativa nel lungo periodo. Dopo il 2040 si verificherà una seconda ondata in cui molte persone usciranno dal mercato del lavoro per motivi di età e non potranno essere sostituite da giovani cittadini svizzeri.
L’indice di dipendenza degli anziani è in forte aumento
Il rapporto tra la popolazione attiva e le persone in età pensionabile si riflette nell’indice di dipendenza degli anziani. Quest’ultimo indica quante persone in età pensionabile ci sono ogni 100 persone in età lavorativa. Come si può osservare nella figura 5, in futuro questo rapporto continuerà a evolvere a sfavore della popolazione attiva. Oggi, ogni 100 persone in età lavorativa ci sono 35 persone di età pari o superiore a 65 anni. Entro il 2050 questa proporzione passerà a 45 persone in età pensionabile. Ciò significa che per ogni pensionato ci saranno poco più di due persone in età lavorativa. L'introduzione di un tetto massimo rigido alla popolazione accelererebbe ulteriormente questo sviluppo. Infatti, l'immigrazione in Svizzera, che verrà praticamente impedita al raggiungimento del limite massimo, riguarda per la maggior parte persone in età lavorativa.
Carenza di manodopera e caos nell'approvvigionamento
Un tetto massimo rigido alla popolazione limiterebbe notevolmente o addirittura impedirebbe alla Svizzera di compensare lo sviluppo demografico attraverso l'immigrazione. Le conseguenze negative sarebbero gravi: molte imprese non riuscirebbero più a reperire manodopera adeguata in Svizzera. Quelle che ne avrebbero la possibilità trasferirebbero o amplierebbero le loro sedi e attività all'estero. Di conseguenza, in Svizzera il gettito fiscale diminuirebbe notevolmente, si creerebbero meno posti di lavoro di alta qualità, o addirittura una loro riduzione, e l’innovazione avverrebbe sempre più altrove. Il sistema sanitario raggiungerebbe molto più rapidamente i suoi limiti a causa della carenza di medici e infermieri, con un conseguente notevole peggioramento dell'assistenza sanitaria, carenze e liste d’attesa. Anche il trasporto pubblico dovrebbe essere ridotto a causa della mancanza di personale. Sarebbe difficile trovare artigiani per le riparazioni e molti ristoranti, alberghi e negozi sarebbero costretti a ridurre gli orari di apertura o a sospendere stagionalmente o definitivamente l'attività. L'agricoltura riscontrerebbe sempre più difficoltà a reclutare manodopera sufficiente, il che comprometterebbe l'approvvigionamento alimentare nazionale. Inoltre, la carenza di manodopera renderebbe molto più difficile la costruzione di infrastrutture e alloggi.
Raphael Tobler, Presidente della Swiss Startup Association
«L'iniziativa del caos dell'UDC è un'idea del tutto insensata. Non solo porterà alla resiliazione degli Accordi bilaterali, ma aggraverà notevolmente la carenza di manodopera in Svizzera. Noi start-up dipendiamo da personale altamente qualificato. L'immigrazione attraverso la libera circolazione delle persone, di cui circa il 70% viene direttamente integrata nel mercato del lavoro, è essenziale per noi. Non oso nemmeno immaginare gli scontri per la ripartizione della manodopera una volta raggiunto il limite massimo fissato dall'iniziativa. Purtroppo, però, so già una cosa: noi start-up ne risentiremo sicuramente».
Caos nel finanziamento delle istituzioni sociali
L'evoluzione demografica rimane una sfida centrale per il finanziamento delle nostre istituzioni sociali. Il numero dei beneficiari di prestazioni cresce più rapidamente di quello dei contribuenti. La migrazione orientata al mercato del lavoro contrasta questa tendenza, poiché i nuovi residenti sono in media molto più giovani rispetto alla popolazione locale, il che sostiene le istituzioni sociali: i dati attuali mostrano che i cittadini dell'UE/AELS contribuiscono per il 27% al finanziamento del 1° pilastro (AVS, AI e IPG), ma percepiscono solo il 14,9% delle prestazioni. Uno studio commissionato dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali dimostra inoltre che l'immigrazione ha un effetto positivo a lungo termine su AVS, AI e IPG, anche tenendo conto delle future prestazioni dei contribuenti immigrati. Il rapporto tra prestazioni e contributi è particolarmente favorevole per i cittadini dell'UE/AELS, poiché rispetto ad altri gruppi di immigrati essi percepiscono redditi più elevati, hanno un tasso di partecipazione al mercato del lavoro più elevato e soggiornano in Svizzera per periodi più brevi.
Se la Svizzera introducesse un limite rigido alla popolazione dovrebbe rinunciare quasi completamente all'immigrazione netta. Un numero sempre più esiguo di contribuenti dovrebbe quindi finanziare un numero sempre crescente di beneficiari. È evidente che ciò comprometterebbe ulteriormente il sistema previdenziale. Il carico per la popolazione crescerebbe in modo significativo.
Senza contromisure, il risultato della ripartizione – ovvero il rapporto tra le entrate e le uscite correnti – peggiorerebbe notevolmente e, poiché le pensioni sono fondamentalmente garantite, le entrate dovrebbero aumentare (o le uscite dovrebbero diminuire).
Oggi le entrate derivano principalmente dai contributi salariali, dai contributi della Confederazione e dei Cantoni e dalle entrate dell'imposta sul valore aggiunto. Ci si dovrebbe aspettare un incremento di tutti i contributi, con un aggravio per i consumatori, ulteriori oneri per i lavoratori e i datori di lavoro e una maggiore pressione sulle finanze della Confederazione e dei Cantoni. Se i costi del lavoro aumentano, si ottiene l'effetto contrario a quello che sarebbe sensato e opportuno: gli incentivi al lavoro, che in realtà andrebbero migliorati, continuerebbero a peggiorare. La popolazione attiva dovrebbe fare i conti con una perdita di salario reale a causa di detrazioni salariali più elevate. Le conseguenze sarebbero tanto più dolorose quanto più a lungo alla politica mancherà la volontà di attuare una vera riforma dell'AVS, degna di questo nome e che contenga anche elementi strutturali.

Ripercussioni sugli Accordi bilaterali e sul benessere
L'iniziativa mette deliberatamente a rischio la via bilaterale con l'UE
La fine della libera circolazione delle persone è il reale obiettivo dell'iniziativa. Il testo dell'iniziativa stabilisce inequivocabilmente che l'Accordo sulla libera circolazione delle persone deve essere resiliato al più presto due anni dopo il primo superamento della soglia di dieci milioni di abitanti. Ciò avrebbe conseguenze di vasta portata, poiché comporterebbe la fine dell'intero pacchetto degli Accordi bilaterali I con l'UE. Non sarebbe interessata solo la libera circolazione delle persone, ma verrebbero colpiti anche gli accordi sui trasporti terrestri e aerei, sull'agricoltura, sulla ricerca, sugli appalti pubblici e sull'eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio. Il motivo è la cosiddetta clausola ghigliottina, secondo la quale tutti e sette gli Accordi bilaterali I sono indissolubilmente legati tra loro: se uno di questi accordi viene resiliato, gli altri sei terminano automaticamente. L'accettazione dell'iniziativa del comprometterebbe irrimediabilmente il successo dei rapporti bilaterali tra la Svizzera e l'UE.

L'UE è e rimane di gran lunga il partner commerciale più importante della Svizzera
Il mercato unico europeo, con i suoi circa 450 milioni di consumatori e 32 milioni di imprese, oggi assorbe il 51% delle merci esportate dalla Svizzera, mentre il 71% delle nostre importazioni di merci proviene dall'UE. La fine della partecipazione settoriale al mercato interno dell'UE comporterebbe quindi notevoli svantaggi per l'economia svizzera: senza l’eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio, molti prodotti industriali svizzeri dovrebbero essere certificati due volte, sia in Svizzera che nell'UE, il che comporterebbe un enorme dispendio di tempo e denaro, soprattutto per le piccole imprese. L'attuale volume degli scambi commerciali con l'UE è talmente elevato che, in termini assoluti, continua a crescere più rapidamente di quello con il secondo e il terzo mercato più importante, ovvero gli Stati Uniti e la Cina, messi insieme. Considerando gli attuali tassi di crescita, anche nel 2050 l'UE continuerà ad essere il principale partner commerciale della Svizzera, superando il volume degli scambi commerciali con gli Stati Uniti e la Cina.
Il contesto commerciale e geopolitico avvalora ulteriormente un partenariato stabile
Proprio in un momento in cui la politica di potere, il protezionismo e la politica industriale acquisiscono importanza e il multilateralismo è sempre più sotto pressione, la Svizzera ha un interesse urgente a coltivare le migliori relazioni internazionali possibili. Il modello di successo svizzero è particolarmente vulnerabile perché la Svizzera, in quanto piccola economia aperta, dipende da regole globali, mercati liberi e strutture commerciali stabili. Relazioni affidabili con l'UE rimangono quindi fondamentali da un punto di vista strategico: dal punto di vista geografico, economico e culturale, la Svizzera è strettamente legata all'UE. Valori comuni, mercati aperti e interessi di sicurezza condivisi rendono uno stretto partenariato la risposta migliore a un contesto globale sempre più imprevedibile.
Il benessere e i salari sono chiaramente aumentati dalla conclusione degli Accordi bilaterali
Negli ultimi anni, la produttività, il benessere e il tempo libero pro capite in Svizzera hanno registrato un aumento significativo (cfr. dossierpolitica di marzo 2023). Questo sviluppo positivo è stato favorito in modo determinante dagli Accordi bilaterali e dalla libera circolazione delle persone. Dalla firma degli Accordi bilaterali I nel 1999, il prodotto interno lordo (PIL) reale pro capite in Svizzera è cresciuto del 28%. Anche nel confronto internazionale e tenendo conto dei diversi livelli di prezzo, la Svizzera si colloca in ottima posizione per quanto riguarda lo sviluppo del benessere. L’incremento medio del benessere dal 1999 è stato pari a 17’108 dollari internazionali in termini assoluti. Il benessere in Svizzera, che già all'inizio era a un livello nettamente superiore, è quindi aumentato ancora più rapidamente che in Germania, Gran Bretagna, Francia o Italia. Solo gli Stati Uniti, che a loro volta hanno registrato una crescita economica molto marcata negli ultimi 15 anni, hanno recuperato leggermente terreno rispetto alla Svizzera in termini di potere d'acquisto. Dall'introduzione degli Accordi bilaterali I anche i salari hanno registrato un andamento positivo: secondo il 19º Rapporto dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone, tra il 2002 e il 2022 il salario reale medio in Svizzera è aumentato mediamente dello 0,5% all'anno. Nei dieci anni precedenti l'entrata in vigore degli Accordi bilaterali I la crescita annuale dei salari reali era stata invece solo dello 0,2%. Inoltre, anche al netto dell'inflazione, i salari medi svizzeri occupano da anni i primi posti in Europa. Anche i lavoratori a basso reddito beneficiano di salari nettamente più elevati rispetto alla media internazionale.
Un tetto rigido alla popolazione mette a rischio il nostro benessere
L'iniziativa del caos mira in ultima analisi a resiliare la libera circolazione delle persone, il che comporterebbe la fine degli Accordi bilaterali I. Al contempo, il tetto massimo alla popolazione comporterebbe un blocco dell'immigrazione di manodopera estera. L'iniziativa minaccia quindi il benessere della Svizzera su due fronti:
- Gli sviluppi passati hanno dimostrato che le relazioni bilaterali con l'UE hanno avuto un effetto positivo sullo sviluppo del benessere. La fine degli Accordi bilaterali I avrebbe effetti negativi sul dinamismo economico della Svizzera. Lo dimostrano le recenti ricerche condotte da Ecoplan e da BAK Economics. Nonostante ricorrano a modelli diversi, entrambi gli studi giungono alla conclusione che gli Accordi bilaterali continueranno ad avere un effetto positivo sullo sviluppo del PIL e del PIL pro capite.
- La Svizzera trae un vantaggio particolarmente elevato dalla libera circolazione delle persone, poiché dall'UE giunge in Svizzera soprattutto manodopera: sette persone su dieci, che immigrano in Svizzera dall'UE nell'ambito della libera circolazione delle persone, entrano direttamente nel mercato del lavoro, come dimostra l'ultimo rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone. Da un lato, queste persone colmano le lacune in professioni con un basso livello di qualificazione, ad esempio nell'edilizia, nel turismo, nella ristorazione, nell'agricoltura o nelle pulizie. Dall'altro lato, contribuiscono ad alleviare la carenza di personale qualificato in settori professionali specializzati come la sanità, l'informatica, l'ingegneria o l'industria. Circa il 55% dei cittadini dell'UE che sono immigrati in Svizzera grazie alla libera circolazione delle persone possiede un diploma universitario. Un tetto massimo rigido alla popolazione comporterebbe che, una volta raggiunto il limite, la Svizzera dovrebbe rinunciare a manodopera supplementare proveniente dall'UE. Il fabbisogno di manodopera, che deriva già solo dall'evoluzione demografica, non potrebbe essere coperto. L'iniziativa non specifica quali settori dovranno rinunciare alla manodopera estera in futuro, né come si potranno compensare le conseguenze negative di tale rinuncia. Dal lato dei datori di lavoro si profilano aspri scontri per la distribuzione delle risorse. In particolare, le PMI, le start-up e il settore della ristorazione e dell'ospitalità rischiano di venire svantaggiati nella distribuzione della manodopera di cui hanno urgentemente bisogno.
L'iniziativa mette a rischio anche la sicurezza in Svizzera
La resiliazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone avrebbe ripercussioni anche sugli accordi di Schengen e Dublino, che fanno parte degli Accordi bilaterali II, poiché l'UE ha espressamente subordinato la partecipazione della Svizzera allo spazio Schengen alla libera circolazione delle persone. La cessazione dell'associazione a Schengen/Dublino avrebbe gravi ripercussioni negative sulla libertà di viaggio, sul turismo e, in particolare, sulla sicurezza in Svizzera. Ad esempio, la Svizzera non farebbe più parte dello spazio Schengen per i visti e la polizia svizzera non avrebbe più accesso al Sistema d'informazione Schengen (SIS), fondamentale per le ricerche e la lotta alla criminalità transfrontaliera. Inoltre, la resiliazione dell'accordo di Dublino comporterebbe la possibilità per ogni migrante, dopo il rigetto di una domanda di asilo in un altro Stato europeo, di presentare una seconda domanda in Svizzera. Al contempo, la Svizzera disporrebbe della base giuridica per rimpatriare i richiedenti asilo nel Paese di primo ingresso.

Misure rapide e mirate invece di un radicale tetto massimo alla popolazione
La crescita non è un gioco a somma zero. Con la crescita, si creano nuovi posti di lavoro, reddito, qualità di vita, libertà e opportunità di cui beneficiano in molti. Se invece la popolazione in Svizzera non potesse più crescere ci sarebbero dei perdenti. Gli effetti negativi di un tetto demografico rigido sono stati elencati in questo dossier. Al contempo, però, è anche chiaro che le preoccupazioni della popolazione riguardo all'immigrazione devono essere prese sul serio. Sono necessarie misure efficaci per risolvere i problemi reali legati all'immigrazione e, parallelamente, migliorare ulteriormente la qualità di vita in una Svizzera che cresce demograficamente.
Es braucht zielgerichtete Massnahmen, die rasch wirken
La radicale richiesta di un rigido tetto massimo alla popolazione dell'iniziativa del caos non è uno strumento sensato. Da un lato, le misure avrebbero effetto solo in futuro e quindi non aiuterebbero ad alleviare in modo tangibile gli attuali effetti negativi dell'immigrazione. Dall'altro, la loro attuazione comporterebbe un danno economico considerevole. Dal punto di vista dell'economia, occorre invece perseguire le seguenti linee guida:
- Applicazione coerente del diritto d'asilo
- Ampliamento delle infrastrutture e ottimizzazione del loro utilizzo
- Semplificazione e accelerazione delle procedure nell'edilizia abitativa
- Aumento della produttività
- Migliore impiego del potenziale della manodopera indigena

Applicazione coerente delle leggi in materia di asilo
economiesuisse sostiene una politica migratoria che rispecchi la lunga tradizione umanitaria della Svizzera. In materia di asilo, la Svizzera dovrebbe garantire protezione solo a coloro che ne hanno diritto ai sensi del diritto d'asilo e della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati. I richiedenti asilo che fuggono solo per motivi economici non dovrebbero essere autorizzati a rimanere in Svizzera. Come misura di accompagnamento, i criteri per la definizione dei paesi di origine sicuri dovrebbero essere rivisti regolarmente. I cittadini stranieri criminali devono essere rimpatriati nei loro Paesi d'origine in modo coerente, nel rispetto del diritto internazionale. Tutti i Cantoni devono eseguire le decisioni di espulsione al fine di garantire la parità di trattamento tra i richiedenti asilo respinti. I Cantoni che non intendono eseguire le decisioni di espulsione devono assumersi tutte le conseguenze finanziarie.
Rafforzare la cooperazione internazionale in materia di asilo
Diversi Stati membri dell'UE stanno attualmente inasprendo la legislazione in materia d’asilo o la sua attuazione. Anche l'UE, dopo anni di negoziati, è riuscita a raggiungere un accordo su una riforma globale del sistema europeo di migrazione e asilo con l'adozione del Patto UE sulla migrazione e l'asilo nel maggio 2024. La Svizzera è quindi tenuta a impegnarsi a favore di una politica d'asilo coerente a livello europeo e ad attuarla anche sul proprio territorio. In caso contrario, la Svizzera rischia di diventare un bacino di raccolta per l'immigrazione incontrollata. Inoltre, occorre concludere ulteriori accordi di riammissione e rinegoziare quelli esistenti qualora dovessero sorgere problemi. Occorre promuovere il ritorno volontario. Anche in questo ambito è necessaria una stretta collaborazione con l'UE, in particolare laddove ciò sia utile alla Svizzera. Ciò comporta anche un rafforzamento della collaborazione con l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex).
Ampliare e migliorare l'utilizzo delle infrastrutture di trasporto
La rete stradale svizzera è cronicamente congestionata: per il 2024, l'Ufficio federale delle strade ha registrato valori record per quanto riguarda i chilometri percorsi dai veicoli e le ore di ingorgo sulle nostre autostrade. Nel 2024, la popolazione residente in Svizzera ha trascorso circa 55'570 ore in coda, con un aumento del 13,9% rispetto all'anno precedente. Per risolvere efficacemente le strozzature nel settore delle infrastrutture svizzere, sono indispensabili sia ottimizzazioni a breve termine che investimenti a lungo termine. Laddove misure come l'utilizzo della corsia di emergenza o l'ottimizzazione delle operazioni possono migliorare sensibilmente il flusso del traffico, è necessario attuarle in via prioritaria. Su alcuni tratti, tuttavia, ciò non è sufficiente: in questi casi è urgentemente necessario un ampliamento, che deve essere affrontato con determinazione.
Creare più spazio abitativo per la popolazione
In Svizzera è urgente creare più spazio abitativo, in particolare nelle aree urbane densamente popolate, dove l'offerta è attualmente scarsa. Le cause della carenza di alloggi nei centri urbani sono molteplici. La superficie abitativa media utilizzata è in aumento, mentre le dimensioni delle famiglie sono in diminuzione. L'offerta non riesce a tenere il passo con la domanda perché si costruisce troppo poco. Nel 2024 in Svizzera sono stati costruiti solo 42’050 nuovi alloggi, il numero più basso dal 2003. Le ragioni sono principalmente norme complesse, regolamenti che ostacolano gli investimenti, procedure lente e un gran numero di ricorsi, mentre il capitale per la costruzione di alloggi sarebbe disponibile in misura sufficiente. Per migliorare la situazione, è necessario aumentare l'attività edilizia semplificando le norme di costruzione, accelerando le procedure di autorizzazione e riducendo gli ostacoli quali procedure eccessivamente lunghe e ricorsi. Solo in questo modo sarà possibile creare nuovi alloggi in numero sufficiente per soddisfare l'elevata domanda e garantire la qualità dia vita nelle città in modo sostenibile.
Maggiore produttività grazie a condizioni quadro migliorate
La politica è chiamata ad adottare misure efficaci per favorire una maggiore crescita della produttività. Per aumentare ulteriormente la produttività delle imprese e dei lavoratori, deve creare le migliori condizioni economiche possibili, ridurre le regolamentazioni e la burocrazia, promuovere la digitalizzazione e riportare a un livello sostenibile la crescita sproporzionata dei posti di lavoro nel settore pubblico registrata negli ultimi anni. In particolare, la Svizzera deve essere in grado di sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, come ad esempio l'intelligenza artificiale (IA). In questo modo si alleggerirà il carico sulle imprese del settore privato, aumenterà la produttività e diminuirà la domanda di manodopera estera.
Sfruttare ancora meglio il potenziale indigeno
La Svizzera presenta un tasso di partecipazione al mercato del lavoro elevato rispetto alla media internazionale. Tuttavia, esiste un potenziale che potrebbe essere sfruttato ancora meglio. Nel suo piano d'azione di novembre 2024, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) ha delineato una serie di misure per far fronte alla crescente carenza di manodopera:
- Facilitare il proseguimento volontario dell'attività lavorativa in età pensionabile
- Ripensare l'età di riferimento: incentivare il prolungamento dell'attività lavorativa
- Migliorare la conciliabilità tra vita privata e professionale
- Il sistema fiscale deve incentivare il prolungamento dell'attività lavorativa
- Rafforzare la formazione professionale
- Valorizzare meglio il potenziale dei rifugiati
- Integrare meglio nel processo lavorativo le persone con disabilità psichiche e/o fisiche (imminenti)
- Sfruttare in modo ottimale il progresso tecnico
- Ridurre la burocrazia
- Riconoscere l'importanza della libera circolazione delle persone
- Mantenere un'immigrazione mirata di specialisti provenienti da paesi terzi
economiesuisse sostiene pienamente queste misure.

Conclusione
L'iniziativa del caos non risolve alcun problema, ma ne crea molti altri
Un limite massimo rigido alla popolazione danneggia gravemente la Svizzera. L'iniziativa non risolve alcun problema nel nostro Paese, ma ne crea molti altri. Al contempo, è importante prendere sul serio le preoccupazioni della popolazione in materia di immigrazione.
- Oggi come in futuro, dipendiamo dall'immigrazione di manodopera. Senza l'immigrazione netta, la popolazione attiva sarebbe già oggi in calo. L'immigrazione di manodopera attraverso la libera circolazione delle persone è parte della soluzione alla crescente carenza di manodopera. Non è chiaro chi potrà fare a meno della manodopera estera in futuro. Infine, senza l'immigrazione di manodopera, l'AVS si troverà ancora più rapidamente in difficoltà. La manodopera estera sostiene i nostri fondi di previdenza per la vecchiaia anche a lungo termine.
- L'iniziativa mette deliberatamente a rischio la via bilaterale con l'UE. Gli Accordi bilaterali sono un fattore centrale di prosperità per la Svizzera. L'UE è e rimane di gran lunga il partner commerciale più importante del nostro Paese. Alla luce dell'attuale situazione geopolitica e commerciale, relazioni bilaterali stabili con l'UE sono una necessità strategica per il nostro Paese. L'iniziativa mette a rischio queste relazioni e quindi anche la prosperità e la sicurezza della Svizzera.
- Sono necessarie misure efficaci per affrontare le conseguenze indesiderate dell'immigrazione e migliorare ulteriormente la qualità dia vita in una Svizzera che cresce demograficamente. economiesuisse e l’Unione svizzera degli imprenditori chiede quindi misure mirate per aumentare la produttività e sfruttare meglio il potenziale della manodopera indigena. Nel settore dell'asilo, le leggi vigenti devono essere applicate in modo coerente, nel settore abitativo occorre rendere più attrattiva la costruzione di alloggi e ridurre la durata delle procedure di autorizzazione, mentre nel settore dei trasporti è necessario potenziare e sfruttare meglio le infrastrutture esistenti.
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