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Sì all’accordo di libero scambio AELS-Indonesia: un vantaggio importante per sostenere l’industria svizzera d’esportazione

03.12.2020

A colpo d'occhio

Grazie a questo accordo, le esportazioni svizzere verso l’Indonesia saranno esonerate quasi totalmente dai dazi doganali e da numerosi ostacoli tecnici al commercio. In un clima economico difficile, l’accordo apporta un vantaggio concorrenziale considerevole alle imprese svizzere. L’intensificazione degli scambi commerciali rafforzerà lo sviluppo sostenibile. Di fatto, mai prima d’ora l’Indonesia aveva sottoscritto impegni così estesi in materia, compreso il settore dell’olio di palma. Per le due parti, l’accordo rappresenta dunque un gran successo.

L’essenziale in breve

L’industria svizzera d’esportazione sostiene fortemente l’accordo con l’Indonesia. Caratterizzata dalla sua vocazione all’esportazione, la Svizzera ha bisogno di mercati aperti. In quest’ottica, gli accordi di libero scambio rappresentano uno strumento molto prezioso in questi periodi economici difficili, contraddistinti da un’impennata del protezionismo e da un blocco dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Per la Svizzera e le sue esportazioni, la ratifica dell’ampio accordo di libero scambio con l’Indonesia è dunque di importanza cruciale. Entro il 2050, l’Indonesia dovrebbe issarsi al rango di quarta potenza economica mondiale. Il potenziale che essa offre alle imprese svizzere è dunque gigantesco. La ratifica lancia così un segnale importante sulla via da seguire per altri accordi che il nostro paese potrebbe concludere con dei mercati emergenti.

L’accordo di libero scambio tra l’Indonesia e i paesi dell’AELS (Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Norvegia) è stato sottoscritto nel dicembre 2018. Esso pone fine a dazi doganali elevati, ma non solo. Rafforza la protezione della proprietà intellettuale, sopprime degli ostacoli tecnici al commercio e aumenta la certezza degli investimenti. Esso concede così alle imprese svizzere un vantaggio competitivo prezioso nei confronti della concorrenza dell’UE o degli Stati Uniti, che non dispongono ancora di un simile strumento.

Anche per l’Indonesia questo accordo è importante. Esso le concede l’esenzione doganale per i suoi prodotti industriali e delle concessioni per i beni agricoli che rappresentano per essa interessi particolari in materia d’esportazione. L’accordo contiene inoltre un capitolo esteso sullo sviluppo sostenibile, che include impegni vincolanti che l’Indonesia non aveva finora sottoscritto con nessun altro partner commerciale. Queste disposizioni concernono soprattutto il commercio dell’olio di palma. La Svizzera importa solo piccoli quantitativi di olio di palma indonesiano (2019: 35 tonnellate, ossia lo 0,0001% delle esportazioni indonesiane di olio di palma). Quest’ultimo deriva essenzialmente da una produzione sostenibile. 

L’intensificazione delle relazioni commerciali rafforzerà i tre pilastri (economico, sociale ed ecologico) dello sviluppo sostenibile in Indonesia. Grazie agli impieghi che esse creano, le imprese svizzere migliorano già l’accesso alla formazione e alla salute. Con i loro standard di sostenibilità relativamente elevati ed esportando prodotti di qualità, contribuiscono a rendere la produzione locale più efficiente dal punto di vista delle risorse e a migliorare le condizioni di lavoro. 

L’accordo con l’Indonesia è di importanza strategica per l’economia svizzera a seguito del potenziale economico di questo paese del Sud-Est asiatico. In caso di rifiuto dell’accordo in votazione popolare, la Svizzera non perderebbe solo un accesso privilegiato al mercato indonesiano, ma rimetterebbe in discussione un pilastro essenziale della sua politica economica estera. 

Posizione di economiesuisse

  • L’accordo è di importanza strategica per l’industria svizzera d’esportazione. Esso permette alle imprese svizzere, piccole e grandi, di accedere più facimente al mercato indonesiano in forte crescita. Questo attribuisce loro un vantaggio competitivo decisivo rispetto alle imprese di altri paesi (ad es. dell’UE).
  • Un rifiuto dell'accordo colpirebbe un pilastro centrale della politica economica estera svizzera e indebolirebbe in modo duraturo la reputazione della Svizzera come partner negoziale affidabile nei confronti delle economie emergenti.
  • Grazie all’accordo, le esportazioni delle imprese svizzere verso l’Indonesia sarebbero esonerate da importanti dazi doganali. Inoltre, l’accordo rafforza la protezione della proprietà intellettuale, sopprime alcuni ostacoli tecnici al commercio e aumenta la certezza degli investimenti.
  • In questi periodi economici difficili contrassegnati da un protezionismo crescente, da incertezze geopolitiche e da un’Organizzazione mondiale del commercio indebolita, gli accordi bilaterali di libero scambio sono strumenti importanti.
  • L’accordo contiene un capitolo esteso e giuridicamente vincolante sullo sviluppo sostenibile che incita i produttori indonesiani a promuovere la produzione di olio di palma sostenibile. Soltanto l’olio di palma sostenibile e tracciabile beneficerebbe di una riduzione dei dazi doganali.
  • Grazie all’accordo e all’intensificazione delle relazioni economiche con l’Indonesia, la Svizzera può attivamente contribuire ad uno sviluppo economico, sociale ed ecologico sostenibile in Indonesia.
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Dopo otto anni e mezzo di negoziati, we made it!

Il 16 dicembre 2018, otto anni e mezzo dopo il lancio ufficiale dei negoziati e al termine di quindici cicli di negoziati e di molteplici riunioni di esperti, Johann Schneider-Ammann, allora ministro dell’economia, ha potuto finalmente esultare da Jakarta: «We made it»! Quel giorno, i paesi membri dell’AELS (Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Norvegia) e Indonesia hanno firmato un accordo di partenariato economico di vasta portata (Comprehensive Economic Partnership Agreement; CEPA).  La politica commerciale svizzera ha raccolto così un successo d’importanza strategica. L’accordo apporta di fatto sostanziali vantaggi alle imprese esportatrici svizzere nei confronti della concorrenza dell’UE, che non dispone ancora di un simile strumento. 

Il 20 dicembre 2019, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno approvato con ampie maggioranze il decreto federale concernente l’approvazione dell’accordo (con rispettivamente 119 voti contro 56 e 21 astensioni e 34 voti contro 8 e 2 astensioni), aprendo così la strada alla ratifica dell’accordo da parte del Consiglio federale. Un comitato guidato dall’organizzazione contadina Uniterre e composto da una parte della sinistra e degli ambienti ecologisti, ha lanciato il referendum. Il 2 luglio 2020, la Cancelleria federale annunciava che il referendum, sottoscritto da 61’184 firme valide, era formalmente riuscito. La votazione sull’accordo di libero scambio avrà luogo il 7 marzo 2021. Nella storia delle votazioni popolari, questa consultazione riveste un carattere particolare, poiché il popolo svizzero ha dovuto pronunciarsi finora soltanto una volta, nel 1972, sull’entrata in vigore di un accordo di libero scambio tra la Svizzera e la CE, divenuta nel frattempo UE).

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Un mercato importante per il futuro con un formidabile potenziale per le imprese svizzere

Con la conclusione dell’accordo di libero scambio tra i paesi dell’AELS e l’Indonesia, si apre alle imprese svizzere uno dei principali mercati in crescita del mondo. Con i suoi 269 milioni di abitanti, una classe media sempre più numerosa, e con la sua stabilità politica, l’Indonesia è già oggi un mercato importante per numerosi esportatori svizzeri. Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), attualmente il paese possiede la sedicesima più grande economia del mondo. Alcuni esperti di PricewaterhouseCoopers (PwC) ritengono che entro la fine del 2050, essa potrebbe diventare la quarta potenza economica mondiale, dietro alla Cina, all’India e agli Stati Uniti. Secondo il Ministero del commercio indonesiano, il volume degli scambi commerciali del paese continua a crescere e ha raggiunto attualmente i 369 miliardi di USD.

Indice del commercio estero: un importante potenziale non sfruttato con l’Indonesia

Paragonato all’indice del commercio estero di economiesuisse, l’Indonesia fa parte dei mercati con il massimo potenziale commerciale da sfruttare. Nonostante la dimensione del suo mercato, il paese rappresenta attualmente solo il 47o partner commerciale della Svizzera (cf. grafico seguente). Se ci si riferisce al potenziale commerciale non sfruttato, l’Indonesia surclassa perfino gli Stati Uniti, il nostro secondo principale partner commerciale.

L’indice del commercio estero presenta, sulla base di vari indicatori, i paesi dove il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato offre il maggiore potenziale all’economia svizzera. Tra questi indicatori figurano in particolare i valori assoluti e i tassi di variazione del PIL, il PIL pro capite, la speranza di vita, le spese per la salute, la quota degli investimenti nel PIL, quella della creazione di valore dell’agricoltura, lo sviluppo demografico, la quota del commercio nel PIL, gli investimenti diretti esteri realizzati in Svizzera, la quota delle spese pubbliche nel PIL, il livello di formazione, la libertà economica, la qualità delle istituzioni e delle infrastrutture, il mercato del lavoro, il contesto macroeconomico e il grado d’innovazione. 

Un confronto tra il potenziale commerciale calcolato e le attività commerciali effettive mostra in quali paesi la Svizzera ha più da guadagnare nel commercio di merci approfondendo le relazioni economiche in termini relativi - o sta già facendo buon uso del potenziale. Il delta non è però da intendersi come un valore assoluto.

Balkendiagramm zeigt ungenutztes Potenzial im Schweizer Aussenhandel mit sechs Ländern.

Relazioni economiche Svizzera-Indonesia: fatti e cifre

Tabelle mit Vergleichsdaten zwischen Polen und Indonesien, inkl. Bevölkerung, Wirtschaft, Exportpartner.
Kreisdiagramm: 44 % Textilien, 31 % Maschinen, 16 % Produkte tierischer/vegetabiler Herkunft, 9 % andere.
Kreisdiagramm zu Schweizer Exporten nach Indonesien mit Anteil nach Warengruppen 2019t
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Un ampio accordo di libero scambio con vantaggi per le due parti

L’attuale accordo di libero scambio apporta alle PMI esportatrici svizzere un notevole vantaggio nei confronti della concorrenza di altri paesi, ad esempio dell’UE. Grazie a questo accordo, il 98% dei dazi doganali prelevati presso gli esportatori svizzeri saranno soppressi a medio termine. Questi dazi sono ora relativamente elevati, con una media dell’8% per i beni industriali. Le imprese svizzere potrebbero così risparmiare più di 25 milioni di franchi di dazi doganali all’anno. 

La tabella seguente presenta i dazi doganali prelevati attualmente su una serie di prodotti industriali e di prodotti agricoli esportati in Indonesia. Tranne alcune eccezioni, questi dazi doganali sarebbero portati a zero in caso di accettazione dell’accordo e al termine del periodo transitorio.

Tabelle mit Exportprodukten, Zollabgaben und Exportvolumen in die Schweiz und nach Indonesien.

Nell’ambito delle esportazioni di prodotti industriali, si possono annoverare le seguenti concessioni dell’Indonesia a favore della Svizzera: 

  • Praticamente tutti i dazi doganali sui prodotti dell’industria chimica e farmaceutica sarebbero smantellati dopo l’entrata in vigore dell’accordo o al termine dei periodi transitori che possono andare fino a nove anni.
  • Non è stato possibile raggiungere una riduzione generalizzata dei dazi doganali nel settore dei tessili, che è particolarmente sensibile per l’Indonesia. Ma per i principali interessi della Svizzera in materia di esportazione, l’accesso al mercato esente da dazi ha potuto essere negoziato al termine dei periodi transitori che vanno dai cinque ai dodici anni.
  • Per le macchine, i dazi doganali sarebbero, tranne rare eccezioni, totalmente aboliti, sia dall’entrata in vigore dell’accordo, sia al termine dei periodi transitori che vanno da cinque a dodici anni.
  • Per gli orologi, i dazi doganali sarebbero totalmente soppressi o dopo l’entrata in vigore dell’accordo, o dopo periodi tra i cinque e i nove anni.

Inoltre, la Svizzera ha ottenuto ampie concessioni dall’Indonesia in materia di esportazione nel settore agricolo:

  • Per il formaggio e i prodotti a base di latte, l’Indonesia ridurrebbe i dazi doganali dopo l’entrata in vigore dell’accordo o nell’arco di cinque anni. Per lo yogurt, il periodo transitorio previsto è di nove anni.
  • I dazi doganali applicati al caffè, al cioccolato e ai biscotti sarebbero soppressi nell’arco di dodici anni.
  • I dazi doganali sugli alimenti per neonati sarebbero aboliti dopo l’entrata in vigore dell’accordo.

La Svizzera concede un libero accesso al mercato per i prodotti industriali indonesiani

In cambio di migliori condizioni di accesso al mercato per l’industria svizzera d’esportazione, la Svizzera concederebbe all’Indonesia un accesso esente da dazi doganali per i prodotti industriali dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Questa clausola consolida così delle concessioni doganali della Svizzera nell’ambito del «sistema generalizzato di preferenze» (SGP) per i paesi in via di sviluppo, ciò che per l’Indonesia garantisce la certezza del diritto a lungo termine, indipendentemente dal suo sviluppo.

Le concessioni doganali che la Svizzera farebbe nel settore agricolo sono ampiamente paragonabili a quelle che essa ha concesso in passato ad altri partner di libero scambio (non esiste un libero scambio agricolo). Concretamente, l’Indonesia beneficerebbe di un trattamento preferenziale, sotto forma di una soppressione o di una riduzione dei dazi doganali per diverse varietà di prodotti: fagioli, legumi e frutta secca, banane, spezie diverse o farina di riso. Queste concessioni si effettuano normalmente nell’ambito dei contingenti tariffari dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e delle limitazioni stagionali.

Per quanto concerne l’olio di palma, che costituisce uno dei principali interessi dell’Indonesia all’esportazione, la Svizzera concederebbe all'Indonesia dei vantaggi limitati in materia di accesso al mercato: cinque contingenti di un volume complessivo di 10'000 tonnellate, che passerebbero a 12'500 tonnellate in cinque anni. Le riduzioni tariffarie per questi contingenti variano tra il 20 e il 40%. Tuttavia, le concessioni si applicano solo all'olio di palma sostenibile e tracciabile (vedi capitolo "Promossa la produzione sostenibile di olio di palma"). La Svizzera importa attualmente 21’308 tonnellate di olio di palma, di cui 35 tonnellate dall'Indonesia (cifre del 2019).  

Le concessioni nel settore agricolo sono compatibili con la politica agricola svizzera

Le concessioni nel settore agricolo sono state negoziate d’intesa con l’agricoltura svizzera. Esse sono dunque compatibili con la politica agricola svizzera e non minacciano nessun settore sensibile nel nostro paese. Per questo l’accordo ha ricevuto il sostegno anche da parte dell’Unione svizzera dei contadini (USC). Le Camere federali hanno respinto degli interventi protezionistici del Parlamento che chiedevano ad esempio di escludere l’olio di palma dai negoziati con l’Indonesia (e la Malaysia). Esse hanno invece adottato una mozione, sostenuta anche dal Consiglio federale, della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati. Quest’ultima chiede di rinunciare a concessioni che riducano la produzione svizzera di semi oleosi. 

Certamente, non si può escludere che, grazie all’accordo, l’Indonesia guadagni a lungo termine importanti quote di mercato. Tuttavia, le concessioni per l’olio di palma sono concepite in modo tale che non si prevede un aumento delle importazioni complessive in Svizzera. Il fatto che l'AELS, nonostante gli interessi fortemente difensivi nel settore agricolo (in particolare gli interessi della Svizzera nell'olio di palma), sia riuscita a raggiungere un equilibrio di interessi nei negoziati con l'Indonesia può essere considerato un grande successo per la politica economica estera svizzera.

Numerose altre agevolazioni del commercio 

Oltre all'eliminazione dei dazi doganali, l'accordo porta anche allo smantellamento di numerose barriere tecniche al commercio. In questo modo le aziende svizzere potranno realizzare sostanziali utili supplementari grazie all'intensificazione degli scambi commerciali con l'Indonesia. Ad esempio, l'accordo rafforzerà la protezione della proprietà intellettuale e aumenterà la sicurezza degli investimenti. Esso agevolerà inoltre il commercio di servizi e il turismo e apporterà semplificazioni in numerosi altri settori. Su vari aspetti, l’accordo riprende alcune disposizioni degli accordi dell’OMC e le adatta, dove necessario, al contesto bilaterale. Su alcuni punti, l’accordo va addirittura più lontano:

Protezione della proprietà intellettuale

L’accordo migliora o estende alcune norme e durate di protezione (biotecnologia, dati di test, contraffazione) e aumenta la certezza del diritto nonché la visibilità delle clausole di salvaguardia. L’Indonesia sta attualmente adattando la propria legislazione nazionale alle disposizioni internazionali (accordo sugli aspetti dei diritti della proprietà intellettuale che concernono il commercio (accordo TRIPS). Dunque, un protocollo di accordo facente parte dell’accordo stipula esplicitamente che, in caso di divergenze tra le legislazioni nazionali durante questo periodo di transizione, prevalgano le disposizioni internazionali. Per l’industria esportatrice elvetica fortemente basata sull’innovazione, la protezione della proprietà intellettuale e il dialogo stretto con le autorità interessate sono di grande interesse. Le disposizioni negoziate nell’ambito di questo accordo rafforzano di conseguenza la posizione delle imprese svizzere nella concorrenza internazionale.

Regole d’origine

Le regole d’origine sono meno restrittive rispetto ad altri accordi di libero scambio. Sarà così più facile per i due partner utilizzare materie prime e prodotti semifiniti al di fuori dell’area di libero scambio nei settori in cui ciò si rivelasse opportuno. È inoltre autorizzato l’utilizzo di prodotti semifiniti originari degli altri paesi dell’AELS per l’esportazione preferenziale verso l’Indonesia. La flessibilità logistica dell'industria d'esportazione svizzera è accresciuta anche dal fatto che l'accordo consente di suddividere le spedizioni in paesi terzi senza che le merci perdano la loro origine. Il fatto che solo la parte esportatrice possa effettuare un controllo dell'origine su richiesta della parte importatrice è positivo tenuto conto dell'elevato livello di confidenzialità di molti dati commerciali. 

Servizi

Le disposizioni relative all’accesso al mercato dei servizi sono in gran parte identiche a quelle dell’accordo sul commercio dei servizi (GATS) dell’OMC. Esse sono però state adeguate al contesto internazionale. Soprattutto le disposizioni applicabili ai servizi finanziari vanno più lontano del GATS, in particolare per quanto concerne gli impegni dell’Indonesia in termini di trasparenza (obbligo di fornire informazioni), di procedure rapide di applicazione e approvazione (sei mesi) o di proporzionalità delle misure di vigilanza. Anche il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali (ad es. marinai sulle navi svizzere d’alto mare) va, su taluni aspetti, oltre le disposizioni del GATS. 

Investimenti

La certezza del diritto e la trasparenza delle attività d’investimento internazionali sono rafforzati. Ad esempio, gli investitori svizzeri possono, in linea di principio, costituire o rilevare società in settori diversi da quello dei servizi alle stesse condizioni degli investitori indonesiani. In concreto, ad esempio l'industria manifatturiera beneficerebbe di condizioni favorevoli per la creazione di un'impresa, a condizione che ciò comporti un investimento locale minimo di 700'000 franchi svizzeri (nel caso di alcuni rami dell’industria l'importo minimo è di un milione di franchi svizzeri). Rispetto ad importanti regolamentazioni nazionali, i due partner non possono inoltre scendere unilateralmente ad un livello d’impegno inferiore a quello stabilito nell’accordo di libero scambio senza che la questione non sia discussa preliminarmente in seno al comitato misto. Tuttavia, gli Stati contraenti conservano il diritto di adeguare la loro legislazione nazionale (diritto di regolamentazione) – in particolare per ragioni ecologiche, di protezione della salute o di sicurezza nonché per ragioni prudenziali.

Commercio e sviluppo sostenibile

Vedere capitolo «Favorire uno sviluppo sostenibile in Indonesia»

L’Indonesia, un mercato molto importante per le imprese esportatrici svizzere

Nella loro stragrande maggioranza, le imprese esportatrici svizzere sono PMI. A differenza delle grandi aziende, che sono direttamente presenti nei loro mercati di destinazione non solo esportando prodotti ma spesso anche investendo nella produzione locale, le PMI hanno meno risorse per affrontare le barriere commerciali nelle esportazioni. Agevolare il commercio bilaterale è quindi di grande importanza, soprattutto per le circa 100'000 PMI esportatrici in Svizzera.

«Per la nostra impresa familiare, l’espansione in Asia è uno dei grandi temi che ci preoccupano. Poiché l'Indonesia offre un enorme potenziale di vendita per i nostri prodotti certificati secondo lo standard Halal, questo paese richiede tutta la nostra attenzione. […]»

Christof Züger, CEO Züger Frischkäse

Christoph Züger klein

«Oggi serviamo il mercato indonesiano esclusivamente attraverso il nostro stabilimento in Cina. L'accordo di libero scambio ci consente in futuro di servire il mercato indonesiano direttamente dal nostro stabilimento in Svizzera.» 

Danilo Pieri, Geschäftsführer Swisslastic 

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«Con i suoi quasi 300 milioni di abitanti, l'Indonesia è un mercato chiave per noi in Asia, con clienti molto importanti e un grande potenziale di crescita. L’accordo commerciale ridurrebbe i dazi doganali e gli ostacoli tecnici al commercio e quindi migliorerebbe in modo decisivo le nostre possibilità in questo mercato del futuro altamente competitivo […].» 

Stefan Scheiber, CEO Bühler Group  

Stefan Scheiber klein

«Ypsomed fornisce alle aziende farmaceutiche indonesiane dispositivi di iniezione per farmaci liquidi, come l'insulina. L'accordo comporterà una riduzione dei dazi doganali tra il 15 e il 20% per i nostri clienti indonesiani. Questo ci regalerà un notevole vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti tedeschi o americani. In cifre assolute, il potenziale di risparmio è di alcuni milioni – le parti si suddividono normalmente gli importi risparmiati. La soppressione dei dazi doganali non è l’unico elemento interessante, anche la protezione della proprietà intellettuale e i fattori detti «soft» sono rilevanti. E poi, nei paesi asiatici, le relazioni personali svolgono un ruolo molto più importante rispetto da noi in Occidente. Se la Svizzera collaborasse più strettamente con l’Indonesia, ciò favorirebbe le relazioni tra imprese svizzere e imprese indonesiane.» 

Simon Michel, CEO Ypsomed Holding SA

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Favorire uno sviluppo sostenibile in Indonesia

L'Indonesia si è impegnata verso l’AELS a rispettare, nell’ambito di un accordo di libero scambio (una prima), ampie regole in materia di commercio e sviluppo sostenibile. Tali disposizioni rafforzano ulteriormente le norme materiali internazionali esistenti nei settori interessati. Nel campo dei diritti umani, questi sono quelli dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nel campo del lavoro quelli dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e nel settore dell’ambiente quelli degli accordi multilaterali sull’ambiente (AME). Queste disposizioni si basano del resto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (Agenda 2030). Esse garantiscono inoltre la coerenza tra gli obiettivi di politica estera della Svizzera nei settori dell’economia e dello sviluppo sostenibile. Le parti si impegnano espressamente a non ridurre gli obblighi relativi alla protezione dell’ambiente e alle norme del lavoro previste nella legislazione nazionale allo scopo di attirare investimenti od ottenere un vantaggio commerciale. A condizione che queste premesse siano rispettate, le due parti potranno comuque continuare a fissare i loro rispettivi livelli nazionali di protezione.

Inoltre, viene posto un accento particolare sulla gestione sostenibile delle risorse forestali e delle risorse ittiche nonché sulla produzione di olio di palma derivante da una coltivazione sostenibile (vedere il capitolo «Promossa la produzione sostenibile di olio di palma»). Questo avviene tra l’altro nell’ambito delle disposizioni, le iniziative e gli accordi multilaterali atti a rafforzare la biodiversità, a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra o a garantire una gestione sostenibile dell’acquacoltura e delle zone di pesca. 

Vincolanti in virtù del diritto internazionale

Come tutti i capitoli dell’accordo, quello sul commercio e lo sviluppo sostenibile è vincolante anche per le due parti in virtù del diritto internazionale. In caso di disaccordo sull’interpretazione e l’applicazione delle disposizioni del capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile, ogni parte può chiedere una consultazione presso il comitato misto o nell’ambito del meccanismo di regolamento delle controversie. Esse possono anche chiedere consiglio alle organizzazioni o agli organismi internazionali competenti. Per contro, non si prevede la creazione di un tribunale arbitrale. 

Gli Stati dell’AELS non cercano di mettere in atto misure vincolanti, bensì al contrario di stabilire un dialogo costruttivo e una cooperazione a lungo termine con le loro parti contraenti. Anche l’UE segue un approccio cooperativo piuttosto che una politica di forza, come sottolinea l’impegno della Svizzera a favore dello sviluppo mirato delle capacità dell’Indonesia nell’ambito dello sviluppo sostenibile (accordo complementare distinto). Si tratta in particolare di rafforzare la capacità d’esportazione delle imprese locali o di migliorare la sostenibilità delle catene d’approvvigionamento agricole (ad es. produzione di olio di palma sostenibile, condizioni di produzione sostenibili per i piccoli agricoltori). Anche l’integrazione del settore privato costituisce un elemento importante di questo approccio.

Il commercio internazionale sostiene lo sviluppo sostenibile

Grazie alle loro norme di sostenibilità relativamente elevate, è esportando ed importando prodotti nonché investendo all’estero che le imprese svizzere hanno il maggior impatto positivo sullo sviluppo sostenibile a livello mondiale. L’obiettivo dev’essere quello di integrare il maggior numero possibile di mercati, di imprese e di collaboratori nella catena di valore internazionale e di rendere i relativi guadagni commerciali accessibili a tutti (cf. link dossierpolitica sul commercio e lo sviluppo sostenibile nel riquadro seguente). 

Nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, le Nazioni Unite hanno così fatto osservare che il commercio internazionale è il motore di una crescita economica inclusiva e della lotta contro la povertà nonché un mezzo importante per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals; SDGs). L’ampio pacchetto sulla sostenibilità dell’accordo di libero scambio concluso dall’AELS con l’Indonesia rispetta anche questo principio. Se la Svizzera non approfondisse le sue relazioni economiche bilaterali, le sarebbe probabilmente più difficile contribuire attivamente e a lungo termine allo sviluppo economico, sociale ed ecologico sostenibile dell’Indonesia. 

Lo sviluppo sostenibile comprende tre dimensioni

Quando si parla di sviluppo sostenibile, si dimentica spesso che esso non riguarda unicamente una dimensione dell’ecologia, bensì anche una dimensione economica e sociale. Queste dimensioni possono influenzarsi reciprocamente, rafforzarsi o perfino farsi concorrenza. Bisogna dunque evitare di considerare ciascuna di esse separatamente. Per il commercio estero svizzero, è essenziale uno sviluppo sostenibile nelle sue tre dimensioni. Di fatto, l’attività economica può svolgersi a lungo termine soltanto se i fattori di produzione che sono il lavoro, il territorio e il capitale sono utilizzati in maniera sostenibile e rispettosa. Le imprese svizzere hanno dunque tutto l’interesse ad avere dei collaboratori in buona salute e ben formati (che sono produttivi), un ambiente intatto (che continuerà a fornire risorse naturali in futuro) e un rendimento del capitale investito (che dipende a sua volta dall’attrattività di prodotti e servizi offerti ai clienti).

Grazie al loro impegno in paesi come l’Indonesia, le imprese svizzere creano posti di lavoro in loco, aumentano il benessere e riducono la povertà, in particolare grazie a trasferimenti di conoscenze e di tecnologie (dimensione economica). Esse offrono così alla popolazione locale un migliore accesso alla formazione e alla salute (dimensione sociale). L’aumento dei redditi comporta un aumento del consumo della popolazione locale, ciò che è altamente auspicabile da un punto di vista sociale ed economico. A medio termine, ne può derivare un consumo maggiore di CO2, ma a più lungo termine ciò permette alla popolazione locale di investire in beni più sostenibili, ad esempio in sistemi di climatizzazione più efficienti. Inoltre, l’introduzione di nuove tecnologie sfocia sovente in una produzione che utilizza in modo più rispettoso le risorse (dimensione ecologica). 

Vi invitiamo a leggere a questo proposito il nostro dossierpolitica Commercio e sviluppo sostenibile.

Promossa la produzione sostenibile di olio di palma

L’olio di palma è uno dei principali prodotti di esportazione dell’Indonesia. Nel 2019, il volume delle esportazioni ha raggiunto i 35,7 milioni di tonnellate. L’Indonesia è dunque il primo produttore mondiale di olio di palma e si situa perfino davanti alla Malaysia. La produzione di olio di palma risulta tra i principali rami economici dell’Indonesia. Secondo un esperto dell’università di Stanford, tra il 2000 e il 2016, la sua produzione avrebbe fatto uscire dalla povertà 1,3 milioni di persone. Circa il 40% dell’olio di palma prodotto è raccolto da piccoli agricoltori. 

È dunque evidente che un accordo senza concessioni nel settore dell’olio di palma non avrebbe sufficientemente considerato gli interessi dell’Indonesia e non avrebbe potuto essere concluso. Dall’altro lato, la Svizzera non avrebbe sottoscritto un accordo che non includesse benefici all’esportazione sufficienti per l’industria orologiera.

Soltanto lo 0,0001% delle esportazioni di olio di palma è destinato alla Svizzera

Oggi la Svizzera importa solo minimi quantitativi di olio di palma dall’Indonesia. Nel 2019, questo volume ha rappresentato solo 35 tonnellate, ossia lo 0,16 % del totale delle importazioni svizzere di olio di palma (cf. grafico seguente). 

Balkendiagramm: Palmölimporte nach Tonnage 2015–2019 für die Schweiz und Indonesien

Le importazioni totali di olio di palma della Svizzera sono diminuite dopo il 2015 di quasi il 25% (cf. grafico sopra). Le importazioni totali di olio di palma dalla Svizzera rappresentano solo una parte marginale delle importazioni mondiali di olio di palma (0,04 %), mentre i grandi importatori che sono l’India, la Cina e l’UE totalizzano insieme il 46% delle importazioni mondiali di olio di palma (cf. grafico seguente).

Tortendiagramm zeigt weltweite Palmölimporte 2019 nach Ländern, Asien grösster Anteil.

Da un punto di vista macroeconomico, il commercio bilaterale di olio di palma con l’Indonesia riveste solo un’importanza minore. Ciò non toglie che l’olio di palma è una materia prima importante per l’industria agroalimentare svizzera e presenta un bilancio di redditività vantaggioso (circa quattro volte più produttivo dell’olio di colza o di girasole, rendimento costante e sostenibile fino a 30 anni, ma anche meno sensibile alle malattie). Inoltre, le sue proprietà chimiche particolari (solido a temperatura ambiente, gusto neutro) fanno in modo che sia spesso difficile sostituirlo con altri grassi.

Soltanto l’olio di palma proveniente da una coltivazione sostenibile beneficia dell’accordo

La produzione di olio di palma comporta, come noto, anche dei problemi ambientali e sociali che devono essere risolti. Una disposizione specifica sulla produzione e il commercio di oli vegetali ne tiene esplicitamente conto nell’accordo. Le parti nell’accordo si impegnano così ad applicare efficacemente le leggi per la protezione delle foreste vergini e di altri ecosistemi, a mettere fine alla deforestazione, al drenaggio delle torbiere e ai disboscamenti, e a rispettare i diritti dei popoli indigeni e dei lavoratori. Si promuove inoltre l’elaborazione e l’applicazione di programmi di certificazione e di norme di produzione per i prodotti provenienti da foreste gestite in modo sostenibile. 

Il Consiglio federale emetterà un'ordinanza che disciplinerà le condizioni specifiche per l'importazione di olio di palma prodotto in modo sostenibile nell'ambito dell'accordo di libero scambio. Il corrispondente regolamento entrerà in vigore contemporaneamente all’accordo e preciserà quali sistemi di certificazione devono essere utilizzati come prova della produzione sostenibile di olio di palma e quali meccanismi di controllo dovranno essere messi in atto.

Il label RSPO lanciato sotto l’egida del WWF è la norma di riferimento

Anche il WWF opta per una produzione più sostenibile e una cooperazione con il settore privato invece di un boicotto dell’olio di palma. In questo contesto, esso ha lanciato nel 2004 quello che è probabilmente oggi il label più conosciuto al mondo per l’olio di palma prodotto in maniera sostenibile: il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) con sede a Zurigo. Questa tavola rotonda raggruppa produttori di olio di palma, l’industria, il commercio, gli istituti finanziari, piccoli agricoltori nonché organizzazioni non governative. L’obiettivo è di impedire la distruzione delle foreste tropicali ricche di specie e di incoraggiare il maggior numero di persone possibile a rispettare le norme ecologiche e sociali minime. Il RSPO è oggi il label più diffuso nel settore dell’olio di palma: 16,5 milioni di tonnellate di olio di palma, ossia il 19% della produzione mondiale, sono certificati RSPO. Il label conta attualmente oltre 4800 membri in tutta la catena di approvvigionamento.

Nel 2007, il RSPO ha definito per la prima volta una serie di principi e di criteri la cui applicazione permette di soddisfare l’esigenza di una produzione sostenibile di olio di palma. Nel novembre 2018, i membri del RSPO hanno adottato nuove direttive, inasprendo così le esigenze poste all’olio di palma certificato RSPO. Queste direttive prevedono il divieto di sfruttare le torbiere per la coltivazione dell’olio di palma, il divieto di utilizzare pesticidi pericolosi, regolamentazioni più rigide sulla tracciabilità dei frutti del palmeto da olio ed esigenze più elevate per la partecipazione dei piccoli contadini.

Il Dipartimento federale dell’economia prevede di utilizzare i label esistenti come criterio per gli sgravi doganali per l’olio di palma previsti nell’accordo di libero scambio con l’Indonesia. A questo scopo, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ha chiesto un confronto tra diversi standard per l’olio di palma. I label RSPO e POIG (Palm Oil Innovation Group) hanno ottenuto la graduatoria migliore in uno studio con una copertura rispettivamente del 93% e del 91%. Inoltre, attualmente l’olio di palma RSPO è già molto diffuso sul mercato svizzero. Secondo gli autori dello studio, il label RSPO sembra dunque essere una norma di riferimento appropriata.

L’economia è molto interessata all’olio di palma proveniente da produzione sostenibile 

Attualmente, la domanda internazionale di olio di palma è ancora debole, in parte anche a causa dell’isolamento dei mercati agroalimentari dei paesi industrializzati. Considerata la produzione nazionale di semi oleosi, anche l’agricoltura svizzera presenta una grande sensibilità. Per questo le riduzioni dei dazi doganali sull’olio di palma indonesiano si limitano a contingenti doganali bilaterali. Questi ultimi si applicano esclusivamente ai prodotti fabbricati in maniera sostenibile e – a scopi di tracciabilità – unicamente se sono importati in serbatoi da 22 tonnellate. 

Nonostante l’offerta limitata, l’industria agroalimentare svizzera ritiene di essere in grado di coprire la quasitotalità del suo fabbisogno in olio di palma con olio di palma prodotto in maniera sostenibile. Questo dimostra che le imprese svizzere figurano tra i pionieri della sostenibilità. 

Solo se la domanda di olio di palma sostenibile aumenterà, i produttori saranno invogliati ad adattare i loro processi di produzione. Se l’accordo non dovesse trovare la maggioranza dei consensi, la Svizzera perderebbe anche un prezioso strumento per contribuire a lungo termine a una produzione di olio di palma ancora più sostenibile in Indonesia e per supportare attivamente gli sforzi corrispondenti sul terreno.

Hafen

Quattro ragioni importanti per accettare l’accordo di libero scambio con l’Indonesia

Primo: migliorare le condizioni quadro della Svizzera, un paese esportatore per eccellenza

Un accesso aperto ai mercati mondiali è un fattore di successo importante per la Svizzera. Per rimanere una nazione esportatrice all’avanguardia, essa ha bisogno di questo accordo di libero scambio con l’Indonesia. Quasi la metà delle esportazioni svizzere sono destinate a mercati al di fuori del continente europeo. Nell’interesse delle quasi 100 000 imprese esportatrici basate in Svizzera, tra cui numerose PMI, è essenziale migliorare durevolmente le condizioni quadro economiche. L’accordo di vasta portata con l’Indonesia permette alle imprese svizzere di accedere molto più facilmente a uno dei maggiori mercati futuri del mondo. 

Anche le garanzie per la protezione della proprietà intellettuale, che su alcuni aspetti vanno anche al di là delle norme internazionali, rivestono grande importanza. Ciò crea un’incertezza giuridica supplementare. L’accordo darà all’economia svizzera un importante impulso di crescita a lungo termine e dei vantaggi competitivi. Ne risulterà anche un miglioramento della qualità della nostra piazza economica. L’accordo apre dunque prospettive molto interessanti al commercio estero svizzero. 

Secondo: gli accordi bilaterali guadagnano importanza

Il contesto commerciale internazionale è completamente cambiato, e non solo dopo l’entrata in funzione del presidente americano Donald Trump nel 2017: dal 2008 si osserva un’impennata del protezionismo in tutto il mondo. Questo sotto forma di sovrattasse doganali, di restrizioni all’esportazione e di altri ostacoli al commercio occulti o palesi. La liberalizzazione nell'ambito dell'OMC, invece, da diversi anni non ha fatto quasi nessun progresso. Oltre alla situazione di stallo dell'attuale amministrazione statunitense sotto il presidente Trump, le differenze tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo stanno rallentando importanti passi di riforma. Le misure prese dal presidente americano (conflitto commerciale internazionale, blocco della Corte d’appello dell’OMC) hanno ulteriormente aggravato la situazione. E per complicare le cose, la forza del franco svizzero continua a pesare su numerose imprese d’esportazione svizzere, rendendo meno interessanti i loro prodotti in termini di prezzo rispetto alla concorrenza internazionale (ad esempio dell’UE). 

In questo difficile contesto, la Svizzera, in quanto nazione esportatrice fortemente interconnessa a livello mondiale, dipende ancor di più dagli accordi bilaterali di libero scambio. Oltre alle misure unilaterali (ad es. la riduzione dei dazi d’importazione sui prodotti industriali), questi accordi bilaterali sono attualmente il solo strumento della politica economica estera della Svizzera che rimane per migliorare nuovamente la competitività delle imprese esportatrici e sostenere la diversificazione dei mercati e la ripartizione spesso richiesta dei rischi nelle catene d’approvvigionamento (sicurezza d’approvvigionamento).

Terzo: un rifiuto complicherebbe fortemente la politica economica estera della Svizzera a livello internazionale

La ratifica dell’accordo con l’Indonesia costituisce un riferimento e riveste pertanto anche una grande importanza strategica. Un rifiuto in votazione popolare sarebbe un segnale estremamente negativo e rimetterebbe dunque fondamentalmente in discussione la politica economica estera della Svizzera nei confronti dei mercati emergenti (ad es. la Malaysia, il Vietnam, l’India). La posizione della Svizzera quale partner di negoziazione credibile e affidabile verso i futuri partner contraenti risulterebbe pesantemente indebolita. 

Inoltre, la Svizzera perderebbe anche la sua credibilità in quanto attore internazionale nel settore dello sviluppo sostenibile. L’accordo contiene un capitolo esteso sulla sostenibilità, con impegni giuridicamente vincolanti (in particolare nel settore dell’olio di palma) che l’Indonesia non ha finora mai sottoscritto con nessun altro partner commerciale. Se la Svizzera dovesse respingere l’accordo, ciò rappresenterebbe un grave passo indietro per gli sforzi di paesi come l’Indonesia, vista l'importanza dell'integrazione economica globale per lo sviluppo sostenibile. Per il paese del sud-est asiatico, ciò significherebbe anche un'enorme perdita di credibilità. In un prossimo futuro, sarebbero molto improbabili nuovi negoziati. 

Quarto: mercati aperti promuovono lo sviluppo sostenibile

La Svizzera e le sue imprese sono leader in molti settori della sostenibilità. Tuttavia, la Svizzera può dare impulsi non tanto per la dimensione del suo mercato ma piuttosto a seguito della sua integrazione e interconnessione molto avanzata nei mercati esteri. Ciò può essere realizzato attraverso il trasferimento di tecnologie innovative e con l’esportazione di servizi e di beni. Dall’altra parte, sono pochissime le imprese svizzere attive a livello internazionale che non si sono impegnate a rispettare le norme internazionali nell’ambito della protezione dell’ambiente, della sicurezza sul lavoro o dei diritti umani. Questi principi sono generalmente trasmessi ai partner commerciali dei mercati esteri attraverso gli investimenti diretti sul campo.

Le imprese svizzere forniscono un importante contributo allo sviluppo sostenibile nel mondo e alla realizzazione degli obiettivi di sostenibilità dell’ONU (cf. dossierpolitica di economiesuisse). Un migliore accesso delle imprese esportatrici svizzere ai mercati esteri permette di propagare più efficacemente gli impulsi positivi a favore dello sviluppo sostenibile. Senza scambi commerciali e investimenti diretti e sarebbe più difficile per la Svizzera in futuro contribuire attivamente e a lungo termine allo sviluppo economico, sociale ed ecologico sostenibile di altri paesi. Le imprese svizzere hanno dunque bisogno di un accesso ai mercati mondiali il più aperto possibile.

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