

A colpo d'occhio
- Già tra cinque anni, a causa dell’iniziativa del caos, il ricongiungimento familiare dovrebbe essere fortemente limitato.
- Questo riguarderebbe non solo i cittadini svizzeri, ma anche molte persone provenienti dall’UE, mettendo seriamente sotto pressione le relazioni bilaterali con l’Unione europea.
- Dalle dure contromisure fino alla caduta degli Accordi bilaterali, tutto è possibile.
Il 14 giugno 2026, la Svizzera voterà sull’«Iniziativa per la sostenibilità» dell’UDC. L’unico aspetto davvero a lungo termine di questa iniziativa, però, è il danno che rischia di causare; per questo motivo viene respinta da un’ampia alleanza. Recentemente, economiesuisse ha illustrato in un dettagliato dossierpolitica le conseguenze negative e l’assurdità di un tetto rigido alla popolazione.
L’iniziativa del caos colpirà già tra cinque anni!
L’iniziativa prevede concretamente di limitare la popolazione residente permanente in Svizzera a dieci milioni di persone entro il 2050. Per questo motivo è conosciuta anche con il nome «No a una Svizzera da 10 milioni!».
Ma anche questo titolo è fuorviante. Infatti, l’iniziativa non entrerebbe in vigore solo una volta raggiunti i 10 milioni di abitanti permanenti — soglia che, secondo lo scenario di riferimento dell’Ufficio federale di statistica (UST), verrebbe raggiunta nel 2042, e secondo scenari più “alti” già nel 2034. No: l’iniziativa produrrebbe i suoi effetti già tra cinque anni!
Il testo dell’iniziativa stabilisce infatti che il Consiglio federale e il Parlamento, nell’ambito delle loro competenze, debbano adottare misure, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare, già al superamento della soglia di nove milioni e mezzo di abitanti, per garantire il rispetto del rigido limite dei 10 milioni. Basandosi sullo scenario di riferimento dell’UST per l’evoluzione demografica, ciò potrebbe verificarsi già nel 2031.
La limitazione del ricongiungimento familiare mette a rischio le relazioni bilaterali
Tra cinque anni, dunque, la Svizzera dovrebbe comunicare all’UE che i suoi cittadini non potranno più trasferirsi nel nostro Paese nell’ambito del ricongiungimento familiare. Una dottoressa tedesca, urgentemente necessaria e con un’offerta di lavoro in un ospedale di Basilea, non potrebbe più portare con sé marito e figli; un infermiere francese impiegato in una casa per anziani nella Svizzera romanda non potrebbe far venire la moglie in Svizzera; e anche una ricercatrice slovena di punta nel settore della biomedicina, interessata a svolgere attività di ricerca al Politecnico federale di Zurigo, vedrebbe negato il diritto al ricongiungimento familiare. Ci si deve quindi chiedere quali lavoratori stranieri qualificati sarebbero ancora disposti a venire o a restare in Svizzera in condizioni simili.
Oltre alle conseguenze economiche e sociali di una misura del genere, bisogna considerare anche il segnale politico inviato all’UE. Si tratterebbe infatti di una grave violazione dell’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. Quest'ultimo non funziona a senso unico: anche molti cittadini svizzeri usufruiscono del diritto di vivere e lavorare in tutto il territorio dell’UE. Si immagini, al contrario, che l’UE negasse ai cittadini svizzeri il diritto al ricongiungimento familiare, impedendo ad esempio alla moglie svizzera di raggiungere il marito, professore universitario svizzero residente nei Paesi Bassi.
Da dure contromisure fino alla fine degli accordi: tutto è possibile
La portata simbolica di un passo simile non va sottovalutata. Da un punto di vista politico, è semplicemente impensabile che l’UE non reagisca con fermezza. Nel migliore dei casi, anche gli svizzeri residenti nell’UE subirebbero le stesse restrizioni e perderebbero il diritto al ricongiungimento familiare. Nel peggiore dei casi, l’UE potrebbe addirittura denunciare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, provocando automaticamente la caduta degli altri sei Accordi dei Bilaterali I. Verrebbe così meno anche l’associazione della Svizzera a Schengen/Dublino, che si fonda sulla libera circolazione delle persone. La via bilaterale di successo della Svizzera rischierebbe quindi di interrompersi bruscamente e prematuramente.
Lo scopo dell’iniziativa del caos è chiaro: imporre un tetto rigido alla popolazione. Per poter rispettare realmente questo limite rigido, occorrerebbe adottare con largo anticipo misure drastiche, come appunto le restrizioni al ricongiungimento familiare.
Per questo motivo, il popolo deve essere consapevole anche dell’orizzonte temporale: il caos nelle relazioni bilaterali con l’UE non minaccia la Svizzera soltanto nel prossimo decennio, ma già tra cinque anni. E c’è un altro punto fondamentale: non si può voler “mandare un segnale” confidando allo stesso tempo che resti senza conseguenze. Altrimenti, il rischio è di ritrovarsi più tardi davanti a un brusco risveglio nella realtà.
Dossierpolitica
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