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Controprogetto alla nuova iniziativa per multinazionali responsabili: una via in solitaria per la Svizzera con costi elevati per l’economia

09.07.2026

A colpo d'occhio

  • La prevista legge federale sulla gestione sostenibile delle imprese (LGSI) non è un moderato approfondimento della normativa sulla sostenibilità, bensì un corpo normativo estraneo che grava sulle imprese svizzere con un regime di responsabilità, vigilanza e rendicontazione unico al mondo.
  • L’onere è enorme e riguarda ben più delle circa 30 grandi imprese direttamente interessate: lungo la catena di fornitura si crea una pressione normativa che costringe di fatto le PMI ad assumersi gli obblighi di documentazione, verifica e rendicontazione dei propri clienti – con notevoli costi aggiuntivi e svantaggi competitivi.
  • economiesuisse si oppone chiaramente al progetto preliminare. Non si tratta di un controprogetto, bensì di una legge di attuazione della nuova iniziativa per multinazionali responsabili.

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Dall’adozione del controprogetto parlamentare alla prima iniziativa per multinazionali responsabili nel 2020, in Svizzera è in vigore un regime di sostenibilità compatibile a livello internazionale, fondato sullo Stato di diritto e privo di responsabilità generale delle multinazionali. Da allora, le imprese hanno effettuato ingenti investimenti: in funzioni di sostenibilità, strutture di compliance, processi di due diligence e sistemi di rendicontazione. L’economia ha sostenuto questi investimenti perché il quadro normativo era proporzionato.

Il progetto preliminare della LGSI modifica radicalmente questa situazione di partenza. Non rappresenta il logico proseguimento del percorso intrapreso finora, ma costituisce una rottura di sistema. E giunge in un momento in cui l’economia svizzera è sottoposta a forti pressioni internazionali e la stessa UE sta smantellando radicalmente le proprie norme in materia di sostenibilità.

In solitaria senza un modello internazionale

La LGSI viene presentata come un avvicinamento al diritto dell’UE. In realtà, l’UE ha notevolmente indebolito la propria normativa sulla sostenibilità con il pacchetto Omnibus I, eliminando in particolare il regime di responsabilità previsto originariamente. Ad oggi, nessuno Stato membro dell’UE ha recepito la direttiva.

La LGSI, al contrario, riprende in modo selettivo gli elementi più rigorosi della normativa originaria e ormai superata (CSDDD), li inasprisce con soluzioni peculiari svizzere e li combina con un’architettura di vigilanza che non ha precedenti nel diritto europeo in materia di sostenibilità. Ciò risulta particolarmente evidente se confrontata con la Finlandia, l’unico Stato membro dell’UE con un progetto concreto di attuazione: la Finlandia rinuncia consapevolmente a una responsabilità speciale e si attiene allo standard minimo dell’UE. La LGSI va ben oltre.

Onere ingente e difficilmente quantificabile

L’affermazione del Consiglio federale secondo cui sarebbero interessate direttamente solo circa 30 grandi imprese è fuorviante. Essa trascura il meccanismo strutturale che caratterizza ogni normativa di questo tipo: l’effetto a cascata. Le imprese direttamente interessate sono tenute a coinvolgere i propri partner commerciali lungo l’intera catena del valore nei processi di due diligence e di compliance, a trasferire contrattualmente i relativi requisiti e a monitorarne il rispetto. L’esperienza tedesca dimostra che tali obblighi vengono regolarmente trasferiti a fornitori e partner commerciali – in particolare alle PMI.

L’onere è considerevole: nuovi processi di gestione dei rischi e di due diligence, rendicontazione estesa, verifiche complesse, nonché obblighi di documentazione e archiviazione che si protraggono per decenni comportano costi elevati e una notevole incertezza giuridica.

La responsabilità speciale: ciò che nel 2020 è stato bocciato alle urne, rientra dalla porta sul retro

Particolarmente problematico è il regime di responsabilità. Di fatto, introduce una responsabilità speciale delle società madri per le operazioni lungo le catene del valore globali e la combina con una responsabilità solidale a livello di gruppo, obblighi di divulgazione di ampia portata e una norma di intervento extraterritoriale che estende obbligatoriamente il diritto svizzero a fatti avvenuti all’estero.

Si assiste così al ritorno di quel concetto che l’elettorato aveva respinto alle urne nel 2020 nell’ambito della prima iniziativa sulla responsabilità delle imprese multinazionali. Ed è proprio quella struttura da cui l’UE ha consapevolmente preso le distanze con l’Omnibus I. La LGSI la introduce ora autonomamente, presentandola come controprogetto a un’iniziativa che chiede esattamente la stessa cosa. Ciò non è coerente né dal punto di vista politico né da quello dello Stato di diritto.

Parallelamente, l’UE ha nel frattempo consapevolmente rinunciato a un simile modello di responsabilità. La LGSI crea così un percorso speciale per la Svizzera, senza che ciò sia richiesto dal diritto europeo o dagli Accordi bilaterali III.

Un regime interventista per imprese finora non regolamentate

L’autorità di revisione e di vigilanza sulla sostenibilità prevista riceve competenze straordinariamente ampie, che non hanno precedenti nel diritto europeo in materia di sostenibilità: elevate sanzioni amministrative fino al 3% del fatturato mondiale, destituzione degli organi societari, confisca degli utili, scioglimento coatto, esclusione dalle procedure di appalto pubblico per un periodo fino a cinque anni, nonché la denuncia pubblica già durante i procedimenti in corso.

Particolarmente critico è il fatto che queste sanzioni siano legate a obblighi che saranno concretizzati solo in un secondo momento dal Consiglio federale. Le imprese sarebbero quindi soggette a sanzioni, sebbene i requisiti fondamentali non siano ancora definiti al momento dell’entrata in vigore della legge. Ciò indebolisce la certezza del diritto e complica le decisioni a lungo termine in materia di investimenti e insediamento.

economiesuisse respinge quindi chiaramente il progetto preliminare. Non si tratta di un controprogetto, bensì di una legge di attuazione della nuova iniziativa per multinazionali responsabili.

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