Mann im Anzug mit Krawatte steht in modernem, hellem Büro.

« L'Id-e non solo garantisce efficienza, ma apre anche nuove potenzialità commerciali e tecnologiche. »

Erich Herzog

L’Id-e come leva strategica per la competitività digitale 

04.03.2026

A colpo d'occhio

Con la nuova legge sull'Id-e, la Svizzera pone le basi per il suo futuro digitale. La Confederazione fornisce così un'identità sicura e interoperabile. È fondamentale che essa diventi la base di un ecosistema digitale che colleghi in modo efficiente l'amministrazione e l'economia.

Oggi i contatti con le autorità sono spesso inutilmente complessi per le imprese. L'Id-e offre l'opportunità di migliorare radicalmente questa situazione. Affinché questo miglioramento sia efficace, sono necessarie anche identità digitali per le imprese e i loro ruoli. Solo quando anche le imprese potranno identificarsi digitalmente sarà possibile automatizzare completamente tutti i processi, sia tra imprese e autorità che tra imprese stesse.

Per creare le basi di un ecosistema digitale sono necessari tre passaggi

  1. Armonizzazione degli accessi: un unico login digitale per il maggior numero possibile di processi amministrativi a livello nazionale, cantonale e comunale.
  2. Principio «once-only»: i dati che sono stati registrati correttamente una volta non vanno richiesti nuovamente.
  3. Processi digitali continui: dalla richiesta al risultato senza interruzioni.

Così si riduce l'onere amministrativo nell’applicazione, in particolare per le PMI, che devono dedicare una quantità sproporzionata di tempo e risorse alle procedure di notifica e autorizzazione. 

Quali possibilità concrete offre all'economia l'attuale Id-e?

L'Id-e non solo crea efficienza, ma apre anche nuove potenzialità commerciali e tecnologiche. Tra queste figurano:

  • Verifica standardizzata dell'identità digitale per banche, assicurazioni e fintech: onboarding più rapido, KYC più efficiente, minori rischi di frode.
  • Processi di compliance automatizzati: meno prove manuali, identità più chiare e verificabili, possibilità di integrazione diretta nei sistemi interni.
  • Verifica dell'età legalmente vincolante nell'e-commerce: senza fornitori aggiuntivi e senza interruzioni mediatiche.
  • Catene di attestazioni e certificati digitali nell'industria e nella logistica: documentazione della catena di fornitura, prove di origine, certificati delle macchine – tutto chiaramente verificabile.
  • Nuovi servizi basati sui dati: i fornitori possono integrare funzioni di identità sicure nelle piattaforme senza dover gestire infrastrutture di identità proprie.

Così si crea un ambiente favorevole all'innovazione, in cui le imprese possono sviluppare nuovi prodotti, ridurre i costi e automatizzare i processi. L'Id-e diventa quindi un moltiplicatore di produttività nell'economia e nell'amministrazione.

Interoperabilità e connettività a livello internazionale

Affinché l'Id-e possa esprimere il suo potenziale economico, deve essere compatibile con gli standard internazionali, in particolare con i sistemi eID europei. Questo è un fattore critico per i settori orientati all'esportazione, per le piattaforme digitali e per i servizi transfrontalieri.

Cosa è necessario fare ora a livello politico

L'approvazione della legge è stato solo il primo passo. Ora occorre:

  • un orientamento coerente all'utente per garantire l'accettazione e la fiducia della popolazione
  • requisiti vincolanti per l'armonizzazione dei processi tra Confederazione e Cantoni,
  • interfacce aperte per l'economia privata,
  • regole di governance chiare e responsabilità trasparenti,
  • e un'architettura tecnica che consenta la concorrenza e l'innovazione.

Conclusione

L'Id-e non è fine a sé stessa. Si tratta di un'infrastruttura digitale che deve riuscire a modernizzare la Svizzera come piazza economica. Se la Confederazione e i Cantoni abbattono i “compartimenti stagni” e coinvolgono l'economia privata, si crea un ecosistema digitale che semplifica i processi, rende possibili nuovi modelli di business e rafforza la competitività.

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 25 febbraio 2026 su netzwoche.ch.

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