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« Il successo economico della Svizzera è indissolubilmente legato all'apertura dei mercati e alle relazioni internazionali. »

L’apertura resta la migliore strategia di resilienza

05.11.2025

A colpo d'occhio

  • Nella loro opinione del 22 ottobre, Phil Baumann e Marc M. Winistörfer sostengono la necessità di una verifica statale degli investimenti esteri.
  • Secondo il loro ragionamento, ciò rafforzerebbe la resilienza geoeconomica della Svizzera e proteggerebbe il Paese dall’influenza delle grandi potenze.
  • Ma questo approccio è troppo limitato: i controlli sugli investimenti non sono nell’interesse di una Svizzera aperta e interconnessa. Proprio ora, mentre il Parlamento sta discutendo un simile progetto di legge, si impone la necessità di un’analisi critica.

Il successo economico della Svizzera è strettamente legato ai mercati aperti e all’integrazione internazionale. In quanto Paese esportatore di capitali, la Svizzera figura tra i principali attori a livello mondiale. Poiché il capitale interno non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di investimenti, gli investimenti diretti esteri sono essenziali. Proprio grazie all’approccio aperto – ma sempre prudente – verso gli investimenti stranieri, la Svizzera è riuscita a mantenere la sua competitività internazionale nonostante il piccolo mercato interno. Persino gli Stati Uniti, con il loro vasto mercato interno, hanno recentemente semplificato le procedure di verifica sugli investimenti esteri (Committee on Foreign Investment, CFIUS) per attrarre ulteriori capitali. Anche il Regno Unito intende allentare il proprio processo di verifica statale dopo le critiche degli investitori.

Uno sguardo all’estero mostra inoltre che i controlli statali sugli investimenti non hanno finora fornito prove convincenti di efficienza ed efficacia. Nonostante numerose verifiche, i rifiuti di acquisizioni in Paesi con meccanismi di controllo analoghi sono rari. I costi amministrativi elevati per le autorità e le imprese si confrontano quindi con benefici limitati. Non sono le acquisizioni aziendali legittime a rappresentare un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico, quanto piuttosto attività illecite come la criminalità informatica, lo spionaggio industriale o il furto di proprietà intellettuale.

Anche senza una verifica statale sugli investimenti, la Svizzera dispone già oggi di meccanismi di protezione efficaci nei confronti degli investimenti esteri. Le sue barriere agli investimenti sono addirittura superiori alla media dei Paesi OCSE. La Svizzera è più restrittiva nei confronti degli investimenti diretti esteri rispetto ai Paesi vicini, tutti dotati di sistemi di controllo sugli investimenti. Normative speciali – come il controllo delle fusioni nel diritto sui cartelli o gli obblighi di notifica nel diritto dei mercati finanziari – garantiscono una protezione affidabile delle proprietà di infrastrutture sensibili e aziende di rilevanza sistemica. Numerose infrastrutture critiche, ad esempio nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni, sono inoltre di proprietà pubblica, a livello federale, cantonale o comunale.

Infine, fino ad oggi, non sono note acquisizioni che abbiano messo in pericolo l’ordine pubblico e la sicurezza della Svizzera in passato. Lo conferma anche il Consiglio federale. Proprio nel caso delle tanto citate acquisizioni degli ultimi anni (ad esempio Syngenta o Gategroup), un intervento statale sarebbe stato difficilmente giustificabile facendo riferimento all’ordine pubblico e alla sicurezza della Svizzera.

In questo contesto, le attuali discussioni parlamentari rivestono un’importanza particolare. Il Consiglio degli Stati si è già pronunciato a favore di un ambito di applicazione snello e amministrativamente gestibile. Nella sessione invernale, anche il Consiglio nazionale dovrebbe ora agire con senso della misura e seguire l’esempio del Consiglio degli Stati. Infatti, la resilienza geo-economica non si costruisce tramite isolamento, ma attraverso diversificazione, certezza del diritto e partenariati stabili. Chi esige dai Paesi partner una maggiore apertura dei mercati agli investimenti diretti non può rifugiarsi in casa propria dietro controlli sugli investimenti eccessivi. Un simile approccio aumenterebbe l’incertezza per investitori e proprietari delle potenziali società target, riducendo così l’attrattività della Svizzera come piazza economica. 

Inoltre, non sarebbe da escludere l’adozione di contromisure da parte di importanti partner commerciali. Alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche ed economiche, questo sarebbe particolarmente controproducente.

Questo testo è stato pubblicato per la prima volta il 5 novembre 2025 sulla NZZ.

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