

« Per quanto sarebbe auspicabile uscire di nuovo dall’imposta minima: i vantaggi di questa mossa sarebbero pochi, mentre gli svantaggi prevarrebbero chiaramente, almeno per il prossimo futuro. »
Frank Marty
Imposta minima OCSE: critiche fondate, ma oggi uscirne non è una soluzione
29.06.2026
A colpo d'occhio
- Le critiche all’imposta minima sono giustificate.
- Uscirne oggi sarebbe però prevalentemente svantaggioso.
- Visto che le incertezze sull’imposta minima sono tante, il processo legislativo alle porte deve essere aperto e flessibile.
Un importante think tank di politica fiscale ha scritto di recente che parte del suo lavoro consiste nel dire verità scomode. La verità scomoda in questo caso era che la sospensione temporanea delle accise sulla benzina, volta a proteggere i consumatori alle prese con l’inflazione, serve a poco e porta soprattutto svantaggi. “Sembra ragionevole. Dà una sensazione di sollievo. E fa guadagnare voti. Peccato che non funzioni.” (Daniel Bunn, Tax Foundation)
Anche nel dibattito sull’imposta minima dell’OCSE, questa affermazione è centrata. La Svizzera non ha cercato l’imposta minima e l’idea di liberarsene è allettante. L’imposta è complessa e costosa da applicare. Non rafforza il nostro Paese come sede di imprese. Progettate sul tavolo dell’OCSE a Parigi, molte norme non sono state pensate fino in fondo. Le incertezze sono quindi notevoli. Un procedimento dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE mette subito in discussione un intero elemento dell’imposta (l’UTPR, che la Svizzera però non ha introdotto). Anche un nuovo documento dell’Università di San Gallo, redatto su incarico della Camera di commercio Svizzera-USA, richiama l’attenzione sugli aspetti problematici dell’imposta minima. Il documento ha avuto ampia risonanza nei media, ma il suo contenuto è stato poco discusso. La raccomandazione centrale del documento è che la Svizzera abolisca l’imposta minima il prima possibile, preferibilmente già quest’anno.
Problemi sì, ma l’uscita sarebbe comunque svantaggiosa
Nel mondo economico, il documento è stato preso in considerazione e i punti sollevati al suo interno sono ritenuti rilevanti. In particolare, è ampiamente condivisa l’opinione secondo cui gli Stati Uniti si siano assicurati un vantaggio competitivo uscendo dall’imposta minima – gli Stati Uniti che, ironia della sorte, sono corresponsabili dell’introduzione dell’imposta. È comprensibile anche il fatto che ci sia incertezza giuridica su ampia scala. Che il Tribunale federale possa però annullare l’attuazione svizzera a causa di una base giuridica insufficiente, come discusso nel documento come scenario plausibile, è considerato piuttosto improbabile. Su un punto, però, praticamente tutti gli ambienti economici sono d’accordo: per quanto auspicabile possa essere l’uscita dall’imposta minima, i vantaggi di questa mossa sarebbero pochi, mentre gli svantaggi prevarrebbero chiaramente, almeno per il prossimo futuro.
Resta da vedere se gli obiettivi potranno essere raggiunti
La Svizzera ha introdotto l’imposta minima per due motivi: impedire la fuga di gettito fiscale e garantire la certezza del diritto alle imprese interessate con un fatturato superiore a 750 milioni di franchi. Il primo obiettivo, la Svizzera dovrebbe riuscire a raggiungerlo. Ha infatti attuato per tempo le norme necessarie. Potrebbero sorgere problemi se l’attuazione svizzera venisse messa in discussione all’estero. In realtà non dovrebbe succedere, perché il quadro normativo svizzero è stato esaminato dall’OCSE e ritenuto valido, almeno per il primo anno fiscale (2024). Grazie al cosiddetto «Q(ualified)-Status», i risultati delle valutazioni fiscali svizzere dovrebbero essere riconosciuti senza problemi dagli altri Stati che applicano l’imposta minima. Se così non fosse, l’obiettivo della certezza del diritto verrebbe messo in discussione. Le aziende svizzere presentano le loro prime dichiarazioni fiscali entro la fine di giugno. Successivamente, i risultati e i dati rilevanti vengono scambiati tra gli Stati che applicano l’imposta minima. Secondo quanto riportato, in molti luoghi l’attuazione procede a rilento. Questo crea incertezza e forse un carico di lavoro aggiuntivo per le aziende. Se si tratti di inevitabili «malattie infantili» di un concetto ambizioso e non ancora collaudato o se siano manifestazioni concrete di eccessiva complessità e ambizioni troppo elevate, lo dirà il futuro.
Nonostante l’incertezza: partecipare offre al momento la migliore tutela
Per ora è lecito aspettarsi che l’imposta minima offra tutela dalle richieste straniere. Senza l’imposta minima in Svizzera, le aziende svizzere dovrebbero comunque rispettare i requisiti all’estero, ma non potrebbero beneficiare delle semplificazioni e, soprattutto, non sarebbero protette dallo status Q. In questo caso, le aziende temono un elevato onere di conformità e tentativi di pressione per il pagamento di imposte aggiuntive, anche se dimostrassero di rispettare il requisito dell’imposta minima del 15% in Svizzera. Se non si riuscisse a dimostrarlo, l’imposta dovrebbe essere pagata all’estero e il gettito fiscale defluirebbe dalla Svizzera. Tra le principali piazze aziendali, la Svizzera si troverebbe isolata, con conseguenti problemi di reputazione. Non è chiaro se e in che misura la Svizzera, nonostante tutti gli svantaggi, potrebbe beneficiare da questa nuova libertà. A differenza degli Stati Uniti, la Svizzera non può vantare un sistema paragonabile all’aliquota minima. La Svizzera non riesce a soddisfare nemmeno il requisito che l’aliquota fiscale ufficiale sia pari al 20%. Anche il paper dell’università di San Gallo la vede così e raccomanda invece un nuovo sistema fiscale separato per le grandi imprese, che includa elementi dell’imposta minima e si orienti anch’esso alla soglia del 15%, ma che allo stesso tempo offra più margini di manovra rispetto all’imposta minima. Si può discutere se una soluzione in questa direzione sia la strada giusta per la Svizzera. Finché non ci sarà chiarezza sulla soluzione migliore, la Svizzera e le sue aziende devono rimanere protette dall’ingerenza e dalle pressioni straniere. Al momento, l’applicazione dell’imposta minima offre la migliore garanzia in tal senso.
Senza flessibilità è difficile
L’imposta minima viene attualmente applicata tramite ordinanza. Entro la fine del 2029, il Consiglio federale dovrà presentare una legge. I lavori a tal fine inizieranno a breve. Il mondo economico sarà coinvolto nel processo e contribuirà in modo costruttivo nell’interesse delle aziende e della piazza fiscale. Oltre alle questioni di sistema (questioni relative alla base imponibile), si discuterà in particolare degli strumenti di promozione della piazza fiscale, come scrive il Consiglio federale in un nuovo rapporto. Gli sviluppi internazionali e la tassazione minima richiedono un ulteriore sviluppo del sistema fiscale per preservare l’attrattività della piazza economica. Bisognerebbe valutare con maggiore attenzione misure alternative a sostegno della piazza economica, come i contributi diretti e i crediti d’imposta, ma anche le detrazioni fiscali, già in parte in uso nei Cantoni dall’ultima riforma dell’imposta sulle società. Dal punto di vista del Consiglio federale, la priorità è promuovere la ricerca, l’innovazione e il valore aggiunto «legato alla sostanza» (ovvero le attività aziendali che si basano su una reale sostanza economica e non solo su una casella postale).
Il Consiglio federale intende inoltre tenere conto delle esperienze raccolte durante la fase di introduzione della tassazione minima. È giusto e importante. Finché l’applicazione dell’imposta minima avverrà ancora sulla base di un’ordinanza, la Svizzera potrà in linea di principio reagire in modo flessibile ai cambiamenti. Le critiche all’imposta minima stanno aumentando, anche nell’area dell’UE, dove si denuncia chiaramente la disparità di condizioni. Altri Stati, oltre agli Stati Uniti, stanno valutando l’idea di uscire dal sistema dell’imposta minima. Tutto ciò non gioverà certo alla legittimazione dell’imposta. La flessibilità di reagire rapidamente in caso di necessità deve essere garantita anche nel processo legislativo e dovrebbe essere sancita in forma adeguata in una futura legge sull’imposta minima, se mai si arriverà a questo punto. Data la nota incertezza che caratterizza l’imposta minima, è d’obbligo un approccio aperto e reattivo.
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