

« Il principio dell’annaffiatoio porta a sprechi e inefficienze. »
Lukas Federer
Il nuovo fondo di indebitamento climatico: ingiusto anziché equo
19.02.2026
A colpo d'occhio
- Il principio «chi inquina paga» deve rimanere il pilastro portante di una politica climatica di successo.
- Gli incentivi distribuiti secondo il principio dell'annaffiatoio sono costosi e poco efficaci.
- Una nuova ondata di sovvenzioni con un nuovo fondo di indebitamento climatico condurrà la politica climatica in un vicolo cieco.
Il fondo di indebitamento climatico celebra la fine della responsabilità individuale nella protezione del clima. Lo Stato dovrebbe «eliminare» il cambiamento climatico. Il principio «chi inquina paga» è ormai superato. Non dovrebbero più essere gli inquinatori a pagare per l'inquinamento, ma lo Stato attraverso una maggiore spesa pubblica. Il problema è che lo Stato siamo tutti noi e il conto arriva subito. Finora la Svizzera ha ottenuto buoni risultati con il suo insieme di misure di politica climatica basate sulla promozione e sul principio «chi inquina paga». Il fondo di indebitamento climatico non può offrire un rapporto qualità-prezzo migliore.
Pilastri fondamentali della politica climatica e del diritto ambientale
In primo luogo, il principio «chi inquina paga» è indiscutibilmente una dottrina economica dominante fin dagli anni '20. All'epoca, nell'economia del benessere nacque l'idea che chi causava effetti negativi dovesse sostenere i costi delle proprie azioni. Nel corso dei decenni questo principio è diventato un pilastro fondamentale del diritto ambientale, sia nell'UE che in Svizzera, con la legge sulla protezione dell'ambiente del 1983. Anche la nostra tassa sul traffico pesante (TTPCP) si basa su questo principio e nessuno sembra considerarla obsoleta.
Sovvenzioni inefficienti
In secondo luogo, la politica climatica svizzera non ha mai seguito la «pura dottrina» del principio «chi inquina paga», che ora dovrebbe essere sostituito da sistemi di incentivi. Da tempo si basa su sovvenzioni massicce, che oggi ammontano a circa 3 miliardi di franchi all'anno. Il principio dell’annaffiatoio porta a sprechi e inefficienze. Le analisi dimostrano che un impianto solare o una pompa di calore su due verrebbero costruiti anche senza sovvenzioni. Un fondo per il clima da miliardi di franchi non farebbe che peggiorare la situazione. Anche nell'UE il quadro non è migliore. Il «fondo per l'innovazione» europeo nel settore climatico sta affondando nei meandri della burocrazia di Bruxelles. Meno del 5% dei 7,1 miliardi di euro di sovvenzioni ha raggiunto finora le imprese. Gli sprechi sono enormi. Le imprese che richiedono fondi da questo fondo investono in media 85’000 euro per una singola domanda e alcune riferiscono di aver impiegato fino a 3’000 ore di lavoro, poiché la procedura è estremamente complessa. Tuttavia, solo il 20% delle domande viene accolto. E dei progetti approvati, solo il 6% è stato effettivamente realizzato fino ad ora. L'effetto di un aumento dei fondi di promozione è quindi enormemente sopravvalutato.
Minaccioso onere finanziario per le generazioni future
In terzo luogo, la spesa pubblica non è mai «gratuita», anche se alcuni economisti continuano a volerci convincere del contrario. Tutti noi saremo chiamati a pagarla con imposte più elevate e un potere d'acquisto inferiore. Secondo le stime, il «Inflation Reduction Act» statunitense del valore di 900 miliardi di dollari, che prevede massicci sussidi nel settore climatico, potrebbe costare alla collettività circa 4,7 trilioni di dollari entro il 2050! Un pessimo affare per un Paese che già oggi deve sborsare un trilione di dollari all'anno di interessi per il suo enorme debito. I costi sono a carico di tutti, non solo di chi li ha causati. La Svizzera ha pochi debiti e così deve rimanere. Le generazioni future pagherebbero un fondo per il clima e oltre 200 miliardi di franchi di nuovi debiti con una sensibile perdita di benessere, senza alcuna garanzia di una migliore protezione del clima.
Successi nel settore industriale: emissioni dimezzate
In quarto luogo, proprio le misure della politica climatica svizzera orientate al mercato funzionano bene. Il sistema degli accordi sugli obiettivi di CO2 per le imprese non necessita di sovvenzioni e si basa sulla «spada di Damocle» della tassa sul CO2. Ha contribuito in modo significativo a ridurre di quasi la metà le emissioni del nostro settore industriale rispetto al 1990 e a più che raddoppiare il valore aggiunto. Sostituire tali strumenti con nuove sovvenzioni e debiti porta a un vicolo cieco.
Conclusione: il principio «chi inquina paga» non è giunto al capolinea, anzi. È parte integrante di un insieme di misure di politica climatica che, pur non essendo perfetto, offre sicuramente un rapporto qualità-prezzo migliore rispetto alla nuova ondata di sovvenzioni del fondo per il clima.
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