
Accordo di libero scambio con la Malesia: cogliere le opportunità, garantire la responsabilità
24.09.2026
A colpo d'occhio
L’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’AELS e la Malesia offre alle imprese svizzere un migliore accesso al dinamico mercato dell’ASEAN. Riduce i dazi doganali, previene svantaggi competitivi rispetto a importanti concorrenti e crea regole affidabili per il commercio e gli investimenti. Al contempo, concilia l’apertura economica con disposizioni vincolanti in materia di diritti del lavoro, tutela dell’ambiente e del clima, nonché olio di palma sostenibile.
L’essenziale in breve
L’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’AELS e la Malesia rafforza l’accesso dell’economia svizzera a un mercato dinamico con oltre 34 milioni di abitanti, che funge anche da porta d’accesso a una regione importante come l’ASEAN.
- In futuro, il 99,9% delle attuali esportazioni industriali svizzere beneficerà di agevolazioni doganali. Ne trarranno vantaggio soprattutto i settori dei macchinari, della chimica, della farmaceutica, dell’orologeria, dell’elettronica e degli strumenti di precisione.
- L’accordo evita svantaggi competitivi rispetto ai Paesi che hanno già accordi preferenziali con la Malesia. Allo stesso tempo, previene una situazione di svantaggio rispetto all’Unione europea, che sta a sua volta negoziando un accordo di libero scambio con la Malesia.
- Le concessioni agricole della Svizzera rimangono limitate. L’olio di palma non sarà completamente liberalizzato, ma sarà importato con dazi leggermente ridotti nell’ambito di contingenti quantitativi limitati. Le preferenze presuppongono una rigorosa prova di sostenibilità e la tracciabilità fino al produttore.
- L’accordo contiene norme vincolanti in materia di diritti del lavoro, clima, protezione delle foreste e biodiversità. In questo modo concilia l’urgente necessità di diversificare il commercio estero svizzero con chiari requisiti di gestione sostenibile e responsabile.
Posizione di economiesuisse
L’accordo di libero scambio AELS-Malesia rappresenta un passo importante per l’economia estera svizzera. economiesuisse si impegna a favore di una rapida entrata in vigore per i seguenti motivi:
- Migliora l’accesso al mercato: il 99,9% delle attuali esportazioni industriali svizzere beneficerà in futuro di agevolazioni doganali.
- Evita svantaggi competitivi: l’accordo garantisce parità di condizioni con i principali partner preferenziali della Malesia e previene una posizione di svantaggio rispetto all’UE.
- Garantisce maggiore certezza giuridica: l’accordo migliora le condizioni quadro per i beni, i servizi, gli investimenti, la proprietà intellettuale e gli appalti pubblici.
- L’agricoltura rimane protetta: le concessioni agricole restano limitate; le riduzioni tariffarie per l’olio di palma sono strettamente circoscritte e subordinate a rigorosi requisiti di sostenibilità.
- La sostenibilità è saldamente radicata: l’accordo obbliga le parti a rispettare gli standard in materia di lavoro, ambiente e clima e contiene requisiti specifici per l’olio di palma sostenibile.
- Diversificazione necessaria: in tempi di incertezza geopolitica, ogni accordo rappresenta un contributo fondamentale alla diversificazione dei rischi e alla salvaguardia dei posti di lavoro in Svizzera.

I cinque punti principali dell’accordo AELS-Malesia

Malesia: sfruttare strategicamente le opportunità
Un’economia aperta e integrata a livello internazionale
La Malesia è la sesta economia del Sud-Est asiatico e negli ultimi anni è stata tra le economie con la crescita più forte a livello mondiale. Nel 2024 la sua economia è cresciuta del 4,4%e per i prossimi anni è prevista una crescita annua compresa tra il 4,0 e il 4,4%. Con un PIL pro capite di circa 13'000 dollari USA, la Malesia appartiene al gruppo delle economie a reddito medio-alto («upper-middle-income»).
Questo Paese del Sud-Est asiatico è fortemente integrato nelle catene del valore internazionali e dispone di una fitta rete di accordi commerciali regionali e bilaterali. La Malesia è membro dell’OMC e dell’ASEAN ed è parte contraente del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e del Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). Inoltre, la Malesia ha stipulato numerosi accordi bilaterali di libero scambio, tra cui quelli con l’India, il Giappone e l’Australia. Questa rete di collegamenti, la posizione strategica e le infrastrutture ben sviluppate rendono il Paese un polo produttivo, di investimento e logistico attrattivo per i mercati dell’Asia-Pacifico.
Polo di rilievo per le tecnologie del futuro
La Malesia dispone di importanti giacimenti di materie prime e di un’industria ampiamente diversificata. Particolarmente importanti sono l’elettronica, i semiconduttori, i prodotti elettrotecnici e i pannelli solari. Con il «New Industrial Master Plan 2030», lanciato nel 2023, la Malesia orienta la propria politica industriale e di investimento verso cinque settori strategici del futuro: farmaceutico, economia digitale, elettronica e semiconduttori, chimico e aerospaziale. Questi settori prioritari coincidono con i punti di forza dell’economia svizzera, ad esempio nel campo dei macchinari di alta qualità, degli strumenti di precisione, della chimica, del settore farmaceutico, della tecnologia medica e delle tecnologie di produzione digitali ed efficienti dal punto di vista delle risorse.
A che punto è l’accordo nel processo politico?
Dopo circa tredici anni di negoziati, l’accordo di partenariato economico tra gli Stati dell’AELS e la Malesia è stato firmato il 23 giugno 2025 a Tromsø, in Norvegia. Il Consiglio federale ha trasmesso il messaggio al Parlamento il 28 gennaio 2026. Il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno nel frattempo approvato l’accordo. Attualmente è in corso il termine di referendum, che scadrà l’8 ottobre 2026.
Panoramica delle tappe principali:
- Dal 2012 al 2025: negoziati e conclusione. L’AELS e la Malesia hanno avviato i negoziati nel novembre 2012 e li hanno conclusi l’11 aprile 2025.
- 23 giugno 2025: firma. L’accordo è stato firmato a Tromsø, in Norvegia, dagli Stati dell’AELS e dalla Malesia.
- 2026: approvazione da parte del Parlamento. Il Consiglio degli Stati lo ha approvato nella sessione di primavera con 32 voti a favore, 6 contrari e 2 astensioni. Il Consiglio nazionale ha seguito l’esempio nella sessione estiva con 116 voti a favore, 59 contrari e 5 astensioni.
- Fino all’8 ottobre 2026: termine per il referendum. Un’alleanza di organizzazioni ambientaliste e per i diritti umani sta raccogliendo firme. Se il referendum avrà luogo, sarà l’elettorato svizzero a decidere in merito all’accordo.

Accordo di libero scambio: fondamentale per la Svizzera e la sua popolazione
Perché il libero scambio è fondamentale per la Svizzera?
La Svizzera vive del commercio con il resto del mondo. Le esportazioni di beni e servizi rappresentano circa il 78% del PIL svizzero. Questo valore è più del doppio della media OCSE. Se dalle esportazioni si sottraggono le importazioni necessarie alla produzione di beni e servizi, la quota stimata delle esportazioni nette è pari a circa il 50%. Circa un franco su due del nostro benessere proviene quindi dall’estero. Mercati aperti sono quindi alla base del nostro tenore di vita.
La Svizzera dipende però anche dalle importazioni. Essendo un Paese con capacità produttive limitate e scarse risorse naturali, non siamo in grado di produrre autonomamente molti beni importanti. Ciò vale, ad esempio, per le materie prime, l’energia, i prodotti alimentari, i semilavorati e i componenti tecnologici. Sono quindi tanto più importanti partner affidabili, catene di approvvigionamento stabili e mercati di approvvigionamento ampiamente diversificati.
Gli accordi di libero scambio creano condizioni più favorevoli in tal senso. Riducono i dazi doganali, semplificano le procedure e garantiscono alle imprese una maggiore certezza giuridica. Soprattutto in un contesto geopolitico incerto, aiutano la Svizzera a diversificare i propri mercati di riferimento e di approvvigionamento. Inoltre, stabiliscono regole vincolanti per le relazioni economiche con partner importanti.
Gli accordi di libero scambio sono quindi anche un presupposto fondamentale affinché in futuro il valore aggiunto industriale possa essere generato in Svizzera e i posti di lavoro possano essere preservati. Le PMI svizzere traggono particolare vantaggio da una circolazione agevolata e conveniente di beni e servizi da e verso la Svizzera, poiché per loro i costi amministrativi e gli oneri doganali incidono in misura maggiore.
Quali vantaggi comporta per me, in quanto cittadino svizzero o cittadina svizzera, un accordo con la Malesia?
- Posti di lavoro sicuri: le imprese svizzere possono vendere più facilmente i propri prodotti in Malesia. Ciò garantisce commesse in Svizzera. Ne beneficiano non solo le imprese esportatrici, ma anche i fornitori, la logistica, l’artigianato e i servizi.
- Buoni salari e potere d’acquisto: un’economia forte basata sulle esportazioni rafforza i redditi, gli investimenti e la domanda interna. Le imprese di successo creano posti di formazione, pagano le imposte e contribuiscono così al finanziamento dei servizi pubblici.
- Approvvigionamento più solido: dazi più bassi e procedure più semplici riducono i costi per le imprese e facilitano l’accesso a importanti beni intermedi, componenti e merci. Ciò rafforza le catene di approvvigionamento, garantisce un approvvigionamento stabile e rende la Svizzera meno dipendente dai singoli mercati.

Migliorare l’accesso al mercato, rafforzare la competitività
La Malesia è già fortemente integrata con importanti concorrenti
La Malesia è un mercato aperto e fortemente integrato. Il Paese dispone già di numerosi accordi preferenziali, tra cui quelli con gli Stati dell’ASEAN, la Cina, l’India, il Giappone e la Turchia, nonché i due grandi accordi regionali Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). Le imprese di questi Paesi beneficiano quindi già oggi di condizioni più favorevoli per l’accesso al mercato malese. Senza un accordo proprio, gli operatori svizzeri dovrebbero competere in un mercato ASEAN in crescita caratterizzato da dazi più elevati, procedure più complesse e regole meno prevedibili.
I dazi diminuiscono, gli svantaggi competitivi vengono eliminati
In base all’accordo, la Malesia abolirà i dazi doganali sul 99,9% delle attuali esportazioni industriali svizzere, con effetto immediato o dopo periodi transitori da cinque a dieci anni. Ne beneficeranno in particolare i metalli preziosi, gli orologi, i macchinari, i prodotti chimici e farmaceutici, l’elettronica, la bigiotteria e i metalli.
L’accordo elimina gli svantaggi esistenti rispetto ai concorrenti provenienti da Stati che dispongono già di accordi di libero scambio con la Malesia. Tra questi figurano gli altri Stati dell’ASEAN, la Cina, l’India, il Giappone e la Turchia, nonché gli Stati firmatari del RCEP e del CPTPP. Allo stesso tempo, l’accordo previene uno svantaggio rispetto ai concorrenti dell’Unione europea, che attualmente sta ancora negoziando un accordo di libero scambio con la Malesia.
Punto chiave 1: l’accordo pone le imprese svizzere su un piano di parità nella competizione per il mercato malese
- Gli esportatori svizzeri ottengono condizioni di mercato comparabili rispetto ai concorrenti provenienti da paesi che hanno già accordi con la Malesia.
- La riduzione dei dazi doganali migliora la competitività in termini di prezzi in settori come l’industria meccanica, farmaceutica, chimica, orologiera, elettronica e degli strumenti di precisione.
- Procedure semplificate e moderne norme di origine facilitano, in particolare alle PMI, l’ingresso nel mercato e lo sfruttamento delle catene del valore regionali.
- L’accordo previene una futura situazione di svantaggio rispetto all’UE, qualora quest’ultima dovesse concludere un proprio accordo di libero scambio con la Malesia.
Procedure più semplici consentono di risparmiare sui costi
L’accordo introduce procedure doganali più trasparenti ed efficienti. Le imprese possono presentare le dichiarazioni per via elettronica già prima dell’arrivo delle merci. I controlli saranno effettuati in base al rischio. Le autorità potranno richiedere solo i documenti effettivamente necessari per lo sdoganamento.
Anche le norme di origine sono orientate ai moderni metodi di produzione. Per gli esportatori svizzeri è in linea di principio sufficiente una dichiarazione di origine su un documento commerciale. Gli esportatori autorizzati non sono tenuti a firmarla. La possibilità di un cumulo esteso aumenta inoltre la flessibilità per le imprese che operano in catene del valore organizzate a livello internazionale.
Migliore accesso per i servizi
La Malesia amplia i propri impegni nell’ambito dell’accordo sui servizi dell’Organizzazione mondiale del commercio. I miglioramenti riguardano, tra l’altro, i servizi informatici, la ricerca e lo sviluppo, i test e le analisi tecniche, la distribuzione, i servizi ambientali, i trasporti e la logistica. Sono inclusi anche l’installazione e la manutenzione dei macchinari.
Ciò è particolarmente rilevante per l’economia svizzera. Oggi i beni industriali vengono spesso offerti insieme a servizi di manutenzione, formazione, monitoraggio digitale o consulenza tecnica. Regole migliori per i servizi rafforzano quindi anche la competitività dell’industria svizzera.
Nuove opportunità negli appalti pubblici
Le imprese svizzere ottengono l’accesso ai mercati degli appalti pubblici in Malesia. La Malesia non aderisce all’accordo dell’OMC sugli appalti pubblici. L’accordo di libero scambio crea quindi un ulteriore accesso al mercato e garantisce un livello di trattamento simile a quello riservato a partner importanti della Malesia, come il Giappone o il Regno Unito.
Ne deriva un vantaggio rispetto ai concorrenti europei, fintanto che l’UE non avrà concluso un accordo analogo con la Malesia. Particolarmente interessante è il miglior accesso per i fornitori di infrastrutture, tecnologia ambientale, tecnologia medica, strumenti di precisione, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché servizi specializzati.
Prodotti agricoli: maggiori opportunità di esportazione e protezione per i prodotti sensibili
La Malesia garantisce alla Svizzera l’accesso al mercato in esenzione doganale per le principali esportazioni agricole e alimentari, quali formaggio, cioccolato e caffè. Le concessioni della Svizzera a favore della Malesia rimangono invece limitate e corrispondono in larga misura a quelle previste in altri accordi di libero scambio. Esse sono compatibili con gli obiettivi della politica agricola svizzera: per i prodotti agricoli trasformati sensibili, la Svizzera concede solo uno sconto fisso sul dazio normale. L’esenzione dai dazi si applica solo ai prodotti non sensibili, come la frutta tropicale, alcuni ortaggi, la farina di riso, il caffè, il tè o determinate bevande.
Proteggere efficacemente l’innovazione e la «Swissness»
L’accordo rafforza la protezione di marchi, indicazioni geografiche, disegni e modelli, brevetti, informazioni riservate, diritti d’autore e indicazioni di provenienza quali «Switzerland», «Schweiz» e «Swiss». Anche la croce svizzera e gli emblemi cantonali sono meglio tutelati dagli abusi. Ne beneficiano non solo le grandi imprese, ma anche le PMI, gli operatori di nicchia innovativi e i fornitori orientati all’esportazione.
In alcuni casi specifici, l’accordo va oltre gli standard minimi internazionali, ad esempio per quanto riguarda la protezione dei marchi famosi e notoriamente conosciuti, delle indicazioni geografiche o delle misure alle frontiere, oppure precisa le disposizioni del TRIPS, come nel caso della protezione dei dati di sperimentazione o della tutela dei brevetti. L’accordo garantisce, ad esempio, che i prodotti protetti da brevetto esportati dalle imprese svizzere in Malesia non subiscano discriminazioni rispetto ai prodotti fabbricati localmente. Per quanto riguarda la protezione dei dati di sperimentazione farmaceutica, vengono sanciti i principi fondamentali.
Punto chiave 2: l’accordo tutela l’innovazione senza precludere l’accesso ai medicinali
- L’accordo contiene disposizioni complete sulla protezione di tutti i diritti di proprietà intellettuale e sulla loro applicazione.
- Il livello di protezione corrisponde sostanzialmente a quello dell’accordo TRIPS, ma in alcuni punti lo supera o lo precisa.

Ampliare il commercio, garantire gli investimenti
La Malesia è uno dei principali partner commerciali nel Sud-Est asiatico
Nel 2025 il commercio bilaterale di merci, esclusi l’oro e altri metalli preziosi, ha raggiunto circa 1,4 miliardi di franchi. Le esportazioni svizzere ammontavano a circa 834 milioni di franchi, mentre le importazioni dalla Malesia a circa 583 milioni di franchi. La Malesia è quindi il quarto partner commerciale più importante della Svizzera nella regione ASEAN, dopo Singapore, Vietnam e Thailandia.
Tra le principali esportazioni svizzere verso la Malesia figurano i prodotti chimici e farmaceutici, i macchinari, l’elettronica e gli orologi. Per quanto riguarda le importazioni dalla Malesia, predominano i macchinari e i prodotti elettronici. L’olio di palma riveste invece un ruolo secondario nel commercio bilaterale: in termini di valore, rappresenta meno dell’1% del volume totale delle esportazioni della Malesia verso la Svizzera.
La struttura degli scambi commerciali mostra che le due economie sono complementari: la Svizzera esporta soprattutto prodotti di alta qualità, ad alta intensità di conoscenza e tecnologia. La Malesia, dal canto suo, è un importante fornitore di prodotti e componenti elettronici.
Le imprese svizzere creano posti di lavoro in loco
Circa 170 imprese svizzere operano in Malesia. Particolarmente rappresentati sono i settori dell’elettronica, dell’ingegneria meccanica, della chimica, degli strumenti di precisione e della tecnologia medica. La Malesia è, dopo Singapore, la seconda destinazione più importante per gli investimenti diretti svizzeri nel Sud-Est asiatico. Nel 2024 il portafoglio di investimenti svizzeri ammontava a circa 3,7 miliardi di franchi. Nello stesso anno, le filiali di imprese svizzere impiegavano in Malesia oltre 27'000 persone.
Maggiore sicurezza per gli investimenti
Il capitolo sugli investimenti crea condizioni più trasparenti per l’accesso al mercato. Nei settori non legati ai servizi contemplati dall’accordo, gli investitori esteri beneficiano in linea di principio delle stesse condizioni degli investitori nazionali. Le eccezioni sono indicate in modo trasparente in elenchi negativi.
L’accordo è integrato dall’accordo bilaterale sulla protezione degli investimenti. Insieme, i due strumenti coprono le diverse fasi di un investimento: dall’accesso al mercato, all’attività commerciale fino alla liquidazione. Ciò è importante perché gli investimenti in impianti di produzione, ricerca, distribuzione e servizi sono a lungo termine.
LEM Holding: servire i mercati globali dalla Malesia
L’azienda tecnologica della Svizzera occidentale LEM Holding sviluppa soluzioni di misurazione per settori del futuro quali la mobilità elettrica, le energie rinnovabili e l’automazione industriale e impiega circa 1'800 collaboratori in tutto il mondo.

Nel 2024 LEM ha inaugurato il suo primo stabilimento produttivo a Penang, in Malesia. Determinanti per la scelta della sede sono stati il solido ecosistema elettronico e la disponibilità di personale qualificato. Particolarmente importante, però, è stata anche la buona integrazione della Malesia nelle catene del valore regionali e globali. Lo stabilimento fornirà clienti in Asia, Europa e Stati Uniti.
Frank Rehfeld, CEO di LEM Holding:
«Per LEM la Malesia è molto più di un semplice mercato di riferimento. Il Paese offre accesso a manodopera qualificata, a solidi cluster industriali e a catene del valore regionali. L’accordo di libero scambio rafforza la certezza giuridica per gli investimenti e facilita la collaborazione lungo le catene di fornitura globali.»

Ancorare in modo vincolante la sostenibilità e la responsabilità
Norme vincolanti in materia di ambiente e lavoro
L’accordo contiene un capitolo esaustivo sul commercio e lo sviluppo sostenibile, che segue l’approccio del modello «state-of-the-art» dell’AELS. Le parti contraenti devono attuare efficacemente la propria legislazione in materia di ambiente e lavoro e non possono abbassare l’attuale livello di protezione per promuovere il commercio o gli investimenti.
Le parti si impegnano a rispettare i principi e i diritti fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro:
- Libertà di associazione e contrattazione collettiva
- Abolizione del lavoro forzato
- Eliminazione del lavoro minorile
- Parità di trattamento e divieto di discriminazione
- Condizioni di lavoro sicure e salubri
A titolo integrativo, sono sanciti la protezione sociale, il lavoro dignitoso, il dialogo sociale, le ispezioni sul lavoro e l’accessibilità delle procedure amministrative e giudiziarie. In ambito ambientale, l’accordo impegna all’attuazione efficace dell’Accordo di Parigi sul clima e contiene norme relative alla protezione delle foreste e alla biodiversità.
Olio di palma: concessioni chiaramente limitate, nessun libero scambio
L’olio di palma è uno dei principali prodotti di esportazione della Malesia. Un accordo equilibrato doveva quindi prevedere concessioni anche in questo settore. La Svizzera, tuttavia, non apre completamente il proprio mercato, ma concede solo contingenti tariffari limitati.
Sono previsti cinque contingenti parziali per l’olio di palma grezzo, la stearina di palma e l’olio di palmisti. Il loro volume complessivo ammonta a 10'000 tonnellate all’entrata in vigore dell’accordo e salirà a 12'500 tonnellate entro cinque anni. All’interno di questi contingenti, i dazi non vengono aboliti, ma ridotti del 20, 30 o 40%a seconda del prodotto. Le concessioni relative all’olio di palma concesse alla Malesia corrispondono a quelle previste dall’accordo di libero scambio con l’Indonesia. Inoltre, sono state concordate con i rappresentanti del settore interessato.
Diversi motivi depongono contro un forte aumento delle importazioni di olio di palma dopo l’entrata in vigore dell’accordo:
- Concessioni limitate nei confronti della Malesia: la Svizzera non concede il libero scambio per l’olio di palma. Le preferenze tariffarie si applicano solo nell’ambito di contingenti chiaramente definiti. Inoltre, anche all’interno di tali contingenti, i dazi doganali rimangono in parte in vigore. Le concessioni sono quindi volutamente limitate.
- Esperienze finora maturate con l’Indonesia: le esperienze raccolte dall’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con l’Indonesia alla fine del 2021 dimostrano che concessioni analoghe relative all’olio di palma non comportano un aumento delle importazioni. Nonostante le preferenze tariffarie concesse, le importazioni di olio di palma dall’Indonesia sono rimaste a livelli molto bassi.
- Importazioni svizzere di olio di palma in calo da anni: le importazioni svizzere di olio di palma sono in calo da anni. Per contro, secondo l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), la quota di mercato dell’olio di colza svizzero è aumentata sensibilmente negli ultimi 15 anni, a scapito soprattutto dell’olio di palma. Allo stesso tempo, sono aumentate le esigenze dei consumatori e delle imprese in materia di sostenibilità delle materie prime, il che ha ulteriormente frenato la domanda di olio di palma.
- Ulteriore garanzia grazie a una clausola di salvaguardia: nel caso in cui, contrariamente alle aspettative, il mercato svizzero dei semi oleosi dovesse trovarsi sotto pressione, l’accordo prevede un meccanismo di salvaguardia. Ciò consentirebbe alla Svizzera di sospendere temporaneamente le concessioni tariffarie accordate nell’ambito del meccanismo di salvaguardia concordato.
Punto chiave 3: le concessioni relative all’olio di palma rimangono limitate e l’agricoltura svizzera rimane protetta
- La Svizzera non concede il libero scambio per l’olio di palma. I dazi doganali vengono ridotti solo dal 20 al 40%per contingenti limitati.
- I contingenti per la Malesia corrispondono alle concessioni accordate all’Indonesia. Le esperienze finora maturate con l’Indonesia e il calo delle importazioni svizzere di olio di palma non lasciano presagire un forte aumento delle importazioni.
- In caso di pressioni impreviste sul mercato svizzero dei semi oleosi, la Svizzera può sospendere temporaneamente le concessioni tariffarie.
Preferenze solo per l’olio di palma di comprovata sostenibilità
L’olio di palma proveniente dalla Malesia non beneficia automaticamente di riduzioni tariffarie. Le preferenze vengono concesse solo se i requisiti ambientali e sociali previsti dall’accordo sono soddisfatti e comprovati. Tra questi figurano la protezione delle foreste, delle torbiere e degli ecosistemi di pregio, la lotta alla deforestazione e al disboscamento mediante incendi, nonché il rispetto dei diritti dei lavoratori, dei lavoratori migranti, delle popolazioni indigene e delle comunità locali.
Gli importatori svizzeri devono dimostrare il rispetto di tali requisiti. Inoltre, i cinque contingenti parziali possono essere utilizzati solo per importazioni in cisterne da 22 tonnellate; ciò consente la tracciabilità dal destinatario svizzero al produttore.
Nessun riconoscimento forfettario degli standard
L’accordo non prescrive uno standard di sostenibilità specifico, ma pone elevati requisiti in materia di sostenibilità. Lo standard malese «Malaysian Sustainable Palm Oil» (MSPO) non viene quindi riconosciuto automaticamente. La SECO ha commissionato un confronto indipendente dei sistemi di certificazione disponibili e pubblicherà a breve lo studio corrispondente. Il Consiglio federale stabilirà successivamente, in un’ordinanza, quali standard saranno ammessi come prova.
Gli standard riconosciuti devono coinvolgere le parti interessate, essere controllati in modo indipendente e sottoposti a regolari verifiche di efficacia. La Svizzera non si basa quindi su autodichiarazioni, ma combina criteri contrattuali con certificazione, tracciabilità e controlli all’importazione.
Punto chiave 4: le preferenze tariffarie presuppongono prove credibili di sostenibilità
- Riduzioni tariffarie solo per l’olio di palma che soddisfi in modo dimostrabile requisiti vincolanti per la protezione delle foreste, degli ecosistemi, dei lavoratori e delle comunità locali.
- Lo standard malese MSPO non viene automaticamente riconosciuto come prova.
- Gli standard approvati devono essere controllati in modo indipendente e verificati regolarmente.
- Gli importatori svizzeri devono dimostrare la sostenibilità e la tracciabilità. In questo modo, le preferenze rappresentano un incentivo per una produzione comprovatamente sostenibile, anziché un via libera alle importazioni di olio di palma.
Maggiore influenza sui diritti dei lavoratori
I critici sottolineano i rischi legati al lavoro forzato, al lavoro minorile e alle condizioni di lavoro problematiche in Malesia. L’accordo non risolve automaticamente questi problemi. Tuttavia, esso obbliga le parti a rispettare, promuovere e attuare i principi e i diritti fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Tra questi figurano espressamente l’abolizione del lavoro forzato e l’eliminazione del lavoro minorile. Inoltre, l’accordo istituisce meccanismi di dialogo istituzionale volti a favorire un approccio orientato alla ricerca di soluzioni (cfr. sotto).
Gli scambi commerciali con la Malesia sono già in atto. Rinunciare all’accordo non eliminerebbe quindi i problemi esistenti. Le relazioni economiche proseguirebbero piuttosto senza gli impegni aggiuntivi e i meccanismi di dialogo.
Tutela della proprietà intellettuale: certezza giuridica senza l’obbligo di modificare la legislazione
I critici temono che una maggiore tutela dei diritti di proprietà intellettuale possa rendere più difficile l’accesso a medicamenti e sementi a prezzi accessibili. Il riferimento alla Convenzione internazionale per la protezione delle varietà vegetali (UPOV) contenuto nell’accordo non comporta alcun obbligo di adesione. La relativa disposizione è stata elaborata congiuntamente da tutte le parti contraenti e concordata di comune accordo, tenendo conto delle rispettive situazioni di partenza e posizioni. Indipendentemente da ciò, la Malesia persegue già da anni l’obiettivo di aderire alla Convenzione UPOV.
Monitoraggio e risoluzione delle controversie
In caso di divergenze sulle disposizioni in materia di sostenibilità, si procederà innanzitutto a consultazioni tecniche. Successivamente, la questione potrà essere sottoposta al Comitato misto. Se la controversia rimane irrisolta, potrà essere istituito un panel indipendente composto da tre esperti, che pubblicherà una relazione contenente raccomandazioni. Il Comitato misto provvederà poi a monitorarne l’attuazione.
La procedura non prevede sanzioni commerciali immediate. Tuttavia, garantisce un controllo indipendente, la trasparenza e un monitoraggio istituzionale. Ai sensi dell’art. 12.18 dell’accordo, la società civile e il settore economico sono coinvolti nel monitoraggio delle disposizioni in materia di sostenibilità e possono presentare pareri e raccomandazioni. In Svizzera ciò avviene, tra l’altro, attraverso il «Sounding Board economia estera» della SECO, accessibile al pubblico.
Punto chiave 5: l’accordo garantisce una maggiore influenza rispetto all’attuale commercio senza regole
- Le parti si impegnano ad attuare efficacemente i diritti fondamentali del lavoro, compresa l’abolizione del lavoro forzato e l’eliminazione del lavoro minorile.
- Per il settore degli oli vegetali valgono ulteriori obblighi volti a proteggere i lavoratori migranti, le comunità locali e le popolazioni indigene.
- Un gruppo di esperti indipendenti potrà esaminare le controversie irrisolte e formulare raccomandazioni pubbliche.
- In assenza di un accordo, le relazioni commerciali continuerebbero, ma senza questi obblighi aggiuntivi e strumenti istituzionali.

Conclusione: coniugare opportunità e responsabilità
- L’accordo AELS-Malesia migliora l’accesso a un mercato ASEAN dinamico. Riduce i dazi doganali, crea condizioni migliori per i servizi, gli investimenti e gli appalti pubblici e rafforza la tutela dell’innovazione e della «Swissness». Allo stesso tempo, previene svantaggi competitivi rispetto a importanti concorrenti.
- Gli interessi dell’agricoltura svizzera rimangono tutelati. L’olio di palma non viene completamente liberalizzato, ma beneficia di un trattamento preferenziale nell’ambito di contingenti limitati e con dazi doganali che continuano a sussistere. Le preferenze presuppongono prove concrete di sostenibilità e la tracciabilità fino al produttore.
- L’accordo introduce inoltre ulteriori norme vincolanti, meccanismi di controllo e canali di dialogo in materia di deforestazione, condizioni di lavoro e diritti umani. In questo modo concilia l’apertura economica con la responsabilità.
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