Frau füllt Steuererklärung aus

Non bisogna penalizzare il capitale proprio – men che meno durante una crisi

La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) apre la strada all'abolizione, attesa da tempo, della tassa sull’emissione di capitale proprio. Dopo aver subito perdite, numerose aziende hanno bisogno di incrementare il loro capitale proprio. L’attuale crisi acuisce l’urgenza di trovare una soluzione a questa questione annosa. La ripresa economica non deve essere gravata da una dannosa ed antiquata tassa.

Il capitale proprio è un capitale di sicurezza e quindi una riserva necessaria ad assorbire potenziali perdite. Un capitale proprio minimo è quindi anche un requisito normativo obbligatorio per ogni azienda. La tassazione simultanea delle nuove emissioni di capitale proprio è in contraddizione con la logica economica. Gli esperti sono d'accordo: la tassa dovrebbe essere abolita. Dopo che il Consiglio nazionale ha deciso di sopprimere la tassa sull’emissione, anche il Consiglio federale ha sostenuto l’abrogazione. Ora pure la Commissione del Consiglio degli Stati ha finalmente approvato questa importante riforma. 

La crisi dovuta al coronavirus fa diminuire le riserve dei fondi propri

Il progetto di legge è la prima parte di un'iniziativa parlamentare del 2009. La preoccupazione di lunga data assume maggiore urgenza a causa dell'attuale situazione eccezionale che stiamo vivendo. Le perdite subite da molte aziende stanno erodendo le riserve di capitale proprio. Le fideiussioni possono colmare le carenze di liquidità, ma non aiutano ad assorbire le perdite. Queste sono in primo luogo coperte dal capitale proprio. Numerose aziende saranno costrette a reperire nuovo capitale proprio per evitare il fallimento per sovraindebitamento.

Il capitale di rischio serve a sostenere la capacità di sopravvivenza delle aziende e, in ultima analisi, a salvaguardare posti di lavoro. Una tassa sull'emissione di nuovo capitale proprio, è generalmente dannoso per l'economia e particolarmente controproducente durante le crisi economiche. L'esperienza dimostra che la tassa penalizza le aziende proprio quando l'economia è in recessione e la loro sopravvivenza dipende dall’emissione di nuovo capitale proprio. Questo è evidente dallo sviluppo delle entrate generate dalla tassa. La tassa sull’emissione di capitale proprio ha registrato entrate particolarmente elevate negli anni di crisi del 2001 (375 milioni) e del 2008 (365 milioni). Probabilmente, anche il 2020 e il 2021 saranno anni da record. Invece, in periodi di buona congiuntura, le entrate generate dalla tassa sono risultate nettamente inferiori (2019: 173 milioni).

Penalizzare il capitale proprio, significa penalizzare la responsabilità economica individuale

È fondamentalmente sbagliato che lo Stato tragga profitto dalla capitalizzazione delle aziende, soprattutto in tempi di crisi. Nessuno penserebbe di punire il risparmio pagando, per esempio, un importo allo Stato su ogni franco depositato nel conto in banca. La capitalizzazione delle aziende è comparabile ad un conto risparmio: i proprietari di un’azienda ne rafforzano la base di capitale.

La corrispondente tassa sul finanziamento del debito, da parte delle aziende ma anche dello Stato, è già stata abolita con ampio consenso anni fa. Allora, si trattava di iniezioni di capitale di prestito. Il capitale proprio è invece un'altra questione. I fondi sono messi a disposizione su base permanente, senza interessi diretti e senza il diritto di chiederne il rimborso. L'apporto di capitale proprio non deve essere gravato e certamente non deve essere svantaggiato rispetto al capitale di prestito.

È poi proprio la sinistra che chiede un più ampio sostegno statale alle aziende e ai lavoratori indipendenti durante la crisi del coronavirus. Quando si tratta di aumentare il capitale proprio, questo sostegno viene fornito privatamente. Tali contributi da parte dell'economia stessa a favore delle aziende sono espressamente desiderati. Il contribuente non ne è toccato poiché non dovrà contribuire al rimborso della montagna di debiti accumulati dalle aziende. Inoltre, c'è da sperare che lo Stato non tragga profitto dall'assunzione della responsabilità economica individuale da parte delle aziende.