L’economia dice (NO all’abbandono precipitoso del nucleare)

17.10.2016

A colpo d'occhio

Il 27 novembre voteremo sull’iniziativa «Per l’abbandono del nucleare» dei Verdi, che chiede un abbandono precipitoso e caotico delle centrali nucleari. Tre delle cinque centrali nucleari dovrebbero già essere smantellate nel 2017. La popolazione e le imprese subirebbero delle conseguenze negative: diminuzione della sicurezza di approvvigionamento, maggiore dipendenza dall’estero e costi elevati. La Svizzera non può permetterselo.

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L’economia consuma circa il 60% dell’elettricità in Svizzera. Un approvvigionamento sicuro è della massima importanza per le nostre imprese. In questi ultimi decenni, esso è stato garantito ad un livello molto elevato. L’iniziativa «Per l’abbandono del nucleare» dei Verdi – sulla quale ci pronunceremo il 27 novembre – mette in pericolo questo importante atout economico. Tre delle cinque centrali nucleari dovrebbero essere disattivate già nel 2017. La produzione di elettricità diminuirebbe del 15% a partire dalla stagione invernale 2017/2018 – ciò che corrisponde al consumo di 1,6 milioni di economie domestiche. Entro il 2029, scomparirebbe addirittura il 40% della produzione indigena. È totalmente illusorio immaginare che possano essere disponibili in pochissimo tempo delle capacità di produzione così colossali. Oggi, occorrono anni per non dire decenni prima che una nuova centrale idroelettrica o degli impianti eolici siano collegati alla rete. 


La logica conseguenza sarebbe un aumento massiccio delle importazioni di elettricità – prodotta essenzialmente a partire dal carbone o dal nucleare. Nello stato attuale, la nostra rete elettrica non è concepita per affrontare una simile sfida. Essa ha già raggiunto i propri limiti di capacità lo scorso inverno. Simili scenari non devono diventare la norma. La Svizzera non può permetterselo. Affinché la svolta energetica abbia successo, è della massima importanza adattare la rete elettrica svizzera alla nuova situazione. A seguito dei numerosi ricorsi, lo sviluppo e la trasformazione della rete elettrica richiedono mediamente una quindicina di anni. 

No a costi valutati in miliardi

Chiudendo le nostre centrali nucleari anticipatamente per ragioni ideologiche, rischiamo di dover sopportare costi elevati che sarebbero in seguito addossati ai contribuenti e alle imprese: risarcimento dei gestori delle centrali, costi non coperti in relazione allo smantellamento e all’eliminazione delle scorie e costi elevati per il potenziamento della produzione e delle reti. 

La Svizzera non può permetterselo. Una nuova politica energetica richiede una pianificazione accurata e un’attuazione progressiva. Un’uscita precipitosa dal nucleare motivata da ragioni di ordine ideologico la metterebbe in pericolo. economiesuisse, appoggiata da una vasta alleanza costituita dal Consiglio federale, dal Parlamento, dai cantoni e dagli ambienti economici, respinge risolutamente questa iniziativa. 

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