Mann in blauer Arbeitskleidung prüft einen Lastwagen mit langem Werkzeug.
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Iniziativa del caos: no a un pericoloso boomerang per la Svizzera

08.06.2026

A colpo d'occhio

  • L'iniziativa mette a rischio la via bilaterale con il nostro principale partner economico e di sicurezza, l'UE, molto prima di quanto molti credano.
  • In una società che invecchia, una minore immigrazione comporta rinunce, un peggioramento dei servizi e una pressione aggiuntiva sulla popolazione attiva.
  • Un tetto massimo rigido alla popolazione non risolve le sfide nei settori dei trasporti, del mercato immobiliare e dell'asilo, ma crea nuovi problemi ben più gravi.

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Domenica prossima, la Svizzera voterà per decidere se vogliamo essere il primo Paese al mondo a sancire nella nostra Costituzione un limite massimo rigido alla popolazione. Secondo gli ultimi sondaggi, il risultato sarà molto serrato. Quindi, ogni singolo voto conta.

L’iniziativa del caos dell’UDC fa leva su preoccupazioni reali relative alla crescita demografica e propone, con il tetto massimo fisso alla popolazione, una soluzione apparentemente semplice. A ciò si aggiungono un orizzonte temporale apparentemente lungo, affermazioni che minimizzano le difficoltà di attuazione e un titolo dell’iniziativa che nasconde le conseguenze drastiche dietro il concetto di “sostenibilità”.

È proprio qui che sta il pericolo. L’iniziativa non è una “mossa liberatoria” per la Svizzera, ma un pericoloso boomerang.

L'iniziativa compromette seriamente la via bilaterale e già in una fase precoce

Le conseguenze sono più vicine di quanto molti pensino: non è solo nel prossimo decennio che si profilano gravi ripercussioni, ma probabilmente già tra pochi anni. Non appena la Svizzera dovesse limitare il ricongiungimento familiare, come richiesto dall'iniziativa, si verificherebbe un confronto diretto con l'UE. Trattandosi di una grave violazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, ciò metterebbe gravemente a rischio la via bilaterale.

Una rottura con l’Europa avrebbe conseguenze drammatiche. La cooperazione in settori fondamentali rimarrebbe bloccata per anni. L’iniziativa mette quindi direttamente a rischio il benessere e la sicurezza della Svizzera, poiché l’UE è di gran lunga il nostro principale partner commerciale e di sicurezza. Proprio in un periodo caratterizzato da una crescente incertezza geopolitica e da conflitti commerciali sempre più intensi, sarebbe una scelta miope mettere a repentaglio i rapporti con l’UE.

L'iniziativa accentua il cambiamento demografico e il prezzo lo paghiamo tutti

Chi parla di immigrazione non dovrebbe ignorare la realtà demografica: la Svizzera sta invecchiando. Il numero dei pensionati è in costante aumento, mentre quello dei lavoratori attivi è in calo. Questo crescente squilibrio rappresenta una grande sfida per il mercato del lavoro, la previdenza per la vecchiaia e il benessere.

Un tetto rigido alla popolazione aggraverebbe ulteriormente le conseguenze del cambiamento demografico. Se venisse meno l’effetto di ringiovanimento dell’immigrazione di manodopera, non mancherebbero solo lavoratori che si occupano di cure, edilizia, riparazioni, progettazione e servizi. Anche l’AVS sarebbe sottoposta a una pressione maggiore e l’onere a carico della popolazione attiva continuerebbe ad aumentare.

Lo studio sull’impatto del tetto demografico commissionato dalla Confederazione e pubblicato recentemente, attribuisce all’iniziativa un costo concreto. Non sorprende che i costi superino di gran lunga i benefici.

L'iniziativa comporta rinunce per tutti noi

Chi vuole limitare drasticamente l'immigrazione deve anche dire chi dovrà rinunciare alla manodopera in futuro. L'ospedale regionale, che già oggi opera al limite delle proprie capacità? La PMI del paese, che cerca disperatamente collaboratori? I trasporti pubblici, che già oggi faticano a trovare personale? O la ricerca e l'innovazione, che dipendono dai talenti internazionali?

La realtà è questa: molte professioni fondamentali per il funzionamento del nostro Paese sono oggi svolte da lavoratori stranieri. Allo stesso tempo, la Svizzera, in quanto polo di innovazione, dipende fortemente da talenti internazionali. Senza questa manodopera, si rischia un peggioramento dei servizi, tempi di attesa più lunghi, una minore innovazione e una perdita di qualità della vita.

L'iniziativa non risolve i nostri problemi, ma ne crea molti nuovi

I sostenitori dell’iniziativa danno l’impressione che un tetto rigido alla popolazione possa risolvere in modo semplice e rapido le sfide centrali della Svizzera. Questa impressione è errata.

Un buon esempio è il traffico stradale: dal 1960 la popolazione svizzera è quasi raddoppiata, mentre il numero di automobili è aumentato di nove volte. La crescita demografica è un fattore, ma sono altri fattori, come l’aumento del tenore di vita, a determinare la situazione. Se la Svizzera continuerà a fare affidamento su infrastrutture che spesso risalgono ancora agli anni '70, gli ingorghi non diminuiranno di un minuto nemmeno dopo un sì all'iniziativa.

Altri esempi riguardano il settore dell'asilo e della sicurezza: anche in questo ambito l'iniziativa non risolve i problemi esistenti. Al contrario: se venissero meno gli accordi di Schengen e Dublino con l'UE, la Svizzera non potrebbe più rimpatriare i richiedenti asilo negli Stati dell'UE e chiunque fosse stato respinto in un paese dell'UE potrebbe presentare una seconda domanda di asilo in Svizzera. Inoltre, la lotta alla criminalità sarebbe notevolmente ostacolata senza l’accesso alle banche dati di ricerca del sistema d’informazione Schengen.

Votate ora: NO all'iniziativa del caos il 14 giugno!

L’iniziativa del caos è controproducente. Mette a rischio la via bilaterale con l’UE, aggrava le sfide demografiche e porta a rinunce. Allo stesso tempo non risolve i problemi esistenti, ma ne crea di nuovi.

L'idea che approvare un limite massimo rigido alla popolazione serva solo a lanciare un segnale politico è pericolosa. L'iniziativa del caos non è un semplice gesto simbolico, ma introduce una nuova disposizione costituzionale con conseguenze concrete. Chi il 14 giugno vuole dare un segnale a favore di una Svizzera sostenibile voterà quindi chiaramente NO all'iniziativa del caos.

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