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Il conflitto con l'Iran mette nuovamente sotto pressione le catene di approvvigionamento globali

03.06.2026

A colpo d'occhio

  • L'incertezza per le imprese svizzere rimane elevata: non si è verificato alcun allentamento tangibile della tensione.
  • Il conflitto con l'Iran grava sulle catene di approvvigionamento, provoca un rincaro del costo dell'energia e fa lievitare i costi di trasporto.
  • La regolamentazione e gli oneri burocratici continuano a rappresentare una grande sfida per le imprese svizzere.

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I segnali per l’economia svizzera continuano a essere di attesa. Rispetto allo scorso autunno, finora la situazione per le imprese non è migliorata in modo tangibile. In particolare, il commercio internazionale rimane impegnativo. Sebbene la situazione con gli Stati Uniti si sia leggermente distesa, l’incertezza rimane nel complesso elevata. Con la recente recrudescenza delle tensioni in Medio Oriente, all’inizio dell’anno si è aggiunto un ulteriore fattore di incertezza. Per le imprese, queste condizioni rendono notevolmente più difficile la pianificazione a lungo termine. Il motto è: osservare, attendere e reagire prontamente alle nuove circostanze.

La situazione rimane immutata

Uno sguardo alle sfide attuali per le imprese mostra che il contesto economico rimane teso. In nessun settore la situazione è migliorata in modo significativo. I timidi passi compiuti dal Governo svizzero per alleggerire gli oneri amministrativi a carico delle imprese non hanno finora sortito quasi alcun effetto. Circa la metà delle imprese intervistate continua a considerare problematici la regolamentazione e l’onere burocratico. Al contempo, nel settore delle esportazioni la situazione rimane tesa, poiché importanti mercati di riferimento mostrano segni di debolezza a causa delle sfide globali. Ciò si ripercuote a sua volta sulla domanda interna, caratterizzata da una certa cautela, soprattutto nel settore B2B. Sul mercato del lavoro, la situazione è più distesa in virtù della congiuntura economica. Si riscontrano difficoltà di reclutamento in professioni specifiche, ma non in maniera generalizzata. Inoltre, le catene di approvvigionamento sono nuovamente sotto pressione: i primi effetti del conflitto con l’Iran si manifestano nell’approvvigionamento di beni intermedi. Il settore energetico, invece, è stato finora meno colpito.

Il blocco fa crescere i costi di approvvigionamento, trasporto ed energia

L’inasprimento delle tensioni in Iran ha conseguenze economiche dirette: quattro imprese su cinque intervistate in Svizzera risentono delle conseguenze del conflitto. Lo Stretto di Hormuz, una delle rotte di transito per petrolio e gas più importanti al mondo, è bloccato da circa tre mesi o è percorribile solo in misura molto limitata. A causa del blocco, le catene di approvvigionamento globali sono nuovamente sotto pressione e in alcuni casi si stanno già verificando ritardi e interruzioni nell’approvvigionamento.

Attualmente, tuttavia, a incidere in misura ancora maggiore è l’aumento dei prezzi. Petrolio, gas e cherosene stanno diventando più scarsi e, di conseguenza, più costosi. Ciò comporta un aumento dei costi non solo dei beni intermedi ad alto consumo energetico, ma pure dei trasporti. Anche il traffico aereo ne risente negativamente. Ciò implica non solo un aumento dell’incertezza, ma soprattutto un aumento dei costi di approvvigionamento per le imprese. A causa della complicata situazione nei mercati di riferimento, al momento è possibile trasferire solo in misura limitata tali aumenti di costo sui clienti.

L'evoluzione futura rimane incerta

Sebbene le perturbazioni nelle catene di approvvigionamento siano ancora meno gravi rispetto a quelle registrate durante la pandemia di coronavirus, i problemi nell’approvvigionamento di beni intermedi continuano a crescere.

La durata delle restrizioni nello Stretto di Hormuz sarà determinante. Una rapida riapertura potrebbe allentare rapidamente la situazione. Se invece il blocco dovesse protrarsi, si rischierebbe un aumento permanente dei costi di trasporto e di approvvigionamento, con conseguenti ripercussioni sull’inflazione nei principali mercati. Per l’economia svizzera la situazione rimane quindi instabile. Le prossime settimane mostreranno se le tensioni geopolitiche continueranno ad acuirsi o se si attenueranno gradualmente.

L’indagine congiunturale è stata condotta da economiesuisse dal 6 al 27 maggio. Hanno partecipato 454 organizzazioni. L’indagine copre tutte le regioni della Svizzera. 21 associazioni di categoria hanno compilato il sondaggio in forma consolidata per il proprio settore. L’analisi mostra la situazione attuale dell’economia svizzera. Le risposte non sono state ponderate e i risultati non hanno alcuna pretesa di rappresentatività.

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