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Riforma dell'imposizione delle PMI 
 
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Riforma dell’imposizione delle PMI
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Una riforma moderata ed equilibrata per rafforzare le PMI
Rafforzare le piccole e medie imprese, promuovere la crescita, creare degli impieghi: sono questi gli scopi della riforma II dell’imposizione delle imprese. Tutte le PMI ne beneficeranno, come pure le società di persone e le società di capitali.

Le PMI, cuore dell’economia svizzera
La Svizzera è un paese di PMI.  Oltre 2 milioni di persone lavorano nelle circa 300'000 piccole e medie imprese del nostro paese. Le PMI pagano oggi troppe imposte.  Ciò scoraggia coloro che vogliono investire e creare degli impieghi.

La Svizzera che vince
Queste modifiche favoriranno prioritariamente coloro che hanno lavorato tutta la vita per il loro commercio, negozio o atelier. E’ ora di agire a favore della Svizzera che lavora. Ma in definitiva i vantaggi di questa riforma si estenderanno a tutti, imprese, imprenditori, salariati, casse sociali.  Le perdite di entrate fiscali previste a breve termine per la Confederazione saranno rapidamente compensate da un aumento degli investimenti, dei redditi e del consumo. L’impiego ne uscirà vincente. Infine, anche le entrate della Confederazione, dei cantoni e delle assicurazioni sociali aumenteranno.

Misure mirate per le PMI svizzere
Per far fronte alla concorrenza fiscale internazionale che si intensifica e per eliminare talune disparità fiscali che colpiscono le PMI, è necessario adattare progressivamente, ma sistematicamente, il nostro sistema fiscale. Le Camere federali hanno dunque adattato il 23 marzo 2007, dopo vari anni di discussione, la riforma II dell’imposizione delle imprese. Questa riforma attenua sensibilmente alcuni inconvenienti del sistema e permette degli sgravi mirati per le imprese familiari.

Il Consiglio federale e il Parlamento si impegnano per la riforma. Il Consiglio nazionale (120 Sì contro 72 No) e il Consiglio degli Stati (33 Sì contro 8 No) l’hanno chiaramente approvata. Anche i cantoni si schierano a favore delle PMI. Come il PPD, il PLR, il PLS, l’UDC e l’economia.

Cosa apporta la revisione dell’imposizione delle PMI?
La prima riforma dell’imposizione delle imprese del 1997 si è rivelata molto positiva. Essa ha permesso di abolire a livello federale l’imposta sul capitale, di introdurre un’aliquota unica d’imposizione degli utili (invece di un’aliquota progressiva) e di migliorare la situazione delle società holding. Numerose società straniere si sono allora insediate nel nostro paese, creando degli impieghi.

Oggi la seconda riforma dell’imposizione delle imprese si focalizza sulle circa 300'000 PMI della Svizzera che rappresentano oltre 2 milioni di impieghi.

La riforma si articola attorno a tre assi principali:

Rafforzare le PMI
La doppia imposizione – dell’utile dell’azienda e dei dividendi distribuiti – è il principale difetto del regime fiscale svizzero. Essa rincara e a volte impedisce gli investimenti, in particolare nelle giovani aziende innovative con forti prospettive di crescita. E’ dunque urgente agire poiché da tempo i nostri principali concorrenti hanno attenuato o abolito la doppia imposizione economica.

Eliminare gli ostacoli
In quanto imposta sulla sostanza aziendale, l’imposta sul capitale costituisce un onere molto dannoso rispetto ad altre imposte. Per questo motivo essa è stata abolita a livello federale. La riforma II dell’imposizione delle imprese permette ai cantoni di rinunciare all’imposta sul capitale nella misura in cui l’azienda deve pagare un’imposta sull’utile almeno equivalente. Questa misura diminuisce l’onere fiscale delle società di capitali, promuove la realizzazione degli utili e semplifica il sistema fiscale. I diritti d’emissione saranno pure ridotti per le piccole società.

Promuovere gli investimenti e creare posti di lavoro
Qualsiasi PMI può attraversare fasi di transizione, come trasferimenti, successioni, liquidazioni o riorientamenti. Per le imprese familiari, che sono l’opera di tutta una vita lavorativa, questi periodi sono particolarmente difficili. Ed è proprio in questi momenti che le imprese si scontrano con ogni sorta di ostacoli fiscali, i quali si oppongono all’adattamento delle strutture. La riforma II dell’imposizione delle imprese sopprime questi inutili ostacoli. Essa promuove l’imprenditorialità, la crescita economica e i posti di lavoro.

Rafforzare le PMI e promuovere gli investimenti
Più del 50% di imposte! E’ quanto deve pagare il proprietario di un’impresa se decide di prelevare il proprio utile versandosi un dividendo. L’utile è infatti tassato una prima volta a livello dell’impresa e una seconda volta in quanto elemento del proprio reddito. Questa doppia imposizione ha effetti perversi importanti:

Essa favorisce l’indebitamento. E’ fiscalmente molto più interessante finanziare lo sviluppo di un’impresa mediante debiti che non attraverso fondi propri. Il rendimento dopo l’imposta è in effetti superiore. La riforma blocca questo incitamento a sovraindebitarsi.
   
Essa penalizza le giovani imprese. Le imprese di recente costituzione non possono generalmente ottenere dei crediti bancari e non realizzano utili per autofinanziarsi. Il finanziamento attraverso i fondi propri rimane la sola possibilità, ma ciò è fiscalmente molto caro e scoraggia anche i partner esterni. L’attenuazione della doppia imposizione renderà al contrario più interessante l’investimento nelle nuove promettenti società.
   
Essa complica le successioni aziendali. Piuttosto che distribuire gli utili, i proprietari di imprese preferiscono lasciarli nella società. Questo accumulo delle riserve aumenta il valore della società in maniera sproporzionata per coloro che riprendono l’azienda, siano essi membri della famiglia, quadri o provenienti dall’esterno. La riforma attenua questo incitamento a creare delle riserve.
   
Essa trattiene il denaro nelle imprese. L’accumulo delle riserve nelle società blocca dei fondi che potrebbero essere investiti altrove, ad esempio nella creazione di nuove società. Grazie alla riforma, sarà nuovamente interessante investire dei fondi altrove.

La riforma introduce un’imposizione parziale dei dividendi in ragione del 60% nella sostanza privata e del 50% nella sostanza commerciale. Lo sgravio favorisce i detentori di partecipazioni che rappresentano almeno il 10% del capitale azionario o del capitale sociale di una società di capitali o di una cooperativa. Questa misura concerne dunque specificatamente gli imprenditori-azionisti.

Una riforma che favorisce la crescita
Gli effetti positivi sull’economia della riforma dell’imposizione delle PMI sono stati dimostrati. Secondo lo studio del professor Christian Keuschnigg dell’università di San Gallo, incaricato dal Consiglio federale, la riforma dell’imposizione delle imprese promette a lungo termine un aumento dello stock di capitale (+1,4%), un aumento dei salari (+0,6%), del consumo privato (+0,6%) e dell’impiego (+0,3%). Il prodotto interno lordo potrebbe aumentare dal canto suo dello 0,5%, ossia di circa 2 miliardi di franchi.

Questa evoluzione produrrà solo dei vincenti: le PMI, i lavoratori, i pensionati, gli investitori, l’economia svizzera, lo Stato e le assicurazioni sociali.

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Numero di PMI in Svizzera
La Svizzera è un paese di PMI. Le piccole e medie imprese rappresentano il 99% delle imprese. Oltre 2 milioni di persone, ossia i due terzi delle persone attive, lavorano nelle 300'000 PMI svizzere (fonte UFS).

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Aumento della quota-parte fiscale
La tendenza al rialzo delle imposte e dei prelievi sociali resta intatta in Svizzera. Dal 1990 nessun altro paese ha registrato un simile aumento del proprio onere fiscale. Il mito “rovinose diminuzioni delle imposte” è privo di fondamento.

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Imposizione parziale dei dividendi: applicazione nei cantoni
La maggior parte dei cantoni applicano già l’imposizione parziale dei dividendi.

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Imposizione dei dividendi: la Svizzera fuori gioco
La Svizzera è praticamente il paese dell’OCSE che percepisce le più elevate imposte sugli utili distribuiti, mentre la tendenza all’attenuazione della doppia imposizione economica è innegabile. Il Belgio, la Danimarca, la Germania, il Regno Unito, l’Italia, la Lituania, il Lussemburgo, l’Olanda, l’Austria, la Polonia, il Portogallo, la Svezia, la Slovenia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, Cipro, gli Stati Uniti, la Finlandia, la Francia e la Norvegia l’hanno già ridotta, in alcuni casi in maniera significativa. La Grecia, l’Estonia, la Lettonia e la Slovacchia hanno totalmente esonerato i dividendi.

Il grafico rappresenta il tasso fiscale legale sugli utili distribuiti ad un azionista svizzero (sostanza privata; partecipazione di almeno il 10%, ammettendo che il tasso d’imposizione cantonale sia pure del 60%).

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economiesuisse, come pure l'insieme delle organizzazioni economiche, sostengono la riforma II dell'imposizione delle imprese
   
Questa riforma è moderata e assolutamente accettabile sul piano finanziario. I cantoni la sostengono.
   
La riforma concerne tre punti particolarmente delicati per le PMI. Essa corregge in particolare i principali difetti fiscali che colpiscono da tempo le piccole e medie imprese.
   
La riforma I dell’imposizione delle imprese del 1997 è stata un grande successo per la Svizzera. Ancora una volta viene concessa la priorità alla crescita e alla creazione di impieghi.
   
La riforma non andrà a favore soltanto delle 300'000 PMI della Svizzera e dei loro collaboratori. Essa favorirà pure tutta l’economia svizzera, le finanze pubbliche e le assicurazioni sociali.
   
Alfine di resistere alla concorrenza internazionale tra piazze economiche, la Svizzera deve mantenere un sistema fiscale attrattivo. I miglioramenti previsti dalla riforma dell’imposizione delle PMI forniscono un contributo.
   

Dr. Pascal Gentinetta, Direttore di economiesuisse
, Finanze e fiscalità
 

Dr. Frank Marty, responsabile di progetto, Finanze e fiscalità